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Carbone - L'alunno, il
maestro il parroco educa continuamente la sua gente con l'amore di sempre,
ecco la prova un suo scritto di oltre 60 anni fa.
"Ero un bel castagno quasi secolare. Vivevo in un grande bosco, che era
traversato da un fiume azzurro, fra molti alberi della mia specie.
Ero saldo e forte; le mie lunghe e grosse radici mi tenevano saldamente avvinto
al suolo; i miei lunghi rami ospitavano i nidi di molti uccellini che
trovavano in me sicuro rifugio.
"Sopportai per molti anni le intemperie di tutte le stagioni. A primavera i
miei nudi rami si ricoprivano di verdi e larghe fronde che mi facevano una
superba chioma e offrivano la loro ombra ai contadini che si fermavano a
riposare e dicevano: - che bel fresco sotto questo castagno! Che bella
pianta! Chissà quanti anni vivrà?... -. Io ascoltavo tutto e rispondevo col
fruscio delle mie foglie.
"Quando mi coprivo di fiori, era per tutto il giorno intorno a me un
continuo ronzare di api che suggevano il nettare e il polline dai miei fiori
e ripartivano poi col loro bottino che si sarebbe trasformato nel dolce
miele, gioia dei piccoli e dei grandi.
A ottobre, quando le mie foglie ingiallivano, ero carico di castagne e i
miei rami si piegavano un po' sotto il loro peso. Venivano i contadini che
le abbacchiavano con lunghe pertiche e le mettevano in grandi sacchi; poi
ripartivano contenti, rallegrandosi di così bella raccolta.
In inverno dormivo ricoperto di neve. Vivevo contento nella quiete del bosco
che doveva poi finire.
"Infatti un giorno si sentì risuonare il bosco di colpi di scure e alcuni
uomini si avvicinarono a me e cominciarono a tagliare la mia base.
Innumerevoli schegge si staccavano da me e ad ogni colpo i miei rami
fremevano. |
Quando la mia base fu tagliata dissi addio al bosco che non avrei mai più riveduto: caddi; e nella violenza della caduta
molti dei miei rami si schiantarono. Gli uccellini che popolavano la mia
chioma, fuggirono tutti pigolando.
"Mi furono amputati tutti i rami ed il mio tronco fu gettato nel fiume con
parecchi altri. La corrente del fiume mi trasportava e vedevo intanto tante
cose nuove.
Dopo molto viaggiare mi trovai la strada sbarrata. Fui pescato e portato in
segheria dove fui tagliato in tante assi.
Fui piallato, inchiodato,
verniciato e mi trovai trasformato in un bel banco di scuola e fui portato
in un'aula scolastica.
Cominciai ad ospitare molti ragazzi che venivano a scuola.
Sono ora molto
vecchio e conobbi numerosi ragazzi. Alcuni di essi che non stavano attenti
alle spiegazioni dei professori mi tagliuzzavano e incidevano, mi
scarabocchiavano.
Ora son tutto rovinato sullo scrittoio e non sono più lucido come una volta:
sono stanco; ma ospiterò ancora molti ragazzi finché non sarò buttato in un
caminetto o in una stufa a bruciare, perché tutto roso dai tarli e
consumato.
Allora potrò ancora far del bene: forse potrò riscaldare un poverello. Avrò
finito così la mia vita, ma sarò contento di non aver fatto male a nessuno.
Come si può tagliuzzare e scarabocchiare un banco di scuola dopo che si sa
la sua storia? Solo i ragazzi dissipati fanno ciò.
Essi però difficilmente riusciranno nella vita. Io voglio fare in modo che
il mio banco serbi un caro ricordo di me.
- dal giornalino di classe -
Potenza, ottobre 1945.
(*) Aldo Viviano
(Parroco della Parrocchia di San Luca Abate di Carbone) |