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LA FORESTA INCANTATA
In una bellissima mattinata di maggio, una
famigliola decide di trascorrere l' intero giorno in una foresta di querce
millenarie,con una sorgente di acqua purissima, pertanto si era attrezzata
per raggiungere quel posto ideale.
Giunta in una radura, attraversata da un
ruscelletto dalle " trigelle acque", nota che queste erano purissime e
risplendevano al sole come una larga striscia di cristallo.
Al centro della radura troneggiava
un'immensa quercia.
Piazzate tutte le loro cose, per vivere per
qualche tempo all'ombra di quel possente albero, il papà estrae dal suo
zaino il piffero e si mette a suonare, la mamma e la figlia, già
signorinella, si accingono a raccogliere fiorellini qua e là; le due donne si
allontanano un bel pò dal papà e dal figlioletto, rimasto con lui,quand'ecco
che all'istante si trovano davanti a un rosaio, un "Saccapaglière", cioè
delle rose selvatiche.
Di queste ne raccolgono molte, ma la mamma
ne dispone alcune tra i capelli della ragazza e i suoi, poiché il colore
carneo e il profumo che emanavano era invitante ed irresistibile; la donna
poi decide di "agghindare" anche il marito e lo stesso bimbo. Averman, il
marito, lascia fare ed abbandona la sua musica; la donna, ad opera finita,
lo invita a specchiarsi nelle acque del ruscelletto.
L'uomo prende per mano il piccolo Elfi e la
moglie Giada, mentre la ragazza afferra la mano di Giada e tutti e quattro
si portano vicino all' acqua. A questo punto si trovano in un mondo
meraviglioso, con cielo e terra che formano un tutt'uno, con essi al centro.
Per il papà, tutto questo è veramente una favola! Sempre tenendosi mano
nella mano, si allontanano dall'acqua del ruscello e vanno verso la quercia,
ma quando
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decidono tutti
insieme di abbracciarla, si accorgono che le braccia non bastano. E' allora
che Aja, la ragazza, suggerisce di contare i passi che occorrono per
misurare il perimetro della quercia.
E' lei la capo fila e, quando termina il
giro, si dirige verso il punto dove erano le cibarie portate da casa,
seguita da mamma e papà, mentre il piccolo Elfi, come assente, continua a
girare attorno all' albero in una folle corsa, ridacchiando in un
modo frenetico.
Tutti si divertivano e ridevano con lui, ma
ad un tratto Elfi non si vide più, mentre si udivano lontane le sue risate.I
tre rimangono allibiti, gridano e chiamano il nome di Elfi come matti
intorno alla quercia; di Elfi nessuna traccia fisica, ma solo una tenua
risata.
I genitori trascorrono il resto della loro
vita a piangere il loro bambino, ad attenderlo come se fosse il primo giorno.Elfi
invece viene a trovarsi in una dimensione a lui sconosciuta, ma la sua
tenera età non gli crea alcun problema.
Gli rimane però solo la visione di una
favola riflessa nell' acqua che il papà gli ha fatto appena vedere, con la
sola differenza che nella nuova situazione non vi sono bambini, mentre lui
stesso si vede già grande, attorniato solo da persone vecchissime, ma
arzille come fanciulli.
Tutti in questa diversa dimensione di vita,
si dichiarano suoi parenti,dicono: io sono il papà di tuo nonno, io sono la
bisnonna di tua madre, e così via.
Tutti insomma si divertono a giocare con
lui, ma dopo un po' arriva il più vecchio di tutti, severissimo in volto,
che rimprovera tutti quei nonnini e dice: non avete ancora capito che qui il
tempo non passa?
La mamma di questo bimbo piange da quarant'anni!
Batte allora le mani ed Elfi si trova nuovamente insieme con papà e mamma ma
con quarant'anni sulle spalle.
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