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LA MONTAGNA VERDE seconda Edizione
FAVOLE
di Pietro Giovanni Lucarelli

continua da pag. 27

LA FORESTA INCANTATA

In una bellissima mattinata di maggio, una famigliola decide di trascorrere l' intero giorno in una foresta di querce millenarie,con una sorgente di acqua purissima, pertanto si era attrezzata per raggiungere quel posto ideale.
Giunta in una radura, attraversata da un ruscelletto dalle " trigelle acque", nota che queste erano purissime e risplendevano al sole come una larga striscia di cristallo.
Al centro della radura troneggiava un'immensa quercia.
Piazzate tutte le loro cose, per vivere per qualche tempo all'ombra di quel possente albero, il papà estrae dal suo zaino il piffero e si mette a suonare, la mamma e la figlia, già  signorinella, si accingono a raccogliere fiorellini qua e là; le due donne si allontanano un bel pò dal papà e dal figlioletto, rimasto con lui,quand'ecco che all'istante si trovano davanti a un rosaio, un "Saccapaglière", cioè delle rose selvatiche.
Di queste ne raccolgono molte, ma la mamma ne dispone alcune tra i capelli della ragazza e i suoi, poiché il colore carneo e il profumo che emanavano era invitante ed irresistibile; la donna poi decide di "agghindare" anche il marito e lo stesso bimbo. Averman, il marito, lascia fare ed abbandona la sua musica; la donna, ad opera finita, lo invita a specchiarsi nelle acque del ruscelletto.
L'uomo prende per mano il piccolo Elfi e la moglie Giada, mentre la ragazza afferra la mano di Giada e tutti e quattro si portano vicino all' acqua. A questo punto si trovano in un mondo meraviglioso, con cielo e terra che formano un tutt'uno, con essi al centro.
Per il papà, tutto questo è veramente una favola! Sempre tenendosi mano nella mano, si allontanano dall'acqua del ruscello e vanno verso la quercia, ma quando

decidono tutti insieme di abbracciarla, si accorgono che le braccia non bastano. E' allora che Aja, la ragazza, suggerisce di contare i passi che occorrono per misurare il perimetro della quercia.
E' lei la capo fila e, quando termina il giro, si dirige verso il punto dove erano le cibarie portate da casa, seguita da mamma e papà, mentre il piccolo Elfi, come assente, continua a girare attorno all' albero in una folle corsa, ridacchiando in un modo frenetico.
Tutti si divertivano e ridevano con lui, ma ad un tratto Elfi non si vide più, mentre si udivano lontane le sue risate.I tre rimangono allibiti, gridano e chiamano il nome di Elfi come matti intorno alla quercia; di Elfi nessuna traccia fisica, ma solo una tenua risata.
I genitori trascorrono il resto della loro vita a piangere il loro bambino, ad attenderlo come se fosse il primo giorno.Elfi invece viene a trovarsi in una dimensione a lui sconosciuta, ma la sua tenera età non gli crea alcun problema.
Gli rimane però solo la visione di una favola riflessa nell' acqua che il papà gli ha fatto appena vedere, con la sola differenza che nella nuova situazione non vi sono bambini, mentre lui stesso si vede già grande, attorniato solo da persone vecchissime, ma arzille come fanciulli.
Tutti in questa diversa dimensione di vita, si dichiarano suoi parenti,dicono: io sono il papà di tuo nonno, io sono la bisnonna di tua madre, e così via.
Tutti insomma si divertono a giocare con lui, ma dopo un po' arriva il più vecchio di tutti, severissimo in volto, che rimprovera tutti quei nonnini e dice: non avete ancora capito che qui il tempo non passa?
La mamma di questo bimbo piange da quarant'anni! Batte allora le mani ed Elfi si trova nuovamente insieme con papà e mamma ma con quarant'anni sulle spalle.

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