logo_fen_mini.jpg (4384 byte) Pagina 17

L'Arazzo di Bayeux e le donne
di Mary Falco

A tutta prima la pretesa di ricavare qualche cosa di nuovo dell'arazzo di Bayeux un po' strana. Gli studiosi di storia medioevale si sono cimentati un po' tutti, almeno una volta, nella sua lettura ed almeno qualche sua immagine compare in qualsiasi i libri di storia... ma ciò non toglie che ad un'osservazione attenta questo documento possa comunicarci tante notizie ancora inedite, soprattutto se la nostra attenzione non è rivolta alla vicenda politica illustrata, ma al complesso quotidiano medioevale che lo ha prodotto.
La prima cosa da dire del famosissimo arazzo è che... non si tratta affatto d'un arazzo, ma d'un grande ricamo realizzato con fili di pregiata lana inglese ben ritorta, di otto tinte differenti, a punto erba e "punto stuoia" diremmo oggi, anche se con qualche approssimazione rispetto alla lavorazione dell'epoca, su un tessuto di lino bianco finissimo, che nel XVIII secolo è stato a sua volta ricucito su una pezza di lino più grossa e resistente.
La seconda è che non è opera, come voleva la tradizione, della regina Matilde e delle sue dame, ma d'un laboratorio inglese, probabilmente femminile, ma la cosa non è certa, composto d'un equipe di ricamatori o ricamatrici così affiatati che non è possibile discernere le differenti mani, che lavoravano su un canovacci forniti da un ideatore provvisto d'una discreta cultura classica, come si capisce facilmente dalle didascalie d'un latino "inglesizzante" e dalla concezione dinamico-narrativa dell'insieme.
Infine bisogna riconoscere la chiara ispirazione normanna, anzi, addirittura norvegese, sia per la scelta dei materiali che dei colori, resistentissimi e tutti "fatti in casa". Manca vistosamente la gamma degli azzurri violacei che i crociati di lì a poco importeranno dall'Oriente, colori delicati e di gran pregio, che finiranno per caratterizzare la nobiltà francese, come pure il rosso vivo e la porpora, che già l'Impero romano acquistava in Egitto ed in Palestina e che le Repubbliche marinare continueranno a fornire ai mercati d'Occidente per tutto il medioevo, per caratterizzare soprattutto gli abiti festivi dei signori e delle piccole e grandi corti; del tutto sconosciuto, infine, l'uso della seta, d'altra parte la lana ed il lino sono lavorati in modo così accurato da diventare essi stessi filati di gran pregio.
Già queste nozioni ci impongono una lettura diversa da quella a cui tutta prima saremmo abituati. Ricamo autarchico, ideato per festeggiare una vittoria che è vista come punizione divina dello spergiuro e premio del re fedele, solo in questa accezione, infatti, poteva essere celebrata dalla Chiesa ed esposto nella cattedrale di Bayeux (di qui il suo nome) in occasione della solenne cerimonia di dedicazione, ma anche lavoro pubblico, retribuito, diremmo quasi democratico, non opera della moglie del vincitore. E per finire storia triste di dovere e di morte, che non conosce i colori della festa.
Gli spazi sono quelli del breviario celtico: le immagini fantasiose del bestiario medioevale e le rappresentazioni accurate dei lavori dei campi si accostano alla narrazione principale, suggerendo l'esistenza del mondo colto dei chierici e di quello tranquillo ed operoso dei contadini accanto al muto agitarsi dei guerrieri. Non è una vera divisione di classi: l'esistenza degli uni è rigidamente subordinata a quella degli altri e tutti sono rappresentati al tempo stesso con grande attenzione all'abito e ai dettagli, ma con la più assoluta noncuranza delle leggi prospettiche o delle proporzioni.
In realtà non esiste nessuna esigenza di "rappresentare" o di "narrare" una vicenda reale, così come intendiamo oggi, ma piuttosto quella di celebrare una vittoria della fede, secondo la più corretta interpretazione delle scritture. Per questo accanto alle rappresentazioni assurde dei castelli che sembrano canestri ritroviamo invece una ricostruzione attenta dell'equipaggiamento del cavaliere, con la sua brava staffa che permette il combattimento a cavallo, l'elmo, gli scudi e le armi che costituiscono un documento importantissimo per gli studiosi e se animali e piante sono fantastici, puramente ornamentali, i lavori dei campi rispecchiano con tutta l'attenzione dovuta gli avanzamenti delle tecniche agricole dell'epoca.
La donna, in effetti, è la grande assente di questo documento.

Non una sola moglie attende i soldati o si occupa dei feriti, non una danza o un sorriso attende il vincitore e la rappresentazione attenta delle fatiche campestri sembra dimenticare tutta quell'ampia gamma di lavori che, al contrario, si svolgevano tra le pareti domestiche.
Ad un'indagine attenta osserveremo che... i cavalli stessi sono tutti maschi!
Questo, che oggi potrebbe sembrare un messaggio molto strano, era invece in armonia con la sensibilità del momento. Infatti "l'arazzo", continuiamo a chiamarlo così, è pubblicamente inaugurato il 14 luglio del 1077, un centinaio d'anni dopo la "paix de Dieu", costituita nel 989 da un concilio di vescovi e prelati riunitisi a Charroux, che è la prima vera tregua che la storia ricordi.
In quest'occasione si decise che tutto ciò che era di sesso femminile, non solo la donna dunque, ma perfino la mucca o la gallina del cortile, doveva essere mantenuto estraneo all'"impuro" teatro di guerra, pena leggi gravissime; non dimentichiamo d'altra parte che tra i cosiddetti "Barbari" la violenza carnale era punita immediatamente con la condanna a morte.
Particolarmente significativo è dunque il fatto che l'arazzo non esca appunto dalla camera della regina, ma da un laboratorio inglese. In armonia con la "paix de Dieux" nessuna donna, nessuna madre è coinvolta con la conquista dell'Inghilterra da parte di Guglielmo di Normandia; vi si respira, al contrario, già l'atmosfera della "guerra santa" che tra poco le crociate immortaleranno.
Alla luce di quanto esposto si può comprendere lo scalpore creato dalla pubblicazione de: "Il vento di Hastings" di Llywelyn Morgan, (apparso in Italia nel 2003 ed. TEA) che non solo ricostruisce la battaglia "al femminile" perché vista con gli occhi della giovane moglie del traditore, ma è narrata da una sua discendente!
Infatti se nel 1066 durante la battaglia, Edyth, la moglie di Aroldo, scompare misteriosamente, portandosi con sé gli eredi al trono del Galles e d'Inghilterra, Llywelyn è per l'appunto il nome del siglore del Galles, primo marito di Edyth, che Aroldo aveva catturato ed ucciso con l'inganno.
Ecco dunque, a quasi mille anni di distanza, la "versione degli altri"! Il romanzo parte proprio dalla famosa battaglia di Hastings, in cui i sassoni di re Aroldo furono sconfitti dall'esercito normanno di Guglielmo il Conquistatore. Poco prima della fuga, Edyth ripercorre tutti gli episodi più significativi della sua vita e dalle sue parole emerge l'indimenticabile ritratto di una donna straordinaria che era stata capace di sognare in un mondo dominato dagli uomini, che non si era rassegnata al proprio destino e che pur avendo amato appassionatamente il primo marito ed essendo stata costretta alle seconde nozze con la forza, aveva finito per affezionarsi anche all'uomo che un giorno sarebbe stato, sia pure per pochi giorni, il re d'Inghilterra e soprattutto a comprendere in parte la sua "ragione di guerra".
Storia di donne dunque! A dispetto della "paix de Dieu" e di quanto narrato dall'arazzo, sono almeno in tre a seguire il corso della battaglia: Edith appunto, la madre di Aroldo e la sua compagna ufficiale, che gli aveva già dato dei figli e che avrebbe potuto legalizzare la propria posizione se la ragion di stato non le avesse anteposto la vedova del signore sconfitto. Sarà proprio quest'ultima, coi suoi disperati occhi d'innamorata, a riconoscere Aroldo tra i morti in battaglia ed a permettere che ricevesse la doverosa sepoltura. E poiché le donne non vanno d'accordo tra loro, ciascuna viaggia con la sua piccola corte in una tenda separata ed osserva la battaglia da un punto diverso. Ritroviamo nel romanzo tutto quello che era stato bandito dall'arazzo: donne, amori, tende di seta, scudi di cedro… ed anche una religione ancora molto rozza, più legata ai miracoli ed alle reliquie che ai dettami d'una Chiesa percepita come fondamentalmente estranea e lontana.
Il complicato lavoro di ricostruzione dell'Europa sotto il braccio armato d'un imperatore cristiano comincia già a scricchiolare, almeno nel nord. E paradossalmente le obbiezioni più serie vengono proprio da quegli umili che la chiesa pensava di proteggere!

pagina 16 sommario pagina 18