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LA STORIA CHE RITORNA
di Pietro Giovanni Lucarelli

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La presente donazione fatta da Margaritone all'Abate Nifo, rettore del Monastero annesso alla Chiesa di S. Nicola, ebbe luogo, come il diploma ci dice, nel mese di luglio dell'anno 1192 (decima indizione), per mano del suo notaio e scrivano Giovanni di Pollicori: non ci è dato sapere, però, con precisione il luogo dove l'istrumento sarebbe stato redatto.
 Siamo dunque ai tempi fortunati dell'Abate Benincasa (1171-1194), quando dietro l'esempio del Re Guglielmo il Buono, i signori ed i prelati più insigni dell'Italia Meridionale facevano a gara per dotare il Monastero metelliano di nuovi beni e di nuovi privileggi; rinnovando così per la SS. Trinità di Cava l'età dell'oro dell'Abate Pietro Pappacarbone.
Sicché, nella serie gloriosa dei benefattori della cavense Abazia, il nome dell'Ammiraglio Margaritone non poteva trovare posto più onorifico di quello che occupa tra il figlio di Guglielmo il Malo ed il suo Giustiziere reale Goffredo, fra Guglielmo Signore d'Atripaldi e Riccardo di Balbano Signore di Lacedonia, fra Roberto di Basunvilla Signore di Molfetta e di Conversano e Guglielmo barone del Cilento, fra Guglielmo Vescovo di Avellino e Sergio Arcivescovo di Napoli, fra Bernardino Vescovo di Nola ed Umfredo Vescovo di Sarno ecc. ecc.
L'atto di offerta incomincia con le parole: "Ecclesiarum iura protegere et eis benigniter subvenire aequitati conveniens est et rationi consonans. Inter caetera quidem beneficia favorabilius est ipsorum beneficium, a quibus exordium regenerationis nostrae recipimus." 
Basterebbero già questi due soli periodi a farci conoscere quali sentimenti di religione e di pietà albergassero nell'animo del donatore; non è vero? Ma, quand'anche in essi non si voglia riconoscere altro che una formula abituale del linguaggio curialesco dell'epoca, si vegga un po' quello che segue immediatamente dopo, là dove Margaritone dice di essersi deciso a tale donazione

"considerantes et animo nostro iugiter revolventes quam salutare sit Ecclesiis beneficium exhibere, ex innata nobis benignitate intuitu etiam pietatis et misericordiae, pro remissione peccatorum meorum et pro animabus patris et matris meae...".
Ho anima benigna, pietosa e missericordiosa del prode Ammiraglio brindisino, eppure meritasti che dalla penna del Vescovo cremonese uscisse per te la condanna di fiero pirata! Il nostro documento in esame ci indica inoltre, brevemente i confini della terra donata alla chiesa di S. Nicola: " Ab oriente est vallis Calcenarii; ab occidente terra Girardi Papisastri; a parte borea terra quam tenebat Ugonus de Iuncata; a parte meridiei terra filiorum Basilii Coci."
Sappiamo ancora che questa terra, all'epoca della donazione, apparteneva per diritti demaniali a Margaritone, e che un tempo era stata di tal Nicola Pinna; ma quando poi e perché fosse passata sotto il dominio dell'Ammiraglio brindisino noi lo ignoriamo.
In che modo Margaritone venne a trovarsi padrone di siffatti beni demaniali nel territorio lucano? Per averli ricevuti, forse, in dono dal suo sovrano, quale ricompensa di servizii prestatigli? Risponda chi può saperlo, e gliene saremo grati.
Così pure, di un'altra cosa ci piacerebbe avere spiegazione: come va che  nello strumento di donazione del casale Cremastro si legge: "Nos Margaritus de Brundusio Dei et Regia patria comes Maltae et Regii victoriosissinni Stolii admiratus", mentre nel nostro diploma dell'anno precedente si parla di: "Margaritus de Brundusio Dei et Regia gratia comes Maltae et Victoriae Regii Stolii admiratus?".
Che s'ha ad intendere per quella parola Victoriae, che se ben ricordo, si legge chiara e sicura sulla pergamena dell'archivio cavense.

Lecce           F. Ferruccio Guerrieri

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