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Jedy
(Incantesimi femminili-Opera di Antonella Pagano)
JEDY
Tanto tempo fa, nel castello d'un paesino
di alta collina,Jedy viveva il suo grande amore. Jedy era una fanciulla
d'animo buono, affettuosa di carattere disponibile verso tutte le creature
della terra.Amava trascorrere il suo tempo libero su una grande roccia
monolitica che, con la sua struttura terminale, formava un naturale
anfiteatro; lì Jedy accoglieva i suoi amici, lì, dava loro del cibo e ne
dava a ciascuno secondo la specie.
Amava parlare ed anche cantare; appena
cominciava a farlo, la grande roccia si popolava di animali piccoli e
grandi,docili e feroci, innocui e velenosi.
Tutti si fermavano a breve
distanza da lei, come se fosse un pubblico di eccezione.
Dopo aver cantato o
chiacchierato, passava a distribuire il cibo, che Coco, il servitore del suo
Castello, accompagnandola, aveva portato li.
Cominciava sempre dalla Regina del Cielo "l'Aquila Reale", mia cara regina, che dal cielo scruti i misteri della
terra, accetta questo cibo e riposa le tue ali", e giù un pezzo di carne. Poi
al cane e al lupo dava del pane; ai colombi dava granaglie;ai gatti ed ai
topi del formaggio; ai rettili e alle lucertole dava molliche; al morbido
scoiattolo noccioline; al candido coniglio, che attirava vicino, dava delle
erbette, graminacee appena raccolte.
Su quella roccia tutti diventavano amici;
l'Aquila non attaccava il coniglio o il rettile; il cane non ringhiava al
gatto e quest'ultimo non insidiava il topo; il riccio non mangiava le
lucertole; lo scoiattolo se ne stava calmo ed attento con le orecchie tese e
gli occhi vispi; intanto la cinciallegra esibiva le sue danze, alla
melodiosa voce di Jedy. |
Quando Jedy ripiegava
la "salvietta" delle provviste, divenuta vuota, tutti chinavano il capo e
prendevano congedo da lei; l'ultimo era sempre il rettile, di color
cammello, che fino a quel momento aveva mantenuto la metà del suo corpo in
una spirale, poggiato sulla roccia e l' altra metà in aria quasi dritta, si
avvicinato di più a Jedy.
Mantenendo la metà del corpo dritto, poi chinava la testa fin quasi a
toccare la terra, formando un collo di cigno, aspettava in quella posizione
che la fanciulla lo congedasse.
Allora Jedy, con voce soave, gli diceva: " Va'i amico mio, non è vero
che chi poggia il ventre sulla terra è necessariamente viscido", il
Serpente, allora andava via. Ma Jedy un giorno fu trovata in lacrime, gli
animali non udivano la sua voce, solo singhiozzi;si presentarono dunque
tutti, e quando Jedy si accorse che erano là, tra le lacrime, disse
loro:"Amici carissimi, il mio cuore piange l' amore che non torna più. Ato
DeWoto, mio promesso sposo è morto in battaglia ed io muoio di dolore".
Tutti piansero con lei e le lacrime della fanciulla, unite a quelle degli
animali, confluirono nell' unica crepa della roccia, ove il vento aveva
portato,insieme alle piogge, un po' di umus.
Là era anche il rifugio dei rettili e di altri insetti, di là, d'incanto,
sbocciò un'orchidea bellissima.
Alla vista di quel prodigio, di quel bel fiore sbocciato da un'arida, dura,
sterile roccia, Jedy pregò tutti i suoi amici perché proteggessero quel
fiore e assegnò a ciascuno di loro un compito. Il cane, amico sincero, si
avvicinò per primo e le leccò il faccino; lei gli disse: " Quando tu sei
vicino a questo fiore, fa' come se fosse io".
Quando ad ognuno fu assegnato il compito opportuno, si avvicinò anche il
grosso serpente che, con gli occhietti lucidi e il collo teso, aspettò che
Jedy gli desse il consiglio e il compito. Jedy dunque gli disse: "Per amore
si può morire, perciò, ti prego, amico mio, se qualcuno tenterà di recidere
questa orchidea non risparmiare il tuo veleno".
Il rettile, avvicinandosi ancora un po' alla fanciulla, abbassò più del
solito la testa e si ritirò nella roccia.
Fu così che il grande amore di Jedy e dei suoi amici generò e curò quel raro
fiore.
continua a
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