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LA MONTAGNA VERDE seconda Edizione
FAVOLE
di Pietro Giovanni Lucarelli

continua da pag. 29


Opera di Gianni Latronico

LA MONTAGNA VERDE

Con la venuta dell'uomo sulla terra, nacque dal re Escaton e da Lutmond un principe tenebroso, Moloch, che con le sue scorribande - incursioni portava solo morte alla gente che incontrava e pretendeva per omaggio alla sua discendenza divina, sacrifici umani.
Teneva, quindi, soggiogate tutte le genti che vivevano sulle terre che riusciva a battere con il suo esercito: chiunque veniva catturato dalla sua vista doveva diventare sua proprietà e ne doveva possedere  anima e corpo, (oggi diremo solo il corpo). Questo principe "invasato" dal demonio, aveva una famiglia formata da: Uri la moglie, Era la prima figlia, Carbolo, primo figlio maschio, Anoetico, secondo figlio maschio ed Aloe, seconda figlia, ossia la quarta in ordine di nascita.
I quattro figli germani, educati da Uri (donna forte nella purezza e nella lunga verginità), crebbero, forti di carattere come il padre, ma di animo dolce come la madre; e quando il padre li voleva con sé nelle sue imprese, essi si rifiutavano e la volontà del padre non veniva eseguita.
Così, un giorno, Moloch decise di intervenire con estrema durezza nei loro confronti, infliggendo ad ognuno di loro una condanna esemplare: ad Era, la primogenita, infligge questo malefizio: per un millennio non poteva realizzare i suoi desideri d' amore, ma li poteva ottenere solo quando un popolo "puro", veniva ridotto ad un solo uomo e di tenera età, se questo una volta grande riusciva a superare tutte le prove che nell'incantesimo  aveva previsto e che solo il tempo poteva svelare, perché eventuali principi intenzionati a cimentarsi con quel sortilegio dovevano quasi certamente morire. Era, quindi, non doveva sapere quali e quanti erano i pericoli che i suoi amici o pretendenti dovevano superare.
Anche agli altri figli toccò una terribile condanna, giacché anche loro si erano ribellati al volere del padre. La figlia, come la madre, voleva una vita di celesti doni e non una tenebrosa esistenza, fatta di violenza e godimenti satanici. Così pure sognava lo spirito di Carbolo, secondogenito e primo dei maschi, ma Moloch lo condanna a trasportare carbone per l'eternità.
Anoetico non tardò ad unirsi alla schiera dei dissidenti ed anche a lui fu inflitta una condanna non degna di un principe, infatti lo condannò alla custodia di una mandria di "ciuchi", ovvero asini, per l'eternità.
La più piccola: Aloe, quando vide che il padre le addossava sempre maggiori responsabilità, si ribellò anche lei, e la condanna fu unica ed immediata: per millenni doveva tentare di attraversare una passerella ondeggiante e con una cesta sulla testa, ma appena si trovava nel vuoto veniva colpita da un capogiro e quindi costretta a far ritorno sulla terra ferma e riprendere coraggio,per ritentare l'attraversamento, fino a quando un giovane "puro" rimasto unico rappresentante del suo popolo ad offrire il suo aiuto, ma che ignorasse la sua potenza, visto che questa doveva essere superiore a quella di Moloch.
Giacché questi aveva previsto nell'incantesimo la centuplicazione di tutte le forze da lui conosciute, per annullare con certezza o quasi le forze di chi tentava di vincere l'incantesimo, affinché andasse a morte sicura, proprio per conservare a lungo i suoi poteri, facendo così in modo che nessuno potesse aiutare i figli a liberarsi delle condanne a loro inflitte, fino a quando non arrivasse il designato principe, giacché con l'annullamento dell'incantesimo lui sarebbe morto.
Questo accadde con la venuta di Fluido della famiglia degli acquaioli della Montagna Verde.
Vediamo dunque chi era il popolo prescelto e dove viveva.
La Montagna Verde era un monte coperto da una vegetazione fittissima e in cima ad essa viveva una comunità in  perfetta armonia e comunione d'intenti e di doveri. Tutti compivano i propri doveri e nessuno chiedeva i propri diritti.
Ogni famiglia aveva un compito specifico che svolgeva nel modo più meraviglioso possibile. Non c'erano cose proibite, ma regnava il buon senso tra loro e, quindi, la pace perfetta. I mestieri che praticavano erano dei più semplici: ognuno era affidato ad una famiglia, la quale ne prendeva il nome. Per ogni arte o mestiere, il più anziano della famiglia aveva il compito di trasmettere ai piccoli il proprio bagaglio di conoscenze.
I giovani, che desideravano apprendere di più, potevano frequentare quotidianamente il gruppo  dei savi o sapienti; insomma, una compiuta felicità regnava tra quelle persone,anche perché a proteggere quella comunità c'era qualcosa di magico, cioè la "foresta" che copriva la montagna, rendendola impenetrabile.
Chiunque vi si avventurava doveva tornare indietro, perché gli venivano meno le forze per il continuo lottare contro le insidie di quella fittissima vegetazione.
Ma il terribile Moloch, proveniente da un luogo sconosciuto, sottomise tutte le genti autoctone, che vivevano ai piedi della montagna. Egli si accorse che neppure i suoi soldati riuscivano ad aprirsi un varco nella foresta della Montagna Incantata e che le note di una musica ammaliatrice inondava le valli. Decise così di espugnarla a tutti i costi.
Ordinò ai suoi uomini di pulire una larga fascia di terra intorno alla foresta, ammassando gli sterpi recisi vicino alla fitta vegetazione. Quando tutto fu pronto, comandò di darvi fuoco. E il fuoco bruciò per molti giorni fino a raggiungere la vetta della montagna e le capanne con tutti gli abitanti.
Si salvò solo un bambino e una vecchia della famiglia acquaiola, che si erano rifugiati nel cunicolo, da dove scorrevano le acque della sorgente loro affidata.
Dopo qualche giorno uscirono dal rifugio e si trovarono soli, su una montagna di cenere e carboni. Qualche anno dopo, la vecchia dovette abbandonare l'orticello , da cui traeva sussistenza e che con fatica aveva creato intorno alla fontana. I soldati del re Escaton padre di Maloch, ogni qualvolta che passavano da quelle parti per abbeverare i cavalli, lo calpestavano.
Poiché la montagna,  essendo stata "cotta e resa sterile" dall' incendio non produceva un solo filo d'erba, oltre quel posto, la vecchia prese il ragazzo per mano e decise di abbandonare quel loco.
Si portò nei paesi vicini, per chiedere del cibo, ma la gente si rifiutava di aiutarla. Dopo poco morì. Il ragazzo, rimasto solo, continuò a vagabondare di paese in paese, chiedendo cibi  e vestiti, ma una nonnina lo indirizzò al Re Escaton.
Il ragazzo ricordò gli insegnamenti della vecchia nonna che gli diceva: "Escaton è l'essere più malvagio della terra". Gli aveva però anche insegnato a non serbare odio a nessuno e, quindi, neppure ad Escaton. Il ragazzo era combattuto dal dilemma se accettare il consiglio della vecchia oppure no.
Alla fine si trovò proprio davanti al palazzo del re e decise di andare a chiedere del cibo. I soldati gli chiesero cosa volesse e da dove venisse. Il ragazzo  rispose: "Chiedo del cibo e vengo dalla Montagna Verde".


Palazzo d'Oriente (Tempio di Karnok)

Il capo posta, subito corre da re a dare notizia del nuovo arrivato e chiede cosa fare. Ma Escaton gli ordinò che il ragazzo fosse portato da lui.
Appena giunse davanti al re, gli chiese: "Sei tu Escaton?" Il re rispose: "Come, non sai chi sono io? Non ho forse distrutto la tua montagna su cui non nascerà più un filo d'erba? Sì, la mia montagna è stata bruciata - ribatté il ragazzo - ma io non ti ho visto e giacché la tua gente dice che mi devi del cibo, io te lo chiedo".
Il Re allora affermò: " Io non dò cibo a uno sconosciuto". Il ragazzo ribatté ancora: " A questo c'è rimedio, io sono Fluido, discendente degli acquaioli della Montagna Verde".
"Ah ah ah, quella che era la Montagna Verde". "Va' via da questa casa, altrimenti ti trasformo in cenere, per la tua montagna. Qui la sorte non ti assiste". Ma la sorte lo aveva aiutato, visto che lo aveva risparmiato. Poiché Fluido era un ragazzo intelligente, si allontanò immediatamente.
Appena uscì dal paese, trovò un dirupo con una passerella fatta di corde ed assicelle di legno; lì cera una vecchia con una grossa cesta sulla testa, nell' intento di attraversare, ma appena si avvicinava alla passerella, le girava la testa e non riusciva ad oltrepassarla.
Fluido si avvicinò e le disse: " Nonnina, dia a me la cesta e si appoggi con le mani sulla mia spalla, chiuda gli occhi e segua i miei passi, così arriveremo tranquillamente dall' altra parte". Fatto questo, si trovarono subito dall' altro lato del dirupo.
La vecchia chiese al ragazzo cosa potesse fare per lui. Egli le raccontò tutta la sua storia e che ora non sapeva più quale sorte gli sarebbe toccata per il futuro.
La vecchia gli raccomandò di proseguire per la sua strada, dove poi avrebbe incontrato un vecchio con una mandria di somari, alla quale non si doveva avvicinare, se prima il vecchio non avesse chiuso tutte le bestie nel recinto. Ma se, invece, il vecchio avesse fatto fatica a chiudere gli asini nel recinto, lui avrebbe potuto aiutarlo. Fluido salutò e si incamminò per la sua strada. Giunse dal vecchio, prima che si facesse buio.
Lo trovò arrabbiatissimo, perché gli asini continuavano a mangiare erba e non volevano entrare nel recinto. Fluido, dopo aver osservato un po' quell' uomo, si procurò una cesta di biada e si avvicinò a quegli asini, fece odorare il mangime e andò verso il recinto: in un baleno le bestie si trovarono chiuse.
Il vecchio si avvicinò a Fluido e gli disse: " Figliolo, cosa posso fare per te?". Il giovane riprese a raccontare la sua storia. Il vecchio gli disse: "Visto che sei stato di aiuto sia a me che a mia sorella, posso dirti che, proseguendo su questa strada, troverai in una grotta nerissima mio fratello maggiore che ha oltre mille anni più di me, il quale ti potrà dire ciò che devi sapere".
Fluido giunge al posto indicato, vide un vecchio che trasportava carbone nella grotta, con una piccola cesta. Allora il ragazzo si attrezzò per costruire uno scivolo che coprisse la distanza che separava la grossa massa di carbone dalla grotta. Dopo averlo realizzato, si mise a spalare carbone. In breve tempo la massa fu dentro la grotta.
Il vecchio, che lo aveva osservato con attenzione, gli si avvicinò e gli disse: "Figliolo, da dove vieni? Come ti chiami?". " Sono Fluido, discendente degli acquaioli della Montagna Verde". E giù tutta la storia. Il vecchio, dopo averlo ascoltato, aggiunse: "Ora è tardi, pensiamo alla cena, domani alla tua sorte".
Appena gli albori del nuovo giorno cominciavano a delinearsi all'orizzonte, il ragazzo si alzò e andò alla sorgente che aveva trovato lungo la strada: vi attinse dell'acqua e la porse al vecchio per dissetarlo. Egli la gradì moltissimo e, dopo essersi lavato, prese un cocomero e lo dette al giovane, dicendogli: "Va' su quella montagna, sulla parte più alta troverai un incavo, ci poserai il cocomero e girerai tre volte intorno ad esso, facendolo poi rotolare.
Mentre questo rotola udrai la mia voce, che  ti chiede di ridarmi il cocomero, ma tu non toccarlo mai e non rispondere neppure. Quando si fermerà, sarai davanti al  Palazzo d' Oriente, situato a tre parte del Mondo Turchino questo ha tre porte,tu busserai a quella di centro, quando una voce lontanissima ti chiederà chi sei, tu risponderai che sei Fluido per la principessa Era. La porta si aprirà e ti apparirà una donna vecchissima, che con i capelli si copre tutto il corpo. Tu devi porti davanti e, poiché è difficile distinguere il di dietro dal davanti, tu guarderai bene il tavolino e ricorderai che il pettine e le forbici, ivi depositati, si devono trovare alla tua destra:è da loro che saprai identificare il lato della donna, giacché questi oggetti servono al parrucchiere per pettinare o recidere i capelli della donna. Il vero artigiano lascia sempre gli arnesi del mestiere, pronti per l'uso e, quindi, per essere impugnati all'inizio di ogni lavoro.
E questo lo si comincia sempre davanti, ricordalo sempre. Una volta individuati bene gli oggetti, li disporrai in modo che, stendendo la mano destra, puoi afferrarli e, senza dire una sola parola, poserai la mano sinistra sulla testa della donna e con la destra prenderai il pettine, lo porrai vicino al pollice della tua mano sinistra e comincerai a scoprirle il viso. Sappi che non devi guardare altro all' infuori degli occhi della dama, perché il suo volto è orribile e tu ti distrarresti e, per incanto, ti troveresti in una sperduta campagna, ad errare in eternità, senza memoria.
Ma attento a seguire il pettine, con gli occhi, giacché il tatto del pollice ti consentirà di riconoscere la fronte e le sopracciglia di Era. Con disinvoltura, ti fermerai a fissare i suoi occhi, che sono dolcissimi. Sempre in silenzio, senza distoglierti da quegli occhi, con la mano sinistra e con il pettine nella destra, le porterai i capelli dietro la nuca, li terrai fermi nella mano sinistra, poserai il pettine sul tavolino, prenderai le forbici con naturalezza, taglierai tutti i capelli al di sopra della tua mano, senza far cadere una sola ciocca per terra.
Una volta eseguito il taglio, ti sposterai leggermente di lato, poserai le forbici con la mano destra, raccoglierai tutto il fascio dei capelli, li poserai sulle braccia di Era e, senza distogliere i tuoi occhi dai suoi, la bacerai sulla bocca.
In quel momento ti troverai tra le braccia la principessa più bella, più buona e più ricca del mondo.
Sole se eseguirai tutto questo, senza dimenticare una sola cosa, potrai vivere la vita che le acque della Montagna Verde ti hanno riservato".
Il giovane fece tutto quanto gli era stato raccomandato, senza fallo alcuno. Eseguì, impassibile, i movimenti necessari, per guadagnarsi quella promessa.
Quando si trovò con la sua bella tra le braccia, capì che nulla gli era impossibile, in quanto lo spirito "puro"del popolo della Montagna Verde si era riversato tutto su di lui, unico discendente rimasto vivo.

(Continua con
il prossimo numero di maggio-giugno)

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