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"parola di donna"
di Ca' Savio
L'8 marzo 1945 il
gruppo "Unione donne italiane", di ispirazione comunista e socialista si
riunì nella sala grande del liceo Visconti a Roma insieme alle cattoliche
del Centro italiano femminile; era la prima volta che i due gruppi
lavoravano insieme, alla riunione intervennero vedove di caduti d'ogni
orientamento politico, che insieme approvarono l'ordine del giorno inviato
da Londra, dove le rappresentanze di venti nazioni avevano approntato la
Carta della Donna e fissato in questo giorno la "Giornata Internazionale
della donna", simboleggiata dalla sensibilissima mimosa.
In Italia però la
guerra non poteva ancora dirsi finita e la festa vera e propria fu celebrata
solo a partire dal '46.
Era un momento
importante, ma contrariamente a quanto molti pensano, non era l'inizio del
cammino verso la parità, quanto piuttosto l'avvio di una politica comune
laddove fino a quel momento c'erano state una miriade d'iniziative distinte,
spesso addirittura contrastanti tra loro.
In Europa le donne si
organizzarono in movimento con obiettivi comuni per la prima volta ai tempi
della la Rivoluzione Francese a partire dal fatidico 14 luglio del 1789, che
le vide scendere in piazza accanto agli uomini, convinte che l'idea di
"eguaglianza" giacobina, includesse anche la parte femminile dell'umanità. |
Si formarono club di sole donne che discutevano e rivendicavano i diritti
politici. Olympia de Gouges pubblica nel 1791 la "Dichiarazione dei diritti
della donna e della cittadina" la realtà degli accadimenti storici doveva
deludere amaramente le loro aspettative. Sotto Napoleone fu chiaro per tutti
che l'eguaglianza era ambito esclusivo degli uomini, anzi le donne che
riuscirono ad esercitare qualche influenza a corte furono appunto quelle che
recitarono meglio la parte di spose devote, sottomesse… e ben relazionate
con uomini di potere. (farne tutti i nomi richiederebbe un capitolo a parte)
Questa fondamentale
dicotomia riprese vigore con la Restaurazione, anche per la fascinazione
esercitata da un'imperatrice come Sissi, che gli Asburgo riprodussero subito
persino sulle maioliche dell'epoca, come fosse una diva del cinema, mentre
la regina Vittoria, pur essendo una sovrana, si vedeva negare l'uso
d'anestetici durante i numerosi travagli di parto, in nome d'un'astratta
quanto letterale lettura della Bibbia.
Nel secondo '800 le
donne tentano di aprire un dialogo con i governi liberali che si vanno
formando, attraverso petizioni e volantinaggi.
A Venezia nella lotta
contro l'invasore austriaco, nel 1848, le donne organizzano e
pubblicano manifesti, chiedono al comandante della guardia civica di
formare un battaglione di donne. Ma sarà loro negato l'uso delle armi,
limitando i compiti alla sola assistenza dei soldati.
Agli inizi del '900 in
Inghilterra il movimento si radicalizza con la lotta per il diritto di
voto, (attenzione, si intende il voto su base di censo, non per tutti,
si tratta di donne appartenenti alla borghesia). Emmeline Pankhurst e la sua
"Unione sociale e politica" decidono di adottare i metodi del movimento
indipendentista irlandese.
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