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"The Passion" di Mel Gibson ed il "Codice da
Vinci" di Dan Brown hanno nuovamente riacceso, (ammesso e non concesso
che mai si fosse spenta!!!) la polemica attorno alla figura del Cristo e
della legittimità della tradizione cattolica. Effettivamente nel 1947 a
pochi anni dalla fine della seconda guerra mondiale, con il suo imponente
rilancio della questione ebraica, il ritrovamento dei manoscritti Qumran
ha autorizzato alla formazione di una nuova interpretazione di quanto
narrato dalla Bibbia, alla luce di una realtà storica, che conosciamo
sempre più dettagliatamente.
Se Gesù è prima di tutto un grande asceta e guaritore, che proprio per
il suo eccezionale carisma ha scalzato, o almeno contestato la tradizione
ebraica, il cristiano non può essere una persona tranquilla che si limita
a far di magro il venerdì ed assistere alla messa la domenica.
Non è proprio San Paolo a rivendicare per il vero cristiano la "follia
della croce"?
Ma d'altra parte è difficile dosare la follia quando si abbandona la
morale comune, coi suoi principi appresi fin dalla più tenera infanzia.
Ecco così accanto alla ripresa di apparizioni e miracoli (a Medjugorie
la Madonna si presenta ormai a scadenze regolari da venticinque
anni!) anche una crescente paura per l'irrazionale… ed il tentativo di
confutarlo. Da "Striscia la Notizia" a "Porta a porta" negli
ultimi vent'anni una schiera di giornalisti sono attivamente impegnati a
segnalare danni e misteri nel tentativo di dimostrare che sono
semplicemente dovuti all'incuria umana. Ma molto spesso questi
frettolosi processi invece di chiarire realmente le responsabilità in
questione, si tramutano in una vera e propria caccia alle streghe.
Il fatto che il cristianesimo non sia più necessariamente la "religione
di stato" ha dato spazio ad altre soluzioni morali ed oggi assistiamo ad
un crescente interesse per le tecniche di meditazione orientali, atte a
stabilire non tanto un rapporto con l'aldilà, quanto ad un maggior
controllo di se'.
Spesso l'estasi, così come si configura, con le sue crisi catalettiche,
le esperienze allucinatorie, il viaggio nell'aldilà atto a stabilire un
contatto tra cielo e terra, è indagata con metodi scientifici e qualche
anno fa (da noi viene tradotto nel'88 dall'Adephi) ha fatto un certo
scalpore la pubblicazione de:"Il crollo della mente bicamerale" in cui
il medico Julian
Jaynes ipotizza che i profeti d'un tempo avessero di fatto un
cervello fisicamente diverso dal nostro, in cui le allucinazioni auditive
avevano un preciso ruolo sociale.
Particolarmente significativa da questo punto di vista è l'esperienza
sciamanica: attualmente limitata ai confini del mondo civile, nella zona
sub-artica, nell'Alaska, in Siberia. Si ricorre allo sciamano anche oggi
per guarire casi di squilibri mentali e l'apparato rituale che viene
esibito durante le così dette "sedute sciamaniche" fa pensare
più ad una concezione primitiva di magia che ad una religione.
Anche nella nostra società la così detta medicina alternativa è in
continua ascesa.
Il Cristo storico operava così? E quel che più conta aveva incaricato
veramente i suoi discepoli d'imitarlo?
Ai tempi in cui Pietro e Paolo giunsero a Roma gli ebrei non erano ben
conosciuti all'interno dell'impero, molti li confondevano con gli adepti
dei misteri d'Eleusi e le confraternite bacchiche, egualmente aperti
agli stranieri ed agli schiavi, altri, per la loro usanza di riposare il
sabato, li ritenevano devoti a Saturno. Quando i cristiani cominciarono a
riunirsi clandestinamente per celebrare il rito Eucaristico, i malintesi
crebbero invece che diminuire.
Effettivamente i legami con la passione dionisiaca sono stupefacenti: il
valore simbolico che il grano e la vite avevano già nel mondo pagano,
spengono non poco l'intenzione precisa di ricordare l'ultima cena, al di
fuori di qualsiasi celebrazione stagionale della fecondità. Nonostante
l'appassionata testimonianza di san Paolo (le sue lettere sono
riconosciute fra i primi documenti certi del cristianesimo nascente),
permane attorno alla messa un clima di confusione, che favorì gli
attacchi denigratori dei pagani in un primo tempo e le contestazioni
interne poi, fino ad arrivare al vero e proprio rifiuto dei valori
sacramentali sentiti come magico pagani da Lutero e Calvino.
D'altra parte con l'istituzione del mistero |
Eucaristico, simbolo vivo di un sacrificio
inteso come perfetto, il cristianesimo usciva definitivamente
dall'ambito specificamente ebraico, per aprire una strada nuova ed i
rischi che quest'apertura comportava, in termini di effettiva difficoltà
di comprensione da parte dei discepoli, erano già presenti nella
predicazione del Cristo, che fece sempre riferimento all'Eucarestia come
al più difficile dei misteri, impenetrabile alla ragione se non per gli
eletti.
L'affollarsi di paralleli messi in luce dai recenti studi antropologici
non deve far perdere di vista una differenza fondamentale che l'Eucarestia
presenta, e che è riconosciuta bene da Jung: "La causa efficiens
della trasformazione è un atto di grazia spontaneo da parte di Dio. La
dottrina della Chiesa insiste su questo punto di vista, che tende
addirittura ad attribuire l'azione preparatoria del sacerdote e
l'esistenza stessa del rito più all'impulso divino che alla natura stessa
dell'uomo, indolente, irretito nelle conseguenze del peccato
originale" (da Jung in: II simbolo della trasformazione nella Messa
"Studi Psichiatrici" Vol XI p.128)
È solo grazie a questo intervento diretto di Dio che il sacrificio
eucaristico non è uno dei tanti sacrifici che ritualmente devono essere
offerti in espiazione, ma l'unico, il definitivo prezzo del riscatto.
Probabilmente proprio la consapevolezza di compiere un gesto
fondamentalmente nuovo rese i primi cristiani indifferenti a quei
"dettagli" del rituale che potevano creare agganci con le usanze
pagane. Il cristianesimo si poneva infatti come una religione liberatoria
rispetto al peso di una legge formale. Ancora più chiara era la
sensazione che il cristianesimo rappresentasse un definitivo affrancamento
nei confronti della demonologia che da sempre aveva afflitto il paganesimo
e che raggiungeva livelli altissimi nel tardo impero.
Se infatti l'antica figura dello sciamano si metteva direttamente a
contatto con gli spiriti, indifferente al fatto che si trattasse di forze
del bene o del male, e ancora il sacerdote celtico o germanico tiene conto
della possibilità delle forze del male di prevalere sia nella vita
privata che nel destino del cosmo, il Cristo degli ebrei si pone come
espressamente incarnato per liberare l'uomo da questo giogo, che la
religione ebraica vive non come un'ingiustizia gratuita, ma come logica
conseguenza del peccato originale.
Il Vangelo dunque suggerisce una posizione precisa nei confronti del
demonio, avanzata rispetto alle dottrine precedenti; Gesù Cristo viene
tentato nel deserto direttamente da Satana, principe dei demoni, prima di
iniziare la sua vita pubblica e questo episodio corona un periodo di
solitudine e digiuno: si tratta dunque di un'iniziazione, in apparenza
simile a quelle sciamaniche, ma profondamente diversa in sostanza, perché
Gesù Cristo non entra in contatto con il demonio stesso, ma si oppone
decisamente alle tre proposte che corrispondono poi a tre manifestazioni
classiche dell'ascetismo, nonché a tre prove famose nella storia della
stregoneria:
1) far comparire del cibo trasformando (non creando!) sostanze
esistenti;
2) volare nello spazio;
3) assoggettare le persone contro la loro volontà.
A parte l'ultimo punto, in netta opposizione al libero arbitrio, Cristo
opererà in seguito miracoli ben maggiori di quelli atti a trasformar le
pietre in pane o gettarsi dalle rupi: è chiaro dunque che il rifiuto ha
un valore didattico. Gesù Cristo non si misura con Satana neppure per
batterlo. Egli è venuto espressamente per aprire agli uomini una via in
cui questo confronto non sia più necessario.
Egli opererà in seguito un gran numero di guarigioni, soprattutto nel
caso di indemoniati, ma il suo intervento è decisamente antitetico
rispetto a quello sciamanico, come è spiegato bene in Matteo: "...se
dunque Satana scaccia Satana, egli è in discordia con se stesso come dunque
potrà durare il suo regno ma se in virtù dello spirito di Dio io caccio i
demoni, è dunque giunto a voi il regno dei cieli" (Matteo 12, 26-28) II
Vangelo riconosce al demonio tutte le prerogative che il mondo pagano
riconosceva agli spiriti del male: la capacità di possedere fisicamente la
gente, la possibilità di indurre chiunque in tentazione e naturalmente il
potere di trascinare l'anima all'Inferno, ma proprio perché gli è
riconosciuto questo potere, è assolutamente esclusa la possibilità di una
guerra aperta, intendendola evidentemente come una forma di rapporto fisico.
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