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La prima festa dell'anno dopo l'Epifania
di Pietro Giovanni Lucarelli

XXIX GIORNATA PER LA VITA
di Lucarelli &  D'Oronzio

COLOBRARO. –
Come ogni anno per tre giorni, in gennaio, si svolge la festa di Sant'Antonio Abate, quest'anno dal 17 al 21 in coincidenza della domenica.
 Sabato sera si è fatto il tradizionale fuoco all'aperto nella piazza dell'Annunziata, qui si sono adunate poche persone, solo quelle più portate alla "crapuloneria": infatti, anche questa volta quello che era un momento di folclore e cultura popolare si è trasformato solo in consumismo per una sonora abbuffata.
Nulla ha ottenuto il buon parroco nel sollecitare le "pecorelle" alla devozione per i santi: quando lo stomaco è sazio lo spirito si assuefà e lascia prevalere quello dell'alcool.
Insomma, ogni anno i fedeli sono sempre meno ed anche i crapuloni: vuoi per il freddo, vuoi per l'età avanzata, non si fa più neppure la grande mangiata.
 Parlavamo di folclore e di cultura popolare, sì, perché la vista del falò in piazza suscitava uno spettacolo formidabile e i ceppi benedetti, sul far del giorno che seguiva, venivano portati a casa e conservati per un anno intero, e poi riportati l'anno successivo per ringraziare ancora il Santo dei contadini per il buon raccolto e la protezione degli animali domestici, che un tempo aiutavano l'uomo in modo essenziale nei lavori dei campi e nel trasporto delle derrate a casa.
 Alla speciale benedizione impartita da don Giovanni Lippolis, quest'anno, vi erano solo tre cavalli e tre asini per "grazia ricevuta".


benedizione di asini e cavalli

Gli altri animali che un tempo venivano condotti alla presenza del Santo, numerosissimi, non vi erano per niente. Oggi non vi era neppure il più anziano della comunità colobrarese a prevedere il buon esito dell'anno nuovo, come era uso fare fino agli anni cinquanta del secolo scorso o se volete millennio.
L'occasione del fuoco portava una raccolta di esperienze fatte negli anni passati per interpretare alcune folate di vento che allontanavano il fumo: le stesse scintille di fuoco vivo venivano interpretate in base alla configurazione delle stesse per trarne indicazioni di segno buono o cattivo che sia.
Dunque, le tradizioni finiscono, le culture si perdono, la fede si assopisce e a nulla vale un affettuoso e sentito richiamo da parte del pastore di questa assonnata comunità.

Francavilla in Sinni, 4 febbraio 2007. -
La parrocchia del Buon Pastore di Policoro ha organizzato per l'intera Diocesi di Tursi- Lagonegro sulla vita, una serata di preghiera e di informazione presso il Cineteatro "Columbia" della cittadina del medio Sinni.
Introduce i lavori dell'incontro don Salvatore Di Pizzo, dando un forte senso alla giornata con dei canti appropriati sul tema della vita umana.
I lavori sono iniziati con la relazione di don Leo il quale ha fatto emergere: "La contraddizione presente in parte dell'intellighenzia e della politica occidentale che vuole estendere il terreno dei diritti, mentre li calpesta nei più deboli".
Di questo hanno disquisito chi per un verso chi per l'altro don Leonardo Santorsola della diocesi di Matera, esperto di bioetica, e il religioso  domenicano padre Renato D'Andrea profondo conoscitore di musiche sacre e professore di teologia e lui stesso cantautore: sono molto conosciuti i suoi canti liturgici da vari decenni, elogiato ed invitato a cantare alla presenza di Giovanni Paolo II.
Don Leonardo ha chiosato sulla morte di Piergiorgio Welby e come questa è stata strumentalizzata dalla politica, portando ad esempio la volontà di salvare a tutti i costi "Caino", ma intanto hanno ucciso "Abele".
Ha puntualizzato, a questo riguardo, don Leonardo: "Ciò che i radicali stanno tentando, strumentalizzando la sofferenza di un uomo, è di far passare l'idea che l'eutanasia sia la risposta alla sospensione dell'accanimento terapeutico, estendendo quest'ultimo concetto anche al sostegno vitale, quale la respirazione artificiale... Certamente il parere dell'ammalato va considerato, ma esso non è sufficiente per stabilire se continuare o meno una terapia: il medico non è un notaio, in scienza e coscienza è lui che deve stabilire se si tratta di accanimento terapeutico."
Padre Renato D'Andrea ha continuato ad orientare la riflessione sulla pace e sulla vita con canti appropriati come i momenti di preghiera.
Sono intervenuti  come laici due coniugi  rappresentanti l'associazione diocesana per la pastorale della famiglia, portando una esperienza vissuta in prima persona sulla possibilità di procreare anche quando ci sono difficoltà oggettive di portare a termine la gravidanza.
A chiuso la giornata "amare e desiderare la vita"  il Vescovo mons. Francesco Nolè, rincuorando i presenti perché diventino messaggeri di pace e fautori della vita, evidenziandone il male con profondo discorso teologico, impartendo alla fine la sua benedizione.
Un grande e caloroso abbraccio del pubblico ha salutato gli oratori ma in modo particolare monsignore vescovo.
I lavori sono stati esaltati da un religioso silenzio e totale attenzione da parte di tutti i convenuti.

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