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Per definizione la politica consiste nella scienza
dell'amministrazione pubblica, come risulta dal suo stesso nome che trae
origine dalla "polis" greca, cioè dal termine che indica la Città
quale centro di convivenza civile.
Se tutti coloro che a tale scienza dedicano la loro attività tenessero
nel dovuto conto le finalità che giustificano l'impegno in questo
settore, probabilmente si spianerebbe la strada verso una concezione più
giusta e proficua di tale impegno.
Purtroppo avviene in pratica che gli esponenti politici badano più al
successo del proprio partito e anche a quello personale, ponendo in secondo
piano l'interesse collettivo, il quale costituisce invece l'unica ragione
legittimante di ogni operatore nel campo della pubblica amministrazione.
Fin dai tempi dell'antica Grecia, che può essere considerata la
patria della democrazia, i filosofi non mancarono di avvertire che la cura
del tornaconto personale o di parte non é compatibile con una sana gestione
della "res pubblica".
Da allora sono decorsi alcuni millenni , ma l'insegnamento nel senso
indicato é purtroppo rimasto almeno in parte disatteso.
Vi sono stati sicuramente dei periodi in cui uomini di cultura e di grande
rettitudine hanno rivolto la loro attenzione e orientato i relativi
comportamenti verso una totale dedizione al bene della collettività,
ma sono purtroppo rimasti casi eccezionali a fronte dell'attuale modo di
intendere e praticare la politica.
I personalismi, le lotte finalizzate ad ottenere la prevalenza sugli
avversari con ogni mezzo, hanno preso il posto, nella professione dell'uomo
politico odierno, che spetterebbe invece soltanto al doveroso obiettivo di promuovere nel migliore modo possibile lo
sviluppo sociale, economico ed etico dei popoli.
L'Italia e molti altri Paesi si trovano oggi in tale situazione di degrado.
Il rimedio, a mio avviso, consiste nel ritorno, psicologico e morale, all'idea giusta e sana della migliore
tradizione politica, ma di un siffatto
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atteggiamento non si
coglie per ora nessun segnale, neppure in campo internazionale.
Una conferma dell'esigenza che la politica debba sempre perseguire le
finalità avanti indicate emerge sicuramente anche dalla storia della letteratura di tutti i tempi.
Molte opere sono infatti ispirate al principio di uguaglianza e di rispetto
reciproco tra i componenti delle comunità di ogni tipo, fin dalle
epoche remote.
Non é possibile, nel breve spazio di questo articolo, elencare le più significative di tali opere , ma sembra sufficiente un
breve accenno a I promessi sposi di
Alessandro Manzoni, cioè al capolavoro della narrativa italiana.
Le vicende di Renzo e Lucia che si susseguono nella trama del romanzo
dimostrano chiaramente che i governanti di quell'epoca non avevano alcuna sensibilità o volontà
di tutelare i deboli contro la sopraffazione dei potenti e degli arroganti,
con il risultato di una evidente
violazione delle norme etiche sempre esaltate (esplicitamente o implicitamente) nei testi letterari, quasi a
convalida dello stretto rapporto che deve intercorrere tra le finalità
del mondo letterario e quelle del mondo politico, entrambe teoricamente
rivolte alla promozione dell'uomo in seno alla società e al culto
della spiritualità sotto ogni possibile profilo.
Questo rapporto non é percepibile a prima vista, ma diventa palese se la interpretazione dei canoni della letteratura viene
orientata verso la ricerca del
senso profondo e morale di essi.
Nell'ambito della correlazione
tra le diverse discipline va dunque collocato anche il fenomeno della
influenza che la letteratura esercita, o dovrebbe esercitare, come una sorta di direttiva morale
sull'attività politica e in genere sui comportamenti che ne esprimono l'essenza.
Se gli ammaestramenti che provengono da alcuni capolavori di indiscussa
autorevolezza (basti citare l'opera omnia di Dostoevskij) fossero assunti
dagli uomini politici quale viatico della loro azione concreta, molto
probabilmente il mondo ne trarrebbe grande giovamento.
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