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DEFORMAZIONE PROFESSIONALE
di Michele Crispino

La cosa vale per tutti, per dotti ed indotti, per docenti illustri e meno illustri, per professionisti affermati e mercenari di tutti i mestieri ed attività, insomma vale per uomini e per donne, non però per bambini, perché non allenati ancora, non addestrati alla vita, alle opere del giorno e della notte.
A fare sempre lo stesso mestiere, ci si riduce ad un'automatica ripetitività degli atti, dei gesti e movimenti, ai condizionamenti irriflessi ed istintivi.
Si parla assai spesso di deontologia professionale, un termine che possiede un significato ed un rivestimento eufemistico bello e buono; le cose è ben vero che si compiano in un certo modo, ma giustamente ci si chiede perché non si prova a compierle in un modo diverso, iniziando così un nuovo metodo, più redditizio, più razionale, anche se, forse, meno lucrativo? Agendo sempre in una maniera, che è ripetitiva per tutti e per ogni situazione, professionale e meno, ne può derivare certamente stima, approvazione, consenso, successo ed anche danaro.
Chi può smettere tutto ciò? Anche a voler fare diversamente, sussiste però il rischio di un'uguale deformazione professionale!
Nelle nuove situazioni, nei cambiamenti, totali e parziali, si torna inevitabilmente allo stato di prima, a compiere cioè degli atti e dei gesti che diventano abitudinari, ripetitivi, consueti, spontanei, perché in un certo senso sollecitati sempre da una forza istintiva interna, che oltretutto è assai difficile da governare.

Sì, è vero, si potrebbe anche governarla, ma con quali risultati finali? Perché bisogna pur agire in un certo modo, quale esso sia, ed in tal caso la ripetizione degli atti, dei gesti, dei movimenti, è del tutto scontata, naturale, irriflessa.
A prescindere poi dagli altri aspetti, che sono tanti e riguardano la diversità delle persone, le attitudini e la mentalità propria o impropria di ciascuna (si pensi, ad esempio, al dottorino di ospedale, che è portato per istinto ad imitare, a ripetere i modi di fare e di dire del primario, persino quello di incedere o di rispondere come fa lui durante le visite lungo le corsie ed andando in mezzo agli ammalati), la deformazione si esercita anzitutto sulle parole; il linguaggio orale infatti, nelle altre manifestazioni di vita che spesso hanno poco a che fare con la professione abitualmente svolta, condiziona assai strettamente e questo vale, ad esempio, nell'uso della parola "crisi", anche quando la cosa non tocca direttamente l'ammalato che vive una sua particolare condizione di salute.
Entra in crisi anche il capo di famiglia, e questo avviene allorché giunge per lui il momento di pagare le tasse e non sa come fare.
Ugualmente è per lo scrittore, che paga il suo tributo alla deformazione professionale, come del resto per qualunque altra persona che faccia uso della parola scritta e di quella orale.
Chi non è soggetto ad una qualsiasi forma di deformazione professionale, allora, scagli la prima pietra, al punto da fare una vera e propria montagna.

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