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PENSIERI POSTUMI
di un affettuoso lettore

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il giudizio di un nostro affettuoso lettore che così si esprime sui nostri editoriali riguardanti la religiosità di essi.
"Leggo con interesse i suoi puntuali editoriali, ammiro la sua cultura, la sua religiosità.
Leggo fino in fondo e poi rileggo alla ricerca di un consiglio, un messaggio: ma trovo solo giudizi. Stasera, cliccando a caso un numero, ho letto dei kamikaze, del suo ugualmente violento giudizio, eppure Cristo, da lei citato, ha predicato la comprensione e il perdono. Essi, nella loro limitatezza, pure sono portatori di un ideale, pure onorano il loro Dio molto di più di come noi onoriamo il nostro. Con questo non voglio affatto dire che approvo la violenza, sotto ogni forma, ma la storia è piena di violenza, violenze contro i singoli, contro le masse, interi popoli, e anche chi predica comprensione, perdono e amore verso il prossimo, non può certo dire di esserne scevro. Mi domando, prima di emettere sentenze, se la violenza non sia parte di quel dualismo che governa il mondo e rende la vita degna di essere vissuta? Anche il cervello pare sia portatore di questo dualismo, e genera pensieri di natura differente nell'emisfero destro da quelli del lato di sinistra. Allora se accettiamo l'uomo, il mondo tutto, dovremo accettare la violenza di cui è pervaso, regno animale e regno vegetale; e chi se ne duole, io tra questi, opera e agisce finché riesce a creare intorno a sé un mondo più a misura d'uomo, e che i valori di cui è portatore, non restino un patrimonio individuale ma collettivo, tenendo presente che poco si ottiene predicando, ancor meno giudicando.
Con tutta la stima di un suo lettore."

RISPOSTA

Siamo sicuramente d'accordo circa l'insegnamento di Gesù Cristo: bisogna sempre e comunque perdonare.
Quando lei si domanda: "mi domando, prima di emettere sentenze, se la violenza non sia parte di quel dualismo che governa il mondo e rende la vita degna di essere vissuta?", rispondiamo che i nostri articoli ed editoriali compresi, sono pieni di risposte, infatti diciamo sempre che non bisogna fare agli altri quello che non si vuole fatte a se stessi.
È questa una legge "divina" che da sola regola il Creato. Per i consigli è meglio rivolgersi ad un sacerdote, comunque il nostro è già nella risposta. Vogliamo, però, approfondire il concetto di avversità che non si identifica col voler "sentenziare": certo, noi siamo per una vita pulita, piena di alti valori, che non necessariamente si racchiudono nell'esternazione e la messa in pratica dell'amore fraterno, almeno, quindi, lasciano vivere il proprio simile finché il Creatore lo chiami a sé, e non "mandiamoglielo" anzitempo. Volutamente non rispondiamo al quesito di paragone, ossia: "essi, nella loro limitatezza, pure sono portatori di un ideale, pure onorano il loro Dio molto di più di come noi onoriamo il nostro." Primo, perché non è nostro compito tenere lezioni di teologia anche se tutti devono insegnare ad essere buoni cristiani.
Secondo, perché non crediamo nelle guerre di religione, ma nell'autodeterminazione dei popoli e nella libertà di culto. Ora, al nostro lettore e a quanti altri si trovano nella sua stessa convinzione diciamo che il mondo è bello proprio perché ancora si rispetta, anche se non totalmente ma almeno in parte, l'idea dell'altro. Detto questo, ringraziamo e salutiamo il nostro stimato lettore e speriamo che possa continuare a leggerci.

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