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Com'è difficile comportarsi bene!
di Mary Falco

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Dopo i deboli tentativi delle eresie medioevali, sanguinosamente repressi, l'opposizione al papato "esplode" con Lutero.
Il vangelo aveva sempre messo in guardia contro al pericolo dei beni materiali, anche se acquisiti legittimamente. 
È dunque particolarmente significativo il fatto che il problema, latente in tutto il medioevo, esploda col diffondersi della piccola proprietà privata, cellula d'una società di tipo agricolo mercantile che comincia a funzionare sul Mediterraneo ed è pertanto pienamente nota a Cristo, ma poco rappresentata in Europa dove la terra era sacra e coltivata in gruppo. Ancora una volta il diavolo acquista un volto umano e s'identifica con un papato troppo ricco o con gli intrighi delle signorie italiane, che proprio in quegli anni avevano scoperto e rilanciato i valori d'un umanesimo effettivamente pagano.
È questo il motivo per cui, pur esistendo nella Bibbia e nel Vangelo, la demologia non fu un problema grave per il cristiano del Medioevo; la paura del demonio, pur essendo logicamente deducibile dai testi, non è esplosa storicamente che nel tardo rinascimento, quando cioè esisteva un ben preciso ordine di cose di cui si temeva il sovvertimento, non solo ma quando il primo formarsi di una classe borghese cominciava a diffondere anche tra i laici la responsabilità di dover difendere l'ordine acquisito da un nemico esterno.
Precedentemente l'esperienza estatica non creava ne' apprensioni ne' paure: l'estatico non è mai stato un membro della comunità, sia ben chiaro, ma dal momento in cui egli stesso accettava e scioglieva di isolarsi, in un eremo o in un monastero, la società gli riconosceva un valore sociale.
Con Lutero invece esplode la paura del demonio, il principe delle tenebre, capace d'apparire come un angelo ed un santo e di sedurre anche le menti più salde. Il rimedio? Preghiera e digiuno, dice la Chiesa, che tra l'altro rinuncia ai fasti rinascimentali e s'organizza secondo leggi più coerenti con la Controriforma. Lavoro e vita comunitaria dicono invece i Riformati ed i più coerenti vivono in gruppo, applicando alla lettera i dettami della Bibbia.
In mezzo la vasta classe di laici che vorrebbe continuare a vivere nel mondo, possibilmente senza danni.
La razionalità moderna nasce proprio dallo sforzo di creare dei valori morali laici e razionali, a cui tutti possano attenersi, senza nessun testo sacro e men che meno un'autorità che dica come interpretarlo. Si forma durante il '600 col cerchio di potere nato dai rapporti intrecciati tra Americhe, Francia, Inghilterra. Le leggi di questa nuova mentalità sono dettate a grandi lettere da una borghesia ormai dominante.
In America si tratta di Puritani che, secondo la tesi di Weber, convogliano verso il lavoro le energie che fino allora erano riservate ai riti sacri. In Europa le nuove leggi economiche promuovono una rivoluzione analoga, anche se più sfumata negli effetti immediati. Qui infatti il potere delle grosse monarchie, appoggiate dalla Chiesa, era stato appena confermato come assoluto e voluto da Dio, ma poi all'atto pratico le famiglie regnanti si trovavano nell'impossibilità di mantenere il decoro necessario al loro rango e devono scendere a patti col quotidiano. Anche in Europa dunque la borghesia avanza a grandi passi, contrastata ma poi emulata da un'aristocrazia che investe attivamente nella propria terra invece di aspettarne la rendita passivamente e gestisce le campagne militari invece di combatterle.
Accanto a questi colossi cresce l'ala della burocrazia impiegatizia e dell'esercito: due classi sempre più "mobili" ed indispensabili. La mentalità così formatasi presenta aspetti vari e talvolta contrastanti tra loro: la logica degli aristocratici europei non è precisamente la stessa della borghesia americana o della burocrazia imperiale, ma poiché il commercio è una molla economica indispensabile si matura, nonostante tutto, un terreno neutrale in cui i vari esponenti dell'economia possano incontrarsi.
Da tale campo neutrale sono rigidamente esclusi gli argomenti morali, sia perché si usciva da un periodo di guerra di religione, sia per il carattere naturalmente laico della mentalità commerciale di tutti i tempi: per certi aspetti è già "razionalismo occidentale" quello dei commercianti greci e delle Repubbliche Marinare.

In campo religioso, in particolare, assistiamo ad un progressivo abbandono, da parte della mentalità laica, d'argomenti indubbiamente quali la morte, l'aldilà, l'esistenza degli spiriti, la possibilità di instaurare un rapporto diretto con Dio, che diventa appannaggio specifico della Chiesa, o meglio, delle varie confessioni sorte in tempo di Riforma. Se da una parte è innegabile il valore culturale di questa soggezione all'autorità, non si può trascurare il fatto che molto spesso, accettando su questi punti una dottrina precostituita, il laico tende automaticamente ad accantonarli, accumulando, forme religiose volutamente non problematiche, se non addirittura vuote. Si forma così anche in campo religioso, come in quello economico, un'aristocrazia di pensiero da cui sciamani, stregoni africani, polinesiani o sud americani si trovano esclusi non già per l'arretratezza effettiva delle loro teorie, che nessuno esamina, quanto per il fatto di esprimerle in modo inadeguato. "I beneandanti" di Ginzburg, edito nel1'80 porta alla luce un mondo ben organizzato che non rientra in nessun modo in quello che l'Occidente vuole identificare come selvaggio ed irrazionale. Del potere ecclesiastico, d'altra parte, si scorge un volto inaspettatamente umano nei processi raccolti da Ginzburg negli archivi di stato dell'Italia Occidentale: sono tutti processi di stregoneria in cui l'imputato viene assolto. Se nel '600 la posizione decentrata aveva pur sempre salvato molti dall'Inquisizione, nel '700 li relega senz'altro, gratuitamente, nella sfera del curioso e dell'irrazionale.
Dimenticata la grande paura delle streghe che aveva caratterizzato il secolo precedente ed eliminati, fisicamente o socialmente, i dissenzienti, si inaugura infatti un atteggiamento di paterna tolleranza nei confronti di quello che si amava definire "il buon selvaggio".
La nuova medicina scopre agganci con la magia e rivela gli arcani dell'erboristeria, rivendicandone i presupposti biochimici; gli intellettuali rivalutano la figura della strega e soprattutto dell'alchimista come di "proto scienziati" ingiustamente perseguitati da una chiesa bigotta ed assolutista.
L'Ottocento approfondisce questo legame con la magia medioevale, ormai diventata il grande inconscio della razionalità moderna, intesa sempre, si noti bene, come punto d'arrivo; abbiamo così la riscoperta della fiaba e di tutte le forme di magie vegetali e non ma si tratta di una tolleranza fortemente ambigua: per i gruppi etnici ancora compatti ed operanti, che non si adattano quindi a rientrare nella sfera del mito, l'unica strada aperta è quella dell'emarginazione.
Oggi, dopo due guerre mondiali e tanti altri conflitti aperti, la fiducia in questa razionalità è sempre più scarsa.
Si rivedono molti vecchi processi e diventa quasi logico pensare che la matrice demoniaca che aveva sconvolto il nostro seicento non sia una pura invenzione della chiesa Cattolica o Luterana, che si verifichino condizioni obbiettive in cui il diavolo, o qualche cosa abitualmente definito come tale, appaia o lasci tracce inspiegabili con la semplice ragione.
Nasce così quello che un tempo si definiva "spiritismo scientifico" ed oggi più comunemente "parapsicologia". Ma c'è anche la reazione d'una classe che si trova defraudata della propria razionalità.
La guerra riprende aspra e senza esclusione di colpi. Accanto alle truffe giustamente segnalate da un giornalismo sempre più capillare, sono sempre più numerosi i cittadini che si sentono violentati da questa "vita indiretta" che sbatte inaspettatamente in prima pagina fatti assolutamente privati.
C'è quasi da chiedersi se il privato esista ancora. Ecco così un ritorno a vecchi valori, a misteri reali o presunti, intessuti nella fitta trama dell'arte rinascimentale o barocca, tanto ricca di significati da poterne ogni giorno scoprire di nuovi. 
Risolvere il problema nei termini di un'opposizione tra religione e "superstizioni" non basta più a nessuno.
Forse non è mai stato corretto.
Il cristianesimo, anche sfrondato di tutto, continua ad essere una proposta di cambiamento radicale. E piaccia o no è responsabile dei cambiamenti sociali operatisi negli ultimi duemila anni.

Mary Falco

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