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L'ultimo Tiziano e la
sensualità della pittura | |
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Siamo nel grande spazio gotico della chiesa della Carità inglobata nelle Gallerie,
che con la sua vastità sarebbe in grado di annichilire i 28 dipinti di
Tiziano in mostra, allora l'architetto Barbara Accordi lo ha trasformato in
tre spazi raccolti che proteggono i visitatori, creano attenzione. Il
"salotto" per i temi profani e con una nicchia per i ritratti; una parete
curvilinea color rosso Tiziano per i pannelli delle indagini scientifiche,
che rivelano i segreti dei dipinti, le tele usate due volte, i pentimenti; e
il terzo spazio per la pittura sacra dominato da "Santa Margherita" e
"L'Annunciazione" di San Domenico Maggiore di Napoli e concluso dalla
"Pietà". Particolare risalto è dato all'atroce punizione di Marsia e
all'incontro amoroso de "La ninfa e il pastore" del Kunsthistorisches di
Vienna, uscito da un restauro di cinque anni. L'intimità degli spazi
raccolti è aumentata dall'altezza a cui sono posti i dipinti: i ritratti a
un metro e 60 che è l'altezza media degli occhi, mentre l'altezza ideale
delle altre opere è stata studiata di volta in volta. |
puntato sul Cristo, abbandonato
sulle ginocchia di Maria, che è il punto focale dell'angosciante capolavoro della "Pietà" realizzato da Tiziano per la propria
tomba, ma invece attualmente proprietà dell'Accademia, che conclude
l'esposizione. Comincia con questa scossa un percorso piuttosto articolato. Il
primo spazio della mostra dà invece il senso di un "salotto". Con alle pareti
color grigio antracite ritratti e soggetti mitologici del Tiziano. I trionfanti
colori di "Venere che benda amore" e la pelle calda della Danae, gli incroci
delle braccia armate di Tarquinio e indifese di Lucrezia in cui i colori e la
tecnica sono cambiati, quasi sfatti. Per i ritratti basta girarsi ed ecco gli
incroci di sguardi da Paolo III Farnese di Capodimonte allo stesso Tiziano, il
famosissimo autoritratto del Prado, all'unica donna presente: Lavinia, la figlia
del maestro. continua a pagina 16 |