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L'ultimo Tiziano e la sensualità della pittura
Venezia, Gallerie dell'Accademia 26 gennaio – 20 aprile 2008
di Mary Falco

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Rappresenta lo scuoiamento del satiro frigio che ha sfidato Apollo in gara musicale.
Seduto meditabondo è il re frigio Mida che, chiamato a giudicare fra il dio e Marsia, aveva scelto il satiro guadagnandosi le orecchie da asino.
Sarebbe il ritratto dello stesso Tiziano che si interroga sul ruolo di artista.
La scena rossastra, cupa, affollata di figure, è fatta di una pittura senza segno, di colori indistinti.
Questo può essere uno dei primi dipinti moderni, espressionista.
All'inizio della mostra gli occhi possono bearsi di "Venere che benda Amore" della Borghese e della "Danae" di Vienna.
Alla rarità e alla bellezza del primo dipinto si aggiunge il mistero dell'interpretazione.
Anche Tiziano deve aver avuto qualche incertezza. Le radiografie hanno rivelato che al posto delle due ninfe c'erano tre donne e che al posto di Venere (la cui posizione degli occhi è stata mutata più volte) c'era una donna con cappello elegante con piuma!
La "Danae" è l'altro importante restauro del museo viennese, storico perché il dipinto non veniva toccato da quasi un secolo. L'opera è l'unica firmata dal "Tiziano cavaliere" fra le sei versioni di un soggetto richiestissimo, ripetuto a distanza di anni.
Danae, segregata dal padre re di Argo che voleva impedire l'avverarsi della predizione per la quale il figlio di lei lo avrebbe cacciato dal regno, è distesa nuda su di un giaciglio bianco con rose e monete d'oro fra le gambe, che sono lo stratagemma di Giove per unirsi a lei.
Nascerà Perseo e caccerà Argo.
Accanto a Danae una serva si illude di raccogliere le monete con un bacile.
Il dipinto è stato ridotto di dimensioni e il cielo ha subito una violenta "spulitura". Tiziano ha ri-lavorato la tela più volte, aggiungendo ed eliminando figure.
Il restauro ha recuperato la profondità cromatica e il senso plastico del modellato.
I ritratti sono introdotti da Paolo III, dipinto a 75 anni, senza delicatezze, uno dei capolavori di Tiziano "per le eccezionali qualità plastiche e di resa psicologica" (copiato più volte).
La "pallida mano destra del pontefice", appoggiata ad una borsa di velluto rosso, è "probabilmente il dettaglio pittorico che più spicca", ma anche "i più svariati toni del rosso" (sedia, borsa e i cangiantismi della mozzetta) sono un gran bell'esercizio. Ultimo è l'autoritratto in cui Tiziano è di profilo, formula lunga e faticosa.

Il Prado lo ha restaurato per la mostra scoprendo che Tiziano ha usato solo quattro colori e che la pittura è stata applicata in strati molto sottili, quasi come in un acquerello: nulla che faccia pensare alla pittura spessa, a macchie, che di solito si trova nei lavori tardi.
Un altro restauro ("La ragazza col ventaglio" di Dresda), rende meglio i particolari del vestito da sposa e la vivacità della giovane donna che dovrebbe essere Lavinia, la figlia di Tiziano che le regalerà il ritratto in occasione del matrimonio.
E poi Jacopo Strada, antiquario imperiale, amico di Tiziano che lo ammirava per la scaltrezza ("cacciava tante carotte a quelli Todeschi").
Qui lo raffigura "sicuro di sé", fra oggetti costosi.
E Fabrizio Salvaresio, "console di Mare", felice e autorevole, con la destra che stringe la cintura intessuta di fili d'oro e alle spalle un orologio da tavolo dipinto con minuzia (Tiziano era molto appassionato di orologi).
Francesco Venier, considerato "fra i più eccellenti realizzati da Tiziano negli ultimi decenni" per la capacità di trascenderne la rappresentanza statica e sviscerarne piuttosto il carattere, nelle vesti maestose di doge, ma vecchio e malato.
La "Maddalena" è irresistibile attrazione di peccato e pentimento: sguardo ieratico, lunghi capelli "scapigliati" sulle spalle nude perché la camicia è scivolata nell'estasi e non riesce a coprire bene i seni.
In mostra ce ne sono due affiancate. Una da collezione privata romana (già in collezione Candiani di Busto Arsizio), con la qualità di replica autografa della versione dell'Eremitage ed esposta per la prima volta.
Augusto Gentili, uno dei più noti specialisti del Tiziano, osserva che la camicia non regge il confronto "con le mirabili pieghe bagnate della versione russa", uno dei dipinti conservati da Tiziano alla morte, venduti nel 1581 dal figlio Pomponio, la "pecora nera" della famiglia, alla collezione Barbarigo e da questa nel 1850 allo zar.
La seconda Maddalena, da Capodimonte, è considerata replica di bottega anche sulla base della "mediocre qualità" rivelata da un restauro.
Gentili non è d'accordo perché il dipinto era per il cardinale Alessandro Farnese al quale Tiziano non poteva dare un'opera di bassa qualità, ma un'opera "finita e rifinita".
Da questo dipende l'espressione insoddisfacente mentre il maestro sta elaborando la pittura del "non finito".
In ogni caso questa volta Tiziano ebbe l'accortezza che la camicia coprisse accuratamente i seni!
Da Vienna è arrivato "Ninfa e pastore" (mai prestato), considerato come "l'incarnazione della personalità e virtuosismo artistico" di Tiziano.
Una doppia "prima" perché il dipinto è stato anche sottoposto ad un complesso restauro che ha permesso il viaggio ed ha

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