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continua da pag. 29

Opera di Gianni Latronico
LA MONTAGNA VERDE
Con la venuta dell'uomo sulla terra,
nacque dal re Escaton e da Lutmond un principe tenebroso, Moloch, che
con le sue scorribande - incursioni portava solo morte alla gente che
incontrava e pretendeva per omaggio alla sua discendenza divina,
sacrifici umani.
Teneva, quindi, soggiogate tutte le
genti che vivevano sulle terre che riusciva a battere con il suo
esercito: chiunque veniva catturato dalla sua vista doveva diventare sua
proprietà e ne doveva possedere anima e corpo, (oggi diremo solo il
corpo). Questo principe "invasato" dal demonio, aveva una famiglia
formata da: Uri la moglie, Era la prima figlia, Carbolo, primo figlio
maschio, Anoetico, secondo figlio maschio ed Aloe, seconda figlia,
ossia la quarta in ordine di nascita.
I quattro figli germani, educati da Uri
(donna forte nella purezza e nella lunga verginità), crebbero, forti di
carattere come il padre, ma di animo dolce come la madre; e quando il
padre li voleva con sé nelle sue imprese, essi si rifiutavano e la
volontà del padre non veniva eseguita.
Così, un giorno, Moloch decise di
intervenire con estrema durezza nei loro confronti, infliggendo ad
ognuno di loro una condanna esemplare: ad Era, la primogenita, infligge
questo malefizio: per un millennio non poteva realizzare i suoi
desideri d' amore, ma li poteva ottenere solo quando un popolo "puro",
veniva ridotto ad un solo uomo e di tenera età, se questo una volta
grande riusciva a superare tutte le prove che nell'incantesimo aveva
previsto e che solo il tempo poteva svelare, perché eventuali principi
intenzionati a cimentarsi con quel sortilegio dovevano quasi certamente
morire. Era, quindi, non doveva sapere quali e quanti erano i pericoli
che i suoi amici o pretendenti dovevano superare.
Anche agli altri figli toccò una
terribile condanna, giacché anche loro si erano ribellati al volere del
padre. La figlia, come la madre, voleva una vita di celesti doni e non
una tenebrosa esistenza, fatta di violenza e godimenti satanici. Così
pure sognava lo spirito di Carbolo, secondogenito e primo dei maschi,
ma Moloch lo condanna a trasportare carbone per l'eternità.
Anoetico non tardò ad unirsi alla schiera dei dissidenti ed anche a lui
fu inflitta una condanna non degna di un principe, infatti lo condannò
alla custodia di una mandria di "ciuchi", ovvero asini, per l'eternità.
La più piccola: Aloe, quando vide che
il padre le addossava sempre maggiori responsabilità, si ribellò anche
lei, e la condanna fu unica ed immediata: per millenni doveva tentare di
attraversare una passerella ondeggiante e con una cesta sulla testa, ma
appena si trovava nel vuoto veniva colpita da un capogiro e quindi
costretta a far ritorno sulla terra ferma e riprendere coraggio,per
ritentare l'attraversamento, fino a quando un giovane "puro" rimasto
unico rappresentante del suo popolo ad offrire il suo aiuto, ma che
ignorasse la sua potenza, visto che questa doveva essere superiore a
quella di Moloch.
Giacché questi aveva previsto nell'incantesimo la centuplicazione di tutte le forze da lui conosciute, per
annullare con certezza o quasi le forze di chi tentava di vincere
l'incantesimo, affinché andasse a morte sicura, proprio per conservare a
lungo i suoi poteri, facendo così in modo che nessuno potesse aiutare i
figli a liberarsi delle condanne a loro inflitte, fino a quando non
arrivasse il designato principe, giacché con l'annullamento dell'incantesimo lui sarebbe morto.
Questo accadde con la venuta di Fluido
della famiglia degli acquaioli della Montagna Verde.
Vediamo dunque chi era il popolo
prescelto e dove viveva.
La Montagna Verde era un monte coperto
da una vegetazione fittissima e in cima ad essa viveva una comunità in
perfetta armonia e comunione d'intenti e di doveri. Tutti compivano i
propri doveri e nessuno chiedeva i propri diritti.
Ogni famiglia aveva un compito
specifico che svolgeva nel modo più meraviglioso possibile. Non c'erano
cose proibite, ma regnava il buon senso tra loro e, quindi, la pace
perfetta. I mestieri che praticavano erano dei più semplici: ognuno era
affidato ad una famiglia, la quale ne prendeva il nome. Per ogni arte o
mestiere, il più anziano della famiglia aveva il compito di trasmettere
ai piccoli il proprio bagaglio di conoscenze.
I giovani, che desideravano apprendere di più, potevano frequentare
quotidianamente il gruppo dei savi o sapienti; insomma, una compiuta
felicità regnava tra quelle persone,anche perché a proteggere quella
comunità c'era qualcosa di magico, cioè la "foresta" che copriva la
montagna, rendendola impenetrabile.
Chiunque vi si avventurava doveva
tornare indietro, perché gli venivano meno le forze per il continuo
lottare contro le insidie di quella fittissima vegetazione.
Ma il terribile Moloch, proveniente da
un luogo sconosciuto, sottomise tutte le genti autoctone, che vivevano
ai piedi della montagna. Egli si accorse che neppure i suoi soldati
riuscivano ad aprirsi un varco nella foresta della Montagna Incantata e
che le note di una musica ammaliatrice inondava le valli. Decise così di
espugnarla a tutti i costi.
Ordinò ai suoi uomini di pulire una
larga fascia di terra intorno alla foresta, ammassando gli sterpi recisi
vicino alla fitta vegetazione. Quando tutto fu pronto, comandò di darvi
fuoco. E il fuoco bruciò per molti giorni fino a raggiungere la vetta
della montagna e le capanne con tutti gli abitanti.
Si salvò solo un bambino e una vecchia
della famiglia acquaiola, che si erano rifugiati nel cunicolo, da dove
scorrevano le acque della sorgente loro affidata.
Dopo qualche giorno uscirono dal
rifugio e si trovarono soli, su una montagna di cenere e carboni. Qualche
anno dopo, la vecchia dovette abbandonare l'orticello , da cui traeva
sussistenza e che con fatica aveva creato intorno alla fontana. I
soldati del re Escaton padre di Maloch, ogni qualvolta che passavano da
quelle parti per abbeverare i cavalli, lo calpestavano.
Poiché la montagna, essendo stata
"cotta e resa sterile" dall' incendio non produceva un solo filo d'erba,
oltre quel posto, la vecchia prese il ragazzo per mano e decise di
abbandonare quel loco.
Si portò nei paesi vicini, per chiedere
del cibo, ma la gente si rifiutava di aiutarla. Dopo poco morì. Il
ragazzo, rimasto solo, continuò a vagabondare di paese in paese,
chiedendo cibi e vestiti, ma una nonnina lo indirizzò al Re Escaton.
Il ragazzo ricordò gli insegnamenti della vecchia nonna che gli diceva:
"Escaton è l'essere più malvagio della terra". Gli aveva però anche
insegnato a non serbare odio a nessuno e, quindi, neppure ad Escaton. Il
ragazzo era combattuto dal dilemma se accettare il consiglio della
vecchia oppure no.
Alla fine si trovò proprio davanti al
palazzo del re e decise di andare a chiedere del cibo. I soldati gli
chiesero cosa volesse e da dove venisse. Il ragazzo rispose:
"Chiedo del cibo e vengo dalla Montagna Verde".
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Palazzo
d'Oriente (Tempio di Karnok)
Il capo posta, subito corre da re a
dare notizia del nuovo arrivato e chiede cosa fare. Ma Escaton gli
ordinò che il ragazzo fosse portato da lui.
Appena giunse davanti al re, gli
chiese: "Sei tu Escaton?" Il re rispose: "Come, non sai chi sono io? Non
ho forse distrutto la tua montagna su cui non nascerà più un filo
d'erba? Sì, la mia montagna è stata bruciata - ribatté il ragazzo - ma
io non ti ho visto e giacché la tua gente dice che mi devi del cibo, io
te lo chiedo".
Il Re allora affermò: " Io non dò cibo
a uno sconosciuto". Il ragazzo ribatté ancora: " A questo c'è rimedio,
io sono Fluido, discendente degli acquaioli della Montagna Verde".
"Ah ah ah, quella che era la Montagna
Verde". "Va' via da questa casa, altrimenti ti trasformo in cenere, per
la tua montagna. Qui la sorte non ti assiste". Ma la sorte lo aveva
aiutato, visto che lo aveva risparmiato. Poiché Fluido era un ragazzo
intelligente, si allontanò immediatamente.
Appena uscì dal paese, trovò un dirupo
con una passerella fatta di corde ed assicelle di legno; lì cera una
vecchia con una grossa cesta sulla testa, nell' intento di attraversare,
ma appena si avvicinava alla passerella, le girava la testa e non
riusciva ad oltrepassarla.
Fluido si avvicinò e le disse: "
Nonnina, dia a me la cesta e si appoggi con le mani sulla mia
spalla, chiuda gli occhi e segua i miei passi, così arriveremo
tranquillamente dall' altra parte". Fatto questo, si trovarono subito
dall' altro lato del dirupo.
La vecchia chiese al ragazzo cosa
potesse fare per lui. Egli le raccontò tutta la sua storia e che ora non
sapeva più quale sorte gli sarebbe toccata per il futuro.
La vecchia gli raccomandò di proseguire per la sua strada, dove poi
avrebbe incontrato un vecchio con una mandria di somari, alla quale non
si doveva avvicinare, se prima il vecchio non avesse chiuso tutte le
bestie nel recinto. Ma se, invece, il vecchio avesse fatto fatica a
chiudere gli asini nel recinto, lui avrebbe potuto aiutarlo. Fluido
salutò e si incamminò per la sua strada. Giunse dal vecchio, prima che
si facesse buio.
Lo trovò arrabbiatissimo, perché gli
asini continuavano a mangiare erba e non volevano entrare nel recinto.
Fluido, dopo aver osservato un po' quell' uomo, si procurò una cesta di
biada e si avvicinò a quegli asini, fece odorare il mangime e andò verso
il recinto: in un baleno le bestie si trovarono chiuse.
Il vecchio si avvicinò a Fluido e gli
disse: " Figliolo, cosa posso fare per te?". Il giovane riprese a
raccontare la sua storia. Il vecchio gli disse: "Visto che sei stato di
aiuto sia a me che a mia sorella, posso dirti che, proseguendo su questa
strada, troverai in una grotta nerissima mio fratello maggiore che ha
oltre mille anni più di me, il quale ti potrà dire ciò che devi sapere".
Fluido giunge al posto indicato, vide
un vecchio che trasportava carbone nella grotta, con una piccola cesta.
Allora il ragazzo si attrezzò per costruire uno scivolo che coprisse la
distanza che separava la grossa massa di carbone dalla grotta. Dopo
averlo realizzato, si mise a spalare carbone. In breve tempo la massa fu
dentro la grotta.
Il vecchio, che lo aveva osservato con
attenzione, gli si avvicinò e gli disse: "Figliolo, da dove vieni? Come
ti chiami?". " Sono Fluido, discendente degli acquaioli della Montagna
Verde". E giù tutta la storia. Il vecchio, dopo averlo ascoltato,
aggiunse: "Ora è tardi, pensiamo alla cena, domani alla tua sorte".
Appena gli albori del nuovo giorno
cominciavano a delinearsi all'orizzonte, il ragazzo si alzò e andò alla
sorgente che aveva trovato lungo la strada: vi attinse dell'acqua e la
porse al vecchio per dissetarlo. Egli la gradì moltissimo e, dopo
essersi lavato, prese un cocomero e lo dette al giovane, dicendogli:
"Va' su quella montagna, sulla parte più alta troverai un incavo, ci
poserai il cocomero e girerai tre volte intorno ad esso, facendolo poi
rotolare.
Mentre questo rotola udrai la mia voce, che ti chiede di ridarmi il
cocomero, ma tu non toccarlo mai e non rispondere neppure. Quando si
fermerà, sarai davanti al Palazzo d' Oriente, situato a tre parte del
Mondo Turchino questo ha tre porte,tu busserai a quella di centro,
quando una voce lontanissima ti chiederà chi sei, tu risponderai che sei
Fluido per la principessa Era. La porta si aprirà e ti apparirà una
donna vecchissima, che con i capelli si copre tutto il corpo. Tu devi
porti davanti e, poiché è difficile distinguere il di dietro dal
davanti, tu guarderai bene il tavolino e ricorderai che il pettine e le
forbici, ivi depositati, si devono trovare alla tua destra:è da loro che
saprai identificare il lato della donna, giacché questi oggetti servono
al parrucchiere per pettinare o recidere i capelli della donna. Il vero
artigiano lascia sempre gli arnesi del mestiere, pronti per l'uso e,
quindi, per essere impugnati all'inizio di ogni lavoro.
E questo lo si comincia sempre davanti,
ricordalo sempre. Una volta individuati bene gli oggetti, li disporrai
in modo che, stendendo la mano destra, puoi afferrarli e, senza dire
una sola parola, poserai la mano sinistra sulla testa della donna e con
la destra prenderai il pettine, lo porrai vicino al pollice della tua
mano sinistra e comincerai a scoprirle il viso. Sappi che non devi
guardare altro all' infuori degli occhi della dama, perché il suo volto
è orribile e tu ti distrarresti e, per incanto, ti troveresti in una
sperduta campagna, ad errare in eternità, senza memoria.
Ma attento a seguire il pettine, con
gli occhi, giacché il tatto del pollice ti consentirà di riconoscere la
fronte e le sopracciglia di Era. Con disinvoltura, ti fermerai a fissare
i suoi occhi, che sono dolcissimi. Sempre in silenzio, senza
distoglierti da quegli occhi, con la mano sinistra e con il pettine
nella destra, le porterai i capelli dietro la nuca, li terrai fermi
nella mano sinistra, poserai il pettine sul tavolino, prenderai le
forbici con naturalezza, taglierai tutti i capelli al di sopra della tua
mano, senza far cadere una sola ciocca per terra.
Una volta eseguito il taglio, ti
sposterai leggermente di lato, poserai le forbici con la mano destra,
raccoglierai tutto il fascio dei capelli, li poserai sulle braccia di
Era e, senza distogliere i tuoi occhi dai suoi, la bacerai sulla bocca.
In quel momento ti troverai tra le braccia la principessa più bella, più
buona e più ricca del mondo.
Sole se eseguirai tutto questo, senza
dimenticare una sola cosa, potrai vivere la vita che le acque della
Montagna Verde ti hanno riservato".
Il giovane fece tutto quanto gli era
stato raccomandato, senza fallo alcuno. Eseguì, impassibile, i movimenti
necessari, per guadagnarsi quella promessa.
Quando si trovò con la sua bella tra le
braccia, capì che nulla gli era impossibile, in quanto lo spirito
"puro"del popolo della Montagna Verde si era riversato tutto su di lui,
unico discendente rimasto vivo.
(Continua con
il prossimo numero di maggio-giugno) |