logo_fen_mini.jpg (4384 byte) Pagina 15

L'ultimo Tiziano e la sensualità della pittura
Venezia, Gallerie dell'Accademia 26 gennaio – 20 aprile 2008
di Mary Falco

big_tiziano_1.jpg

Siamo nel grande spazio gotico della chiesa della Carità inglobata nelle Gallerie, che con la sua vastità sarebbe in grado di annichilire i 28 dipinti di Tiziano in mostra, allora l'architetto Barbara Accordi lo ha trasformato in tre spazi raccolti che proteggono i visitatori, creano attenzione. Il "salotto" per i temi profani e con una nicchia per i ritratti; una parete curvilinea color rosso Tiziano per i pannelli delle indagini scientifiche, che rivelano i segreti dei dipinti, le tele usate due volte, i pentimenti; e il terzo spazio per la pittura sacra dominato da "Santa Margherita" e "L'Annunciazione" di San Domenico Maggiore di Napoli e concluso dalla "Pietà". Particolare risalto è dato all'atroce punizione di Marsia e all'incontro amoroso de "La ninfa e il pastore" del Kunsthistorisches di Vienna, uscito da un restauro di cinque anni. L'intimità degli spazi raccolti è aumentata dall'altezza a cui sono posti i dipinti: i ritratti a un metro e 60 che è l'altezza media degli occhi, mentre l'altezza ideale delle altre opere è stata studiata di volta in volta.
Goffredo Silvestri ne "La Repubblica" illustrando ai lettori la mostra: "L'ultimo Tiziano e la sensualità della pittura" alle veneziane Gallerie dell'Accademia parte proprio da questa tripartizione dello spazio, cominciando dalla "feritoia" all'inizio della mostra e la paragona ad un cannocchiale

puntato sul Cristo, abbandonato sulle ginocchia di Maria, che è il punto focale dell'angosciante capolavoro della "Pietà" realizzato da Tiziano per la propria tomba, ma invece attualmente proprietà dell'Accademia, che conclude l'esposizione. Comincia con questa scossa un percorso piuttosto articolato. Il primo spazio della mostra dà invece il senso di un "salotto". Con alle pareti color grigio antracite ritratti e soggetti mitologici del Tiziano. I trionfanti colori di "Venere che benda amore" e la pelle calda della Danae, gli incroci delle braccia armate di Tarquinio e indifese di Lucrezia in cui i colori e la tecnica sono cambiati, quasi sfatti. Per i ritratti basta girarsi ed ecco gli incroci di sguardi da Paolo III Farnese di Capodimonte allo stesso Tiziano, il famosissimo autoritratto del Prado, all'unica donna presente: Lavinia, la figlia del maestro.
I quadri sono stati dipinti nella seconda metà del Cinquecento, quando Tiziano, già quasi sessantenne, scopre un nuovo modo di dipingere: il colore si stende veloce e libero sulla tela e si sovrappone in corpose pennellate, le forme si scompongono, si accentua una grande sensualità e contemporaneamente una profonda spiritualità.
Con una tecnica straordinariamente anticipatrice, crea una pittura teatrale che emoziona e per certi aspetti sembra legarsi all'opera del Tasso e agli scritti di Ariosto pubblicati negli anni '30 del Cinquecento proprio a Venezia.
È il glorioso epilogo d'una lunga e soddisfacente carriera … nato nel 1490 circa a Pieve di Cadore, dove ancor oggi è visibile la sua casa di famiglia, Tiziano lascia presto la terra natia per cercar fortuna a Venezia: tra il 1506 e il 1508 lo troviamo già al lavoro al "Fondaco dei Tedeschi", che affresca sotto la guida del Giorgione; se prestiamo ascolto alle chiacchiere con grande successo personale … ed un certa invidia da parte del maestro!

continua a pagina 16

pagina 14 sommario pagina 16