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LA MONTAGNA VERDE seconda Edizione
FAVOLE
di Pietro Giovanni Lucarelli

IL REGNO DI GEA
(Il principe verde e la sua fuga
dalla realtà che lo circonda)

Correva il suo 57° anno, quando, a termine di una lunga ed estenuante fatica, il principe decide di allontanarsi da chi lo circondava, per cercarsi una meta nuova e a lui confacente.
Dopo un lungo girovagare nella selva dei suoi pensieri si trova davanti ad una quercia dotata di una immensa chioma e con una grandissima circonferenza del fusto, ove una fessura a grandezza d' uomo fa capire che tra le sue radici c' è qualche vuoto tutto da scoprire, in quanto una parte morta della quercia fa da cassa di risonanza.
Il principe lo scopre e, stanco del suo girovagare, si ferma a sedere su una grossa radice affiorante per riposare e, nel tamburellare con le dita quella parte secca della quercia, l'intuizione del vuoto è ormai una conferma. Prova con un piede a spingere all'interno ed ecco che una fessura si apre e un nuovo mondo si presenta ai suoi occhi.
Lo avvolge uno sfavillare di colori, di esseri viventi di moltissime specie che si muovono in armonia, di luci tenui ed inoffensive ai suoi occhi, di un'aria pura ed invitante: il principe si interroga e all'istante decide di fermarsi in quel mondo, perché lo ritiene ideale. Eraevidente che quello era il regno degli animali non al servizio dell'uomo: a regnarvi non era la violenza o l'aggressione, ma la concordia e l'armonia. In quel mondo si vedeva finalmente realizzato e pronto a collaborare con tutti.
Tutto questo perché aveva abbandonato i suoi simili e scelto per nuovi compagni creature diverse e non del suo regno. Il principe si chiede e si risponde: "Ormai non sono più miei gli individui divisi in due o tre categorie; i guerreggianti sono i più numerosi, i pacifici una minoranza assai esigua, i perdenti non si contano più. Dunque, io - parlando direttamente a quegli esseri - andavo dicendo: "Scelgo voi, perché il vostro fare mi piace e coincide col mio, perciò se mi accettate, sarò sempre dei vostri".
Anche quegli amici non esitarono ad accettarlo come nuovo venuto e, in tale veste, il principe degli uomini divenne principe solo di se stesso.
Cominciò, dunque, ad immedesimarsi in quel popolo e la sua vita cambiò proprio nel modo desiderato: parlava col proprio io ed era soddisfatto in tutto. I dialoghi che andava facendo con questo o quel soggetto erano condivisi ed ascoltati nella maggioranza dei casi; c'era naturalmente chi tirava dritto per la sua strada senza ascoltarlo e questo lo convinceva sempre più che la sua filosofia era era quella giusta, perché bisogna rispettare tutti in tutto. Il primo dialogo lo ebbe con Feronia, un coleottero che celava il volto di Giunone. Vediamo ora il susseguirsi dei discorsi.
IL PRINCIPE:
Salute a te, lavoratrice delle più discrete, posso conoscere donde tu vieni?
IL COLEOTTERO:

Sono Giunone, la dea adorata nelle Paludi Pontine, ho abbandonato l'Olimpo per il regno di Gea, proprio come te, visto che gli uomini non accolgono gli dei.

- Il principe passa oltre ed incontra "Cantaride lo scarabeo", il quale si domanda che motivo avesse una creatura della luce di trovarsi in sì tenebroso sito -

IL PRINCIPE:
Idis, non aver paura, non sono qui, per trasformarti in polverina afrodisiaca, ma per esserti amico.
LA DEA IDIS:
Senti, senti la creatura della luce vuole essermi amica, allora questa amicizia ha qualche altro fine!
IL PRINCIPE:

Ma no, no, io sono in esilio di mia volontà, proprio perché il luogo donde vengo non mi piace più come prima.
LA DEA IDIS:

Non mi convinci, perché non è nell'indole di coloro che vivono nella luce nascondere i fini reali delle loro azioni.

- Il principe annuisce quasi a conferma di quella tesi, ma passa oltre ed incontra un virgulto e lo sfiora con una mano, e il suo profumo lo inonda -

IL PRINCIPE:
Chi sei? Dimmi il tuo nome
DAFNE:
Sono Dafne, figlia di Peneo, amata da Apollo e tramutata in alloro. Dopo il grande amore rifuggo dagli uomini, proprio come fai tu.
IL PRINCIPE:
Come ti capisco, cara amica, - conferma il principe e continua il suo cammino; ma ecco che incontra Orittèropo detto vomere dell'Africa.
IL PRINCIPE:
Tu non sei il famoso scavatore di gallerie, quello che alleggerisce le riserve dei lavoratori?
ORITTEROPO:

Sono Orittèropo ed anch'io devo mangiare, perciò lasciami scavare, basta non guardarmi e passare avanti.
IL PRINCIPE:

- A queste parole scuote il capo e passa oltre, dicendo a se stesso: "Chissà a cosa pensava il buon Dio, quando creò il mondo !" - . Cammina ancora un po' ed incontra Dinastide, lo scarabeo Ercole, che fa mostra di sé e del suo corno ricurvo, immediatamente però si alza in volo, ronzando fortemente, quasi a voler dire:" Dove vai, non vedi che è un mondo non tuo?".

IL PRINCIPE:
Certo, grande Ercole , vedo però che anche tu lo abiti.- Il discorso finisce qui, perché una larva delle cicale 'Orni', che vivono nel meridione d'Italia e che si nutrono di linfa di frassini (fraxinus ornus) da cui prendono il nome, lo interrompe - .
LA CICALA:
Ehi tu, essere della luce, cosa fai in questo loco?
IL PRINCIPE:
Sono alla ricerca di nuovi amici che non siano del regno dei morti viventi.
LA CICALA:
Screanzato che non sei altro, noi diamo la vita per allietare le ore del giorno ed anche della sera, nel periodo delle grandi calure, e tu ci ripudi e ci chiami persino morti viventi, oltre ad escluderci dalla cerchia dei tuoi amici ideali, solo perché la parte più lunga della nostra vita la passiamo a rigenerarci nel ventre di Gea, per poi tornare a cantare di nuovo sotto il sole .
IL PRINCIPE:
No, cara amica, hai inteso male, non intendevo certo il regno delle cicale, ma degli uomini, donde vengo, che della vita sanno solo imitar gli zombi!.
LA CICALA :
Ho capito, tu vieni dai Phaiàkes, gente molle ed oziosa, non certo come noi. Vai pure amico e scegliti gli amici che vuoi.
IL PRINCIPE:
- Riprende il cammino, giunge ad un incrocio e trova Galinzia, figlia di Preto, che Era aveva trasformata in donnola; la saluta, dicendo - : "Salute a te, o bellissima giovinetta" - e lei, con uno svolazzo della vaporosa coda , ricambia.

Ma ecco che giunge Napee la ninfa delle Valli, accompagnata da Norzia la dea del destino. Entrambe salutano i due colloquianti, il principe si sposta, per dare il passo alle due dame, queste ammirano il gesto e ringraziano a loro volta. Ecco che il principe interviene ancora e chiede di poter beneficiare di qualche lume che le loro graziose persone vogliono dargli ... -

NORZIA:
Dimmi straniero, cosa vuoi sapere?
ILPRINCIPE:
- Sono qui per sfuggire all' abulia e poca lungimiranza dei miei vecchi amici. Desidero, dunque, conoscere la strada da seguire per raggiungere questa meta.
LA DEA:
- E' necessario che tu percorra fino in fondo questa strada che porta al fiume Lete, lì ti fermerai ed esaminerai tutta la tua esistenza. Se in questa non trovi una sola virtù da ricordare, tuffati pure nel fiume e all' istante tutto dimenticherai; ma se ti risulta il contrario, ripercorri i tuoi passi e ritorna a godere della luce del creato.
IL PRINCIPE:
- Percorre la strada indicata, ma altre figure si presentano a lui ed ognuna di loro dà un suo giudizio e consiglio. In lontananza già si vede un gran corteo che procede verso di lui, in testa al quale vi era Serapide dio dell' oltretomba. Il principe gli va incontro e gli dice: Divino, so della tua potenza di oracolo e di guaritore, dammi un segno per trovare validi amici.
SERAPIDE:
- Accodati al mio corteo e, durante le feste serapee, capirai il motivo che spinge gli uomini a gongolarsi nel dolce far niente.

- Il principe, incuriositosi di tanta certezza, si accoda e segue il corteo. Giunto questo in uno spiazzo infinito, trova lì una moltitudine di gente intenta a gozzovigliare e ad immergersi nella promiscuità più spasmodica ed assoluta.
Non erano pochi neppure coloro che si autoprocuravano il piacere sessuale, usando impropriamente se stessi. La sporcizia era tale da far vomitare, a tutti però la gioia del godimento fuoriusciva da ogni poro della pelle. Al centro della convulsa mischia c'era Anteros figlio di Eros e di Afrodite, dio vendicatore dell'amore. Più in là troneggiava invece il gigante Antero, figlio di Gea, che collezionava teschi umani, scegliendoli tra i visitatori in festa.

SERAPIDE:
-Hai dunque capito perché la gente vuol vivere senza regole? - Chiede al suo nuovo osservatore con aria trasognante.
IL PRINCIPE:
- Ho capito, ma preferisco le regole a questa promiscuità e ritorno donde son venuto. - A questo punto compare una tenue luce in lontananza, che lo invita a risalire. Il principe, ancora incredulo, si chiede chi poteva essere quella luce e in quello stesso istante una voce dal di dentro del proprio io gli dice: " Sono la tua coscienza che ti chiama e ti invita a tornare alla luce del sole". A questo richiamo si strofina il viso e dice a se stesso - : " Vedi, mio caro, puoi benissimo vivere al meglio, pur non curandoti di loro. Guarda e passa" -.

IL PRINCIPE RINATO:

D'ora in avanti
lucie sperluci
solo per chi amar ti può,
anima incompresa.

Non angosciarti ma guarda e passa,

per loro è già notte,

il tuo amor destarli non può.

Sono animelle,
invecchiate anzitempo,
a cui la luce venir non può.

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