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opera di
Gianni Latronico
PIETRO GIOVANNI LUCARELLI
LA
MONTAGNA VERDE
seconda edizione
A mio padre, al fratello Antonio
e a Nonna Eleonora
PREMIO E RECENSIONI
ALLA PRIMA EDIZIONE
"LA MONTAGNA VERDE"
P R E M I:
Premio Internazionale città di Pomigliano D'Arco Menzione D'Onore per il 1995.
RECENSITA TRA GLI ALTRI:
- Gianni Latronico (La fenice - Anno III -
N. 1 Febbraio 1997)
- Teodorico Carbone (Lucania 7-08-1994)
- Enzo Fucci (Cronache Lucane 27 - 10 -
1994)
- (Red. Novitalia Corriere del Materano
03-11-1994)
- (Bollettino n. 25/26 della Biblioteca Pro-
vinciale di Matera) (1995)
Introduzione al testo da parte dell'autore
Nella prima edizione non ho voluto
introdurre il lettore ad individuare da subito lo spirito della raccolta di
fiabe, sottoposte alla lettura, e, soprattutto all' intelligenza del
lettore.
Oggi, ritengo di sollecitare il lettore,
bambino o adulto che sia, a riflettere sul tempo che viviamo e, dei valori
perduti.
Le fiabe sono, a mio avviso, lo strumento
più idoneo a farli rivivere ed assaporarne il gusto. Visto il degrado
sociale della società contemporanea, voglio cominciare col dire che: La
cultura non è una merce che si compra al mercato, ma la si conquista a
scuola, impegnandosi o anche autodidatticamente.
A quest'ultima maniera è
durissima d' acquisire; una volta però raggiunto un buon grado di cultura,
questa ti spinge sempre più a migliorarla per la giusta sete del sapere.
Poiché io stesso sono certo di non essere
colto ma con tanto desiderio di sapere, ho ideato,una rivista che vuole
essere un aiuto a quanti vogliano intraprendere la strada della conoscenza.
Questa ritengo che può essere diffusa, se pur in minima parte, dalla rivista
"La fenice": che di fiabe ne ha pubblicate già tante e proprio con l'
intervento diretto delle scuole.
Ed eccoci qui a parlare di fiabe, che
ripropongono soprattutto i valori perduti.
La fiaba dunque deve essere vista come il
mezzo che rifulge nell' animo del lettore, giacché questo è prima di ogni
altra cosa uomo, cittadino e componente della società in cui viviamo, perciò
autore, opportunamente ed individualmente rapportato al suo comportamento di
essere umano.
A questo mirano le favole da me raccolte
presso le persone anziane e trascritte per le generazioni che verranno,
proprio con lo stesso spirito di chi le ha conservate nella propria memoria,
limitandomi ad immettervi solo qualche espressione più attuale e
scaricandole di quelle tipiche dialettali dei veri narratori che le hanno
affidato a me per divulgarle, affinché ne beneficiassero tutti quanti ne
sono attratti.
Prefazione
alla prima Edizione
A volte, immergendo lo sguardo nell' ampio
e suggestivo panorama, che subito si offre al visitatore dall' alto dei
monti di Nocara o della vicina Colobraro, sembra essere cullati o portati
via, sulle ali del vento.
E' questa l'antica terra,da alcuni
denominata " l' Ellade" (vedi una memoria del grande poeta dell' Alto Jonio
Luigi Pace), in cui,come per incanto, la storia si è fermata e ha dato vita
a riti e leggende che ancora stentano a spegnersi ed alimentano la fantasia
di sognatori... Non v'è squarcio di cielo,sentiero, persino granello di
sabbia che non parli della famosa... Micena! Anche le flessioni dialettali
di questi posti riecheggiano un non so che dell' arcana musicalità dell'
antica Grecia, cosa che non è data scoprire e gustare in modo così intenso
altrove, in nessun'altra plaga della Lucania o della Calabria.
E' questo il substrato su cui si muove la
raccolta di fiabe di Pietro Giovanni Lucarelli, uno di quegli esponenti del
mondo letterario contemporaneo, che, vivendo a cavallo tra la terra di
Basilicata e la stessa Calabria, si è come " imbevuto" ( perché è stata la
suggestione ricevuta) delle leggende d' altri tempi sorte a piene mani nell'
ambiente natio e le ha donate tutte alla sua spigliata fantasia.
Ed il potere rievocativo del Lucarelli è
eccezionale, se si pensi che egli sia riuscito a penetrare ogni
narrazione"sgorgata" dalle labbra del vecchio o dell' uomo saggio d' un
tempo, per cogliere ogni particolare. Non solo. La partecipazione dell'
autore alle vicende è così viva da tramutarsi egli, non di rado, in uno
degli stessi protagonisti delle fiabe.
Ciò forse perché il Lucarelli ha vissuto
un' esistenza piena di significative esperienze, che sole possono dar vita al
mondo "aereo" delle fiabe.
Scrivono Beatrice Giordano e Luciano
Farchetti a tal proposito: " Ad una prima lettura, la fiaba sembrerebbe aver
poco da dire al bambino d' oggi, inserito in una società complessa e
mutevole, così lontana dal mondo fantastico presentato dalle fiabe. Ad un'
analisi più approfondita, essa può rivelarsi, invece, particolarmente vicina
al fanciullo.
E' quando emerge dagli studi di Bruno BETTELHEIM che, nell' introduzione al
suo libro "Il mondo incantato", dice a sua volta: "... Mi sono chiesto per quale motivo i bambini... trovano le fiabe popolari più
soddisfacenti... mi sono reso conto che esse iniziano dal punto in cui il
bambino si trova realmente nel suo essere psicologico ed emotivo.
Esse parlano delle sue gravi pressioni
interiori in modo che il bambino inconsciamente comprende e, senza sminuire
le violente lotte interiori che il processo di crescita comporta, offrono
esempi di soluzioni sia permanenti sia temporanee a pressanti
difficoltà...".
Bellissime ed estremamente significative
sono le tavole pittoriche di Luca Celano che illustrano le fiabe. In esse
c' è tutto il dramma della nostra gente, che è costretta a fuggire dai
campi per il mero reddito agrario e, nel contempo, un barlume di speranza
all' orizzonte. Sono figure di donne, direi quasi plastiche, quelle di Luca
Celano che esprimono il suo ricco mondo interiore, quell' interiorità che
bene si accompagna al senso magico della produzione del Lucarelli.
Lo stile è semplice. La narrazione è sempre
avvincente ed ogni fiabe si legge come... d'un fiato.
prof. Benito Lecce |
UNA DELLE RECENSIONI
Da il quotidiano Lucania del 7 agosto 1994
PRESENTATO UN LIBRO DI PIETRO LUCARELLI
LUCANIA: VERDE E MONTAGNE DIVENTANO IL VERO VOLTO
MATERA – Pietro G. Lucarelli – La Montagna Verde – L'Ellade Editrice – pag. 53 . L. 10.000.
Si è abituati a conoscere e a pensare ad una Lucania arida e desolata, terra di privazioni e di antichi bisogni, di povertà e di documentate miserie; un luogo della nostra Italia che la memoria sovente tralascia, dimentica, fuori dalla Storia e priva di retaggio. Benvenuto, allora questo libro di Lucarelli che di questa regione ci offre il volto più vero, più caro; che la riscatta dalla vecchia e ingiusta incomprensione, che la riporta alla luce del suo essere più profondo e la consegna al lettore nitida, senza capacità di luoghi comuni e scontati.
La Lucania è anche verde, ricca di foreste e montagne, di sentieri liberi e sicuri, in cui l'uomo passa con la sua tradizione e i suoi tempi.
Sono nove i racconti fissati in questi breve volume e sono venuti a noi sul moto del vento, dell'oralità. Le ha narrate la vecchia bocca dei padri, del desiderio che ai figli giungesse la luce della verità, dell'insegnamento.
Ma quale insegnamento? Il più antico, il più vicino al cuore umano: il mito, la favola, la leggenda. Ci viene detto ancora e sempre qualcosa, perché noi, distratti uomini moderni, impariamo noi stessi e il mondo, attraverso l'occhio del bambino che fummo e che forse saremo se riusciremo ad ascoltare, ad accettare la nostra provenienza.
I miti ci affiancano ancora. I nostri sono diversi da quelli dei nostri nonni: complicati, difficili da interpretare, da emulare. Sono miti "vani", che non ci dicono molto, non ci raccontano la vita.
Sono "fuori di noi", fuori dal cuore. Sono miti luccicanti e persi, bagliori di un lampo che presto esaurisce la propria energia.
"Andrea e la sua vigna", "La montagna verde", "L'uomo creduto orso", raccontano invece la favola bella dell'essere del suo passato, fermando il presente per un migliore avvenire.
Le leggende insegnano ancora: il bene, il male, il dolore e la gioia, il premio del buono, castigo del malvagio.
E nella terra lucana la leggenda fiorisce così.
Colobraro, paese natale dell'Autore, ritorna spesso nei racconti; ma è solo un riferimento, un punto nel mondo.
La sapienza di un popolo non può avere patrie. Il pensiero contadino, poi, si fissa alla terra, alla ricchezza che da essa proviene, al sangue della tradizione che sempre l'attraversa.
Molto dello spirito di chi lavorò e sudò su quelle zolle rapisce chi legge e gli dona un briciolo di lontana memoria.
Lo stile è di una semplicità che incanta, forse che indispettisce il contemporaneo uso di vomitare parole. Non si racconta niente di più e niente di meno.
Una frase si unisce ad un'altra senza fatica, come in un linguaggio parlato o pensato, spoglio e fecondo.
Si vorrebbe concludere la lettura come si conclude una di queste favole: "…e vedeva il mondo con occhi dell'amore di Dio. Tutto era molto bello…". Come se si fosse riusciti a ripescare la vita dei mille vortici che la assediano, che la sciupano. Come se qualcosa del tempo si fosse fermato con noi e ci avesse donato il suo bisogno d'eternità.
Il volume è arricchito da alcune immagini riproducenti quadri di Luca Celano. Colori e ambienti del Sud, creature e simboli di una terra incantata: questo il corredo essenziale, che va a confermare lo scritto fantastico e leggero.
Teodorico Carbone
PREFAZIONE
del Prof. Giovanni Latronico.
In una società,come l'attuale, in cui l'assioma "homo homini lupus" ed in cui l'osservanza della legge consiste nel
non farsi cogliere in flagranza di reato, l'uomo, è nella nebbia, uno non
vede l'altro, ognuno è solo. In tanta desolazione, per elevare l' animo a
nobili sentimenti e per recuperare l'innocenza perduta della lontana
infanzia,emerge, nel deserto dell' arida spiritualità, la granitica
cattedrale de "La Montagna Verde" di Pietro Giovanni Lucarelli. Nel
passaggio dall' era atomica, dei tempi moderni, all'età dell'oro, dei tempi
antichi.
Questa seconda edizione non è una copia
della prima, bensì una "full immersion" nell'archivio della memoria
storica di Rocco Lucarelli, padre del nostro autore, che affonda le sue
radici nella notte dei tempi, quando il tutto era tramandato oralmente, a
braccio, di padre in figlio.
I vari racconti vanno controcorrente, in ogni
senso, anche in quello letterario. Più che la ricercatezza stilistica della
veste formale, qui s'impone l'immediatezza linguistica del sapido
contenuto.
Ogni racconto è una parabola, un messaggio,
un insegnamento di vita. Rifacendosi, con nostalgia, ai bei tempi andati,
tornano a nuova vita ideali infranti, valori sopiti, tradizioni dimenticate,
usi e costumi rimossi ma non annullati dall' incuria del tempo e dalla
lontananza dello spazio.
Spazio e tempo sono sospesi sulle cime ed
intorno al ferro di cavallo de "La Montagna Verde": idolatrata ed
immortalata nell' incantesimo della fiaba. Mille globuli rossi vi
serpeggiano, tra gli arbusti, per dar vita ad una nuova era, fatta di bontà,
di schiettezza e d'amore non solo per il prossimo, ma anche per gli
animali.
La barchetta di Ulisse vacilla nella tempesta, ma tende al mare,
se pur lo teme. In alto brilla il faro de "La Montagna Verde" che attira il
naufrago, allo stremo delle proprie forze.
XI La nebbia delle umane passioni è
qui sconfitta da esempi di vita vissuta e da egregie passioni, che
continueranno a vivere,finché, sulla terra, pur errando, l' uomo s'
attarderà nella lettura de " La Montagna Verde", quale meta suprema.
Le favole di Pietro Lucarelli sono di
sapore metafisico, nel senso che trascendono la realtà,approdano ad un
significato traslato, metaforico, surreale.
Quanto più il linguaggio è
realistico, crudo, tanto o il significato è evanescente, sognante, remoto.
Le parole non sono segni, bensì pietre miliari, che esplodono come lapilli e
che si imprimono nella mente come immagini apocalittiche. Non per nulla gli
studenti delle varie scuole le hanno tradotte in fumetti. Animali che
parlano, piante che camminano, uomini-orsi e principi che, seguendo gli
insegnamenti della fenice, dominano con umanità, clemenza e giustizia.
Le
principesse poi sono la personificazione di fronne D'Alihia e richiamano
alla mente il ciclo di "Amore tra gli ulivi" di Gianni Latronico, parallelo
alle fiabe de "La fenice".
Si tratta dell'opera nell'opera, non come
mera illustrazione, ma come un' espressione parallela, nell' unico quadretto
rustico, di natura bucolica, agreste ed idilliaca. Ai tempi di nonno Rocco
tutto era genuino, disinteressato e schietto. Era l' epoca del baratto,
senza la febbre del vile danaro, del falso progresso e del disagio sociale.
Titiro suonava il flauto all'ombra di una quercia ed il pastore favellava
con la luna.
Foreste cristallizzate, città inquinate, tangentopoli
imperversanti gettano nello sconforto anche gli uomini più battaglieri.
Quando il cielo si oscura, c' è sempre un raggio di sole, che fa capolino
tra le nuvole, lasciando intravedere la cima della mitica montagna. Il verde
dei suoi boschi è simbolo di speranza, mentre il giallo dei suoi girasoli è
il simbolo di salvezza.
Il binomio materia-spirito è condensato in quella
morale che chiude ogni racconto.
Nei momenti di tristezza, noia,
abbandono,basterà sfogliare le pagine de " La Montagna Verde", per sentirsi
trasportato in una dimensione surreale, sognare un mondo diverso ed elevare
l' animo agli antichi ideali, resi immortali dall' incanto della parola e
dal fascino delle immagini.
continua a pagina 27 |