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IL DIARIO RITROVATO
di Emilio Fortunato

Il diario (ritrovato!) di un viaggio del conte Paolo Andreani da New York ai villaggi Irochesi.

L'estate scorsa, proprio a Colobraro ho perfezionato il testo della prefazione al libro "Giornale 1790 - Diario di un viaggio da New York ai villaggi irochesi, alle sorgenti minerali di Saratoga e alla comunità utopica degli Shakers del conte Paolo Andreani", pubblicato da CLUEB dal mio amico italo americano Cesare Marino, antropologo di fama internazionale presso lo Smithsonian Institution a Washington.
Vorrei ora proporre e consigliare ai lettori de La fenice questo libro attraverso la mia presentazione e la copertina, che il nostro Direttore Pietro Lucarelli, bontà sua, spero voglia pubblicare nella rubrica Libri consigliati.

Dal Giornale di bordo di Paolo Andreani: "[…..] scoperta terra. Vento fresco. Verso mezzogiorno ricevuto il piloto a bordo. Alle 4 pomeridiane entrato nella baia di New York […..]".
Era il 6 giugno del 1790, il conte Andreani, partito da Halifax, attraccava nel porto di New York. In questa città dove risiede per brevi periodi, Paolo perfeziona i piani del
grand tour nordamericano che sta per iniziare, ripercorrendo l'itinerario già sperimentato qualche anno prima dai nobili Francesco dal Verme e Luigi Castiglioni.
Sempre da New York organizza le prime escursioni lungo il corso del fiume San Lorenzo e le visite ai villaggi irochesi descrivendo con perizia etnografica gli usi, i costumi e la lingua: questi studi condotti sul campo occuperanno gran parte del Giornale 1790 qui presentato.
Diversi anni fa fui incaricato dall'allora direttore dell'Archivio di Stato di Milano di inventariare le carte della famiglia Andreani e in particolare quelle riguardanti Paolo. Le carte Andreani fanno parte di un più complesso fondo archivistico depositato presso il nostro Archivio dalla contessa Luisa Cortesi Castelbarco Sormani; il fondo conosciuto come Sormani - Andreani assai vasto è costituito da 1164 cartelle.
Per questo mio lavoro nel 1999 mi occupai di verificare se nelle carte Andreani fosse conservato il manoscritto originale del Giornale di Viaggio in Nord America fatto dal patrizio milanese nel 1790, del quale uno studioso italoamericano dichiarava di possederne copia a stampa da microfilm, conservati presso la biblioteca dell' American Philosophical Society di Filadelfia.
Fu in quella occasione che conobbi Cesare Marino, lo studioso italiano da tempo operante in America, con il quale nel corso degli anni ho poi condiviso l'interesse per i diari di Paolo Andreani.
Marino, antropologo e ricercatore presso il Museo nazionale di Storia naturale, Smithsonian Institution di Washington, è uno dei più accreditati studiosi della cultura degli indiani americani; ma già da tempo in veste di storico si dedica anche al recupero di documentazione, quali resoconti di viaggi, carteggi e archivi fotografici, che gli italiani d'America, nel corso dei secoli XVIII e XIX hanno prodotto durante il loro soggiorno americano.
Il risultato di queste ricerche per archivi e biblioteche del Vecchio e Nuovo Mondo ha portato a diverse e interessanti pubblicazioni, fra le quali vorrei ricordare il volume dedicato a Carlo Camillo di Rudio, dove si racconta la straordinaria storia del conte bellunese, da cospiratore mazziniano a ufficiale del 7° Cavalleria del generale Custer, e "The Remarkable Carlo Gentile", biografia del fotografo napoletano Gentile, autore di singolari ritratti indiani. In questo libro si narra, tra l'altro, di come Carlo Gentile abbia adottato ed educato un bambino indiano, un "nativo", al quale diede il nome di Carlos Montezuma, che sarà poi il primo indiano negli Stati Uniti d'America a laurearsi in medicina.
Ai suoi lavori Marino ora aggiunge l'edizione del Giornale 1790 - con il sottotitolo:
Diario di un viaggio da New York ai villaggi irochesi, alle sorgenti minerali di Saratoga e alla comunità utopica degli Shaker.
Come i precedenti anche questo lavoro è il risultato di qualificate e scrupolose indagini archivistiche, che Marino ha condotto, oltre che in istituti americani, anche in Italia e qui a Milano presso l'Archivio di Stato, dove ha studiato la copiosa corrispondenza del conte Andreani e dove è definitivamente morta ogni speranza di potere ritrovare tra le sue carte il "famoso" quarto giornale di viaggio, di cui per fortuna esiste una copia su microfilm, che ne prova con certezza la sua esistenza.
Inoltre da un'annotazione su un foglio sciolto conservato in una cartella del fondo Andreani, riguardante la popolazione della città di Quebec, censita da Paolo nel 1791, si suppone che il Giornale di viaggio nella regione dei Grandi Laghi nordamericani e canadesi, e quello ora pubblicato a New York e nei villaggi irochesi, completassero il corpus documentario dei resoconti americani redatti dal "celebre aeronauta e dedalo d'Italia".

Di tutta questa parte di documentazione compresa nel quarto diario, l'unica traccia che si conserva in minuta è il Giornale di bordo da Londra ad Halifax in Nuova Scozia, e a New York (1790), curato da chi scrive e pubblicato unitamente al soggiorno americano del 1806, da Vanni Scheiwiller nella collana Vecchi Tipi della Provincia di Milano.
Il materiale riguardante il primo viaggio è costituito da due bi-fogli sciolti; il secondo invece è un quadernetto con pagine numerate da 1 a 54.
L'esistenza in origine di un quarto registro è inoltre provata sia dalla copia a stampa del Giornale da Filadelfia a Quebec del 1791, conservata negli archivi della Società Storica Lombarda, sia dall'immagine di una pagina del giornale di viaggio pubblicata da Marino in Storia Urbana n. 105, 2003, a corredo dell'articolo: La città nella natura:
I viaggi nell'America del Nord di Paolo Andreani.
A conclusione di questo intricato percorso sui vari diari di Paolo Andreani, e in particolare di quelli americani, vorrei dire che guardando le pagine microfilmate del viaggio del 1790 e confrontandole con le pagine dei tre giornali conservati qui in Archivio e da me studiati, sia in bella copia che in minuta, si ha l'immediata certezza dell'autenticità di questo quarto registro che presenta le stesse caratteristiche di scrittura e di "layout", con medesima marginatura, note a fondo pagina e glosse a margine.
L'opera di Cesare Marino si colloca fra quelle pubblicazioni che gli storici amano classificare come specialistiche, sebbene appartenga a tutti gli effetti alla cosiddetta letteratura di viaggio, un genere che in ogni tempo ha incontrato favore e stimolato curiosità e interesse verso chi si avventura per le vie del mondo e degli oceani alla scoperta e conoscenza di nuovi orizzonti.
Il diario, di cui il curatore propone il testo originale, opportunamente trascritto rispettando la forma e il lessico settecentesco, è suddiviso in dieci capitoli e comprende il viaggio con partenza da New York il 14 agosto 1790 fino alla città di Albany, la sua descrizione, le visite ai territori irochesi di Oneida, Tuscorora e Onondaga, la visita ai
quaccheri tremolanti e ai loro insediamenti a New Lebanon, e infine il viaggio di ritorno a New York in direzione sud, passando per la città di Hudson e West Point.
Corredato da una dotta ed esaustiva introduzione nonché da un ampio apparato di glosse, il bel libro di Marino offre un valido strumento di ricerca a chi volesse approfondire gli argomenti trattati da Andreani, che spaziano dalla mineralogia alla storia, dall'urbanistica all'etnologia.
Dalla lettura del
Giornale traspare anche l'intento di Paolo, ricorrente in quasi tutti i suoi resoconti di viaggio, di voler attribuire ai suoi testi la natura propria del manuale turistico, la cui consultazione permetta al viaggiatore di evitare spiacevoli inconvenienti: ecco quindi indicare i percorsi più agevoli per giungere agli insediamenti indiani da visitare, fornendo anche un utile, curioso, quanto inedito vocabolarietto italiano - indiano di prima conversazione, un antesignano dell'odierno Berlitz; consigliare sentieri alternativi per altre località del paese, indicando distanze, locande ove pernottare e ristorarsi e infine suggerire in virtù delle analisi da lui eseguite di non fare uso delle acque minerali sorgive di Saratoga perchè nocive per la salute, nonostante i medici le considerino curative.
Il soggiorno negli States di Paolo Andreani descritto nel
Giornale 1790 è turbato, come riporta il curatore, Cesare Marino, nei capitoli finali della sua introduzione, dalle polemiche sollevate dalle severe critiche mosse da Andreani alla classe politica americana, così circostanziate e dirette, tali da creare un vero e proprio caso diplomatico, al quale oggi le rispettive diplomazie avrebbero dovuto non poco adoperarsi per sanare i rapporti tra i due paesi.
Come se non bastasse, nelle settimane successive, Paolo si trova nel bel mezzo di una bagarre per via di alcune sue presunte affermazioni, poco galanti, fatte girare ad arte, sulla discutibile eleganza di portamento e raffinatezza nei modi delle donne americane rispetto alle signore inglesi, italiane e francesi.
Il nostro viaggiatore per sfuggire alle polemiche mai placate e al clima pesante che si era venuto a creare nella sofisticata Filadelfia, lascia la città. Dopo un breve soggiorno a New York prenderà la via di Montreal per iniziare il progettato viaggio nella regione dei Grandi Laghi.
A compimento di questa breve Prefazione al
Giornale 1790 dell'amico Cesare, possiamo dire di trovarci di fronte ad un'opera originale e stimolante che merita di essere letta e consultata per la sua capacità di farci apprezzare con sicurezza descrittiva e completezza di notazioni un'America da poco affrancata dagli inglesi, alla cui conoscenza etno-geografica dei suoi sterminati territori Paolo Andreani ha dato un notevole contributo supportato dalla sua vasta competenza nei vari campi della scienza, quali climatologia, chimica, fisica e mineralogia.

Emilio Fortunato

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