|
continua da pagina
20
Dopo
i deboli tentativi delle eresie medioevali, sanguinosamente repressi,
l'opposizione al papato "esplode" con Lutero.
Il vangelo aveva sempre messo in guardia contro al pericolo dei beni
materiali, anche se acquisiti legittimamente.
È dunque particolarmente significativo il fatto che il problema, latente in
tutto il medioevo, esploda col diffondersi della piccola proprietà privata,
cellula d'una società di tipo agricolo mercantile che comincia a
funzionare sul Mediterraneo ed è pertanto pienamente nota a Cristo, ma poco
rappresentata in Europa dove la terra era sacra e coltivata in gruppo.
Ancora una volta il diavolo acquista un volto umano e s'identifica con un
papato troppo ricco o con gli intrighi delle signorie italiane, che proprio
in quegli anni avevano scoperto e rilanciato i valori d'un umanesimo
effettivamente pagano.
È questo il motivo per cui, pur esistendo nella Bibbia e nel Vangelo, la
demologia non fu un problema grave per il cristiano del Medioevo; la paura
del demonio, pur essendo logicamente deducibile dai testi, non è esplosa
storicamente che nel tardo rinascimento, quando cioè esisteva un ben
preciso ordine di cose di cui si temeva il sovvertimento, non solo ma quando
il primo formarsi di una classe borghese cominciava a diffondere anche tra i
laici la responsabilità di dover difendere l'ordine acquisito da un nemico
esterno.
Precedentemente l'esperienza estatica non creava ne' apprensioni ne' paure:
l'estatico non è mai stato un membro della comunità, sia ben chiaro, ma
dal momento in cui egli stesso accettava e scioglieva di isolarsi, in un
eremo o in un monastero, la società gli riconosceva un valore sociale.
Con Lutero invece esplode la paura del demonio, il principe delle tenebre,
capace d'apparire come un angelo ed un santo e di sedurre anche le menti
più salde. Il rimedio? Preghiera e digiuno, dice la Chiesa, che tra
l'altro rinuncia ai fasti rinascimentali e s'organizza secondo leggi più
coerenti con la Controriforma. Lavoro e vita comunitaria dicono invece i
Riformati ed i più coerenti vivono in gruppo, applicando alla lettera i
dettami della Bibbia.
In mezzo la vasta classe di laici che vorrebbe continuare a vivere nel
mondo, possibilmente senza danni.
La razionalità moderna nasce proprio dallo sforzo di creare dei valori
morali laici e razionali, a cui tutti possano attenersi, senza nessun testo
sacro e men che meno un'autorità che dica come interpretarlo. Si forma
durante il '600 col cerchio di potere nato dai rapporti intrecciati tra
Americhe, Francia, Inghilterra. Le leggi di questa nuova mentalità sono
dettate a grandi lettere da una borghesia ormai dominante.
In America si tratta di Puritani che, secondo la tesi di Weber, convogliano
verso il lavoro le energie che fino allora erano riservate ai riti sacri. In
Europa le nuove leggi economiche promuovono una rivoluzione analoga, anche
se più sfumata negli effetti immediati. Qui infatti il potere delle grosse
monarchie, appoggiate dalla Chiesa, era stato appena confermato come
assoluto e voluto da Dio, ma poi all'atto pratico le famiglie regnanti si
trovavano nell'impossibilità di mantenere il decoro necessario al loro
rango e devono scendere a patti col quotidiano. Anche in Europa dunque la
borghesia avanza a grandi passi, contrastata ma poi emulata da
un'aristocrazia che investe attivamente nella propria terra invece di
aspettarne la rendita passivamente e gestisce le campagne militari invece di
combatterle.
Accanto a questi colossi cresce l'ala della burocrazia impiegatizia e
dell'esercito: due classi sempre più "mobili" ed indispensabili.
La mentalità così formatasi presenta aspetti vari e talvolta contrastanti
tra loro: la logica degli aristocratici europei non è precisamente la
stessa della borghesia americana o della burocrazia imperiale, ma poiché il
commercio è una molla economica indispensabile si matura, nonostante tutto,
un terreno neutrale in cui i vari esponenti dell'economia possano
incontrarsi.
Da tale campo neutrale sono rigidamente esclusi gli argomenti morali, sia
perché si usciva da un periodo di guerra di religione, sia per il carattere
naturalmente laico della mentalità commerciale di tutti i tempi: per certi
aspetti è già "razionalismo occidentale" quello dei commercianti
greci e delle Repubbliche Marinare.
|
In campo religioso, in particolare, assistiamo ad un progressivo abbandono,
da parte della mentalità laica, d'argomenti indubbiamente quali la morte, l'aldilà, l'esistenza degli spiriti,
la possibilità di instaurare un rapporto diretto con Dio, che diventa
appannaggio specifico della Chiesa, o meglio, delle varie confessioni sorte
in tempo di Riforma. Se da una parte è innegabile il valore culturale di
questa soggezione all'autorità, non si può trascurare il fatto che molto
spesso, accettando su questi punti una dottrina precostituita, il laico
tende automaticamente ad accantonarli, accumulando, forme religiose
volutamente non problematiche, se non addirittura vuote. Si forma così
anche in campo religioso, come in quello economico, un'aristocrazia di
pensiero da cui sciamani, stregoni africani, polinesiani o sud americani si
trovano esclusi non già per l'arretratezza effettiva delle loro teorie, che
nessuno esamina, quanto per il fatto di esprimerle in modo inadeguato.
"I beneandanti" di Ginzburg, edito nel1'80 porta alla luce un
mondo ben organizzato che non rientra in nessun modo in quello che
l'Occidente vuole identificare come selvaggio ed irrazionale. Del potere
ecclesiastico, d'altra parte, si scorge un volto inaspettatamente umano nei
processi raccolti da Ginzburg negli archivi di stato dell'Italia
Occidentale: sono tutti processi di stregoneria in cui l'imputato viene
assolto. Se nel '600 la posizione decentrata aveva pur sempre salvato molti
dall'Inquisizione, nel '700 li relega senz'altro, gratuitamente, nella
sfera del curioso e dell'irrazionale.
Dimenticata la grande paura delle streghe che aveva caratterizzato il secolo
precedente ed eliminati, fisicamente o socialmente, i dissenzienti, si
inaugura infatti un atteggiamento di paterna tolleranza nei confronti di
quello che si amava definire "il buon selvaggio".
La nuova medicina scopre agganci con la magia e rivela gli arcani
dell'erboristeria, rivendicandone i presupposti biochimici; gli
intellettuali rivalutano la figura della strega e soprattutto
dell'alchimista come di "proto scienziati" ingiustamente
perseguitati da una chiesa bigotta ed assolutista.
L'Ottocento approfondisce questo legame con la magia medioevale, ormai
diventata il grande inconscio della razionalità moderna, intesa sempre, si
noti bene, come punto d'arrivo; abbiamo così la riscoperta della fiaba e di
tutte le forme di magie vegetali e non ma si tratta di una tolleranza
fortemente ambigua: per i gruppi etnici ancora compatti ed operanti, che non
si adattano quindi a rientrare nella sfera del mito, l'unica strada aperta
è quella dell'emarginazione.
Oggi, dopo due guerre mondiali e tanti altri conflitti aperti, la fiducia in
questa razionalità è sempre più scarsa.
Si rivedono molti vecchi processi e diventa quasi logico pensare che la
matrice demoniaca che aveva sconvolto il nostro seicento non sia una pura
invenzione della chiesa Cattolica o Luterana, che si verifichino condizioni
obbiettive in cui il diavolo, o qualche cosa abitualmente definito come
tale, appaia o lasci tracce inspiegabili con la semplice ragione.
Nasce così quello che un tempo si definiva "spiritismo scientifico" ed oggi
più comunemente "parapsicologia". Ma c'è anche la reazione d'una classe che
si trova defraudata della propria razionalità.
La guerra riprende aspra e senza esclusione di colpi. Accanto alle truffe
giustamente segnalate da un giornalismo sempre più capillare, sono sempre
più numerosi i cittadini che si sentono violentati da questa "vita
indiretta" che sbatte inaspettatamente in prima pagina fatti assolutamente
privati.
C'è quasi da chiedersi se il privato esista ancora. Ecco così un ritorno
a vecchi valori, a misteri reali o presunti, intessuti nella fitta trama
dell'arte rinascimentale o barocca, tanto ricca di significati da poterne
ogni giorno scoprire di nuovi.
Risolvere il problema nei termini di un'opposizione tra religione e
"superstizioni" non basta più a nessuno.
Forse non è mai stato corretto.
Il cristianesimo, anche sfrondato di tutto, continua ad essere una proposta
di cambiamento radicale. E piaccia o no è responsabile dei cambiamenti
sociali operatisi negli ultimi duemila anni.
Mary Falco
|