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LA MONTAGNA VERDE seconda Edizione
FAVOLE
di Pietro Giovanni Lucarelli

continua da pag. 28


Jedy
(Incantesimi femminili-Opera di Antonella Pagano)

JEDY

Tanto tempo fa, nel castello d'un paesino di alta collina,Jedy viveva il suo grande amore. Jedy era  una fanciulla d'animo buono, affettuosa di carattere disponibile verso tutte le creature della terra.Amava trascorrere il suo tempo libero su una grande roccia monolitica che, con la sua struttura terminale, formava un naturale anfiteatro; lì Jedy accoglieva i suoi amici, lì, dava loro del cibo e ne dava a ciascuno secondo la specie.
Amava parlare ed anche cantare; appena cominciava a farlo, la grande roccia si popolava di animali piccoli e grandi,docili e feroci, innocui e velenosi.
Tutti si fermavano a breve distanza da lei, come se fosse un pubblico di eccezione.
Dopo aver cantato o chiacchierato, passava a distribuire il cibo, che Coco, il servitore del suo Castello, accompagnandola, aveva portato li.
Cominciava sempre dalla Regina del Cielo "l'Aquila Reale", mia cara regina, che dal cielo scruti i misteri della terra, accetta questo cibo e riposa le tue ali", e giù un pezzo di carne. Poi al cane e al lupo dava del pane; ai colombi dava granaglie;ai gatti ed ai topi del formaggio; ai rettili e alle lucertole dava molliche; al morbido scoiattolo noccioline; al candido coniglio, che attirava vicino, dava delle erbette, graminacee appena raccolte.
Su quella roccia tutti diventavano amici; l'Aquila non attaccava il coniglio o il rettile; il cane non ringhiava al gatto e quest'ultimo non insidiava il topo; il riccio non mangiava le lucertole; lo scoiattolo se ne stava calmo ed attento con le orecchie tese e gli occhi vispi; intanto la cinciallegra esibiva le sue danze, alla melodiosa voce di Jedy.

Quando Jedy ripiegava la "salvietta" delle provviste, divenuta vuota, tutti chinavano il capo e prendevano congedo da lei; l'ultimo era sempre il rettile, di color cammello, che fino a quel momento aveva mantenuto la metà del suo corpo in una spirale, poggiato sulla roccia e l' altra metà in aria quasi dritta, si avvicinato di più a Jedy.
Mantenendo la metà del corpo dritto, poi chinava la testa fin quasi a toccare la terra, formando un collo di cigno, aspettava in quella posizione che la fanciulla  lo congedasse.
Allora Jedy, con voce soave, gli diceva: " Va'i amico mio, non è vero che chi poggia il ventre sulla terra è necessariamente viscido", il Serpente, allora andava via. Ma Jedy un giorno fu trovata in lacrime, gli animali non udivano la sua voce, solo singhiozzi;si presentarono dunque tutti, e quando Jedy si accorse che erano là, tra le lacrime, disse loro:"Amici carissimi, il mio cuore piange l' amore che non torna più. Ato DeWoto, mio promesso sposo è morto in battaglia ed io muoio di dolore".
Tutti  piansero con lei e le lacrime della fanciulla, unite a quelle degli animali, confluirono nell' unica crepa della roccia, ove il vento aveva portato,insieme alle piogge, un po' di umus.
Là era anche il rifugio dei rettili e di altri insetti, di là, d'incanto, sbocciò un'orchidea bellissima.
Alla vista di quel prodigio, di quel bel fiore sbocciato da un'arida, dura, sterile roccia, Jedy pregò tutti i suoi amici perché proteggessero quel fiore e assegnò a ciascuno di loro un compito. Il cane, amico sincero, si avvicinò per primo e le leccò il faccino; lei gli disse: " Quando tu sei vicino a questo fiore, fa' come se fosse io".
Quando ad ognuno fu assegnato il compito opportuno, si avvicinò anche il grosso serpente che, con gli occhietti lucidi e il collo teso, aspettò che Jedy gli desse il consiglio e il compito. Jedy dunque gli disse: "Per amore si può morire, perciò, ti prego, amico mio, se qualcuno tenterà di recidere questa orchidea non risparmiare il tuo veleno".
Il rettile, avvicinandosi ancora un po' alla fanciulla, abbassò più del solito la testa e si ritirò nella roccia.
Fu così che il grande amore di Jedy e dei suoi amici generò e curò quel raro fiore.

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