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L'ultimo Tiziano e la sensualità della pittura
Venezia, Gallerie dell'Accademia 26 gennaio – 20 aprile 2008
di Mary Falco

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Giorgione e Tiziano iniziano questa fortunata tradizione: il primo con l'indimenticabile "Venere addormentata" ora a Dresda, che inaugura appunto un genere. Tiziano dipinge due "nude dormienti": una negli "Andrii" attualmente esposto al Prado di Madrid ed una in "Antiope sorpresa da Giove" al Louvre.
Si fa strada anche il tema della Venere coricata rappresentata perfettamente sveglia. Nel marzo del 1538 in particolare Tiziano dipinge una Venere per Guidobaldo della Rovere, nota come "Venere d'Urbino" attualmente esposta agli Uffizi di Firenze. A ben guardare si tratta di una copia esatta della Venere di Dresda, ma calata inaspettatamente in tutt'altra realtà e naturalmente vigile, tanto da fissare i suoi ammiratori con uno sguardo enigmatico e penetrante.
La dea non sorge dal mare, come nella famosissima tela di Botticelli, ne' è immersa nel verde, ma adagiata su un letto dalle tende di velluto color smeraldo mentre lontano, nella stanza, due donne le stanno preparando dei vestiti.
Il messaggio d'amore è assegnato alle rose rosso fiamma che la Venere tiene vezzosamente il mano, nonché ad un cagnolino addormentato, simbolo di fedeltà (richiesta, beninteso, non certo data).
In meno di cinquant'anni il simbolismo rinascimentale s'è completamente evoluto: siamo passati dalla filologica documentazione del testo d'Ovidio (Botticelli) al tentativo di una lettura esoterica in chiave mistico-platonica, (Giorgione) per approdare a quel famoso

Rinascimento di porpora ed oro tanto caro a Huizinga, di cui Tiziano è forse l'esponente più famoso… anche perché di porpora ed oro nei suoi quadri ce n'era parecchio!
Ma accanto ai fasti del colore, cari alla tradizione pittorica di Venezia bizantina, Tiziano porta avanti anche altre suggestioni: tedesca, secondo i più, è la prospettiva dell'"Assunta" che rappresenta una novità assoluta. La gigantesca pala di sette metri fu dipinta da Tiziano nel 1516-1518 per la chiesa dei Frari, dove si trova tutt'ora. Qui però subentra un complicato giuoco di squadra: già Mantegna aveva rappresentato una Madonna a braccia aperte, in atto di salire al cielo, nella Cappella Ovetari della chiesa degli Eremitani a Padova. Dürer la vide, la copiò ed il modello piacque a sua volta al Tiziano... nel cinquecento non si usava essere originali, anzi, misurarsi con un tema già noto era sinonimo di sicurezza nelle proprie capacità, dati gli inevitabili confronti.
Questa versione umana di Maria da spessore alla devozione religiosa e se molte altre città italiane vantavano un legame particolare con la Vergine, non possono contare sullo stesso intesa tra materiale iconografico e feste, organizzate dalle numerose scuole devozionali. La frequenza con cui le immagini religiose escono dalla chiesa per animare capitelli ed abitazioni private forma un legame di confidenza ed al tempo stesso nutre un importante mercato artistico, non sempre minore. Venezia fa scuola … ma proprio nel cuore di quest'ascesa c'è già il sintomo della crisi che travolgerà la città così drammaticamente posta tra l'entroterra tedesco, di cui rappresenta l'unico sbocco sul mare, e la civiltà italiana … unica fra le città della penisola a non aver mai conosciuto un'invasione!
Il 31 ottobre 1517 Lutero ha pubblicato le sue tesi, tracciando una demarcazione esatta tra sacro e profano. Tutta la vita rinascimentale fu posta in discussione e la pittura si trovò al primo posto tra gli idoli da eliminare. Qualsiasi orientamento spirituale che non venisse direttamente dalla Bibbia fu dichiarato sospetto dai riformatori, mentre la Chiesa cattolica,

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