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Editoriale
I GIORNI DELLA MERLA E LE CATASTROFE ANNUNCIATE
di Pietro Giovanni Lucarelli

I giorni della merla sono passati con il tepore di un inizio d'estate. Tali giorni si riferiscono agli ultimi tre del mese di gennaio, ritenuti i più freddi dell'anno.
Il 2007, invece, ha regalato non solo i detti tre giorni della merla di caldo quasi estivo, ma molto di più.
Tanto che questo fatto ha scatenato "l'io" dei climatologi, i quali hanno terrorizzato tutti con le loro catastrofiche previsioni. Intere città che verrebbero sommerse nel giro di pochi decenni dalle acque: Venezia, Livorno, ecc. Ha pesato ancor più il grave vaticinio che previsioni dell'innalzamento della temperatura di solo tre gradi sullo stesso genere umano porterebbe dei rischi.
Hanno detto i tanti scienziati convenuti al convegno di Parigi che, se il pianeta si surriscalderà di 4 gradi, il genere umano, nel 2100, sarà a rischio estinzione, senza minimamente pensare che il clima non è legato solo allo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia o a quello dei poli.
Vi è un imperscrutabile disegno, o se volete, un evento che passa su ogni essere senza alcun problema e stravolge tutti i piani e previsioni che l'uomo fa. 
Naturalmente gli uomini di questo non tengono conto, perché sono esseri superiori, e secondo ognuno di noi gli eventi naturali vengono creati nei laboratori, manipolati a proprio piacimento.
Quindi, si può agevolmente scegliere questo o quell'evento che maggiormente aggrada all'uomo.
Tanto tutto passa, la vita stessa va esaurendosi senza tener conto di questo o quel ritrovato della scienza che la rende più lunga.
Ecco, forse è questo il motivo per cui l'uomo si autodistrugge senza neppure accorgersi di essere lui stesso la causa del proprio male. Come preservarci di fronte a tali problemi che ci poniamo continuamente?
Certo è che se fossimo al punto giusto riflessivi, queste cose le eviteremmo anche

con facilità, visto che il Creatore ci ha elargito il senno e l'intelligenza.
Detto questo, non aspettiamo che un nuovo tsunami arrivi e capovolga tutto quello che l'uomo ha creato per vivere agiatamente. Quindi, ripariamoci, prevedendo per tempo le cose che non vogliamo che accadano: non basta che tutti preghino invochino aiuto verso Colui che prima  ignoravano, quando tutto era riconducibile alla scienza e alla capacità dell'uomo.
Questo animale intelligente che si auto-gestisce, governa e crede anche di farlo bene, deve anche riconoscere le colpe dell'innata avidità che lo contraddistingue.
A proposito di ciò vediamo che la storia ci riporta continui e circostanziati eventi che si ripetono, si trasformano, ma non finiscono: ve ne sono sempre di nuovi e più cruenti.
Pertanto, pensiamo a contribuire il meno possibile al degrado dell'habitat a noi concesso dal Buon Dio: il clima si conforma a precisi input provenienti dalla conformazione del pianeta; e più gli uomini contribuiscono al degrado, come pure gli agenti atmosferici, più si acuiscono gli sbalzi termici.
Se teniamo conto di tutto questo forse anche i climatologi non avranno tanto da imbastire sulle loro teorie dello scongelamento dei ghiacciai. Questi ultimi resisterebbero ancor più e forse i periodi di caldo fuori stagione si normalizzerebbero e la "merla" tornerà a riscaldarsi nei fumaioli delle città come ci racconta la favola.
La neve cadrà, i ghiacciai si ricomporranno, il creato riprenderà il suo ritmo perfetto e gli uomini torneranno a vivere agevolmente.
Comunque, non deliriamo, amiamo la terra che ci nutre e sopporta anche quando la violentiamo inopportunamente; guardiamoci intorno, agiamo di conseguenza, non culliamoci in trastulli inutili, ma agiamo concretamente e positivamente: questo ci serve e non le catastrofi previste.

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