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(in lingua inglese)
Black Cats, Witches and Sorcerers:
Colobraro's Bum Rap
I first heard of Colobraro's bad reputation when I was doing
research about the town prior to visiting it with my family
in 2003. I was surprised to learn that the village was
considered jinxed, and that some people were even afraid to
mention the name "Colobraro." None of my relatives who had
emigrated from Colobraro to America had ever said anything
about the superstitions surrounding their town, and my
direct family members were realists, not prone to believe in
the paranormal. Perhaps none had ever heard the legend. My
aunt, who was the last family member to leave Colobraro in
1915, was only eleven years old at the time, too young,
perhaps, to understand the import of such things.
It is possible that the legend of Colobraro had yet to take
root in the consciousness of the local people while my
family still lived there. According to Rocco Mango,
long-time Colobraro teacher who was interviewed by Andrea Di
Consoli for his article "Colobraro, Il Paese Che Non Si Puo'
Dire," ("Colobraro, The Town That Can't Be Mentioned") the "black legend" had its origin in the first years of the 20th
Century, involving the renowned lawyer Biagio Virgilio and a
certain chandelier that fell unexpectedly from the ceiling
during a meeting with colleagues. This incident, no doubt,
would have fortified already prevailing superstitions among
the local residents, superstitions that were later examined
by the noted anthropologist Ernesto de Martino, who
specifically discussed magic and sorcery in Colobraro in his
1959 book Sud e Magia.
Undoubtedly, Giulio Petroni's novel La Strega di
Colobraro (1992) added fuel to the fire of the
controversy. And the national news media-in an effort to
promote itself-always loves to grab onto a delectable story
about the supernatural, propagating stereotypical "legends"
without regard for truth or accuracy. I saw both videos
about Colobraro (on Marcopolo TV and RaiTre) which, no
doubt, garnered many viewers across Italy as well as in many
other countries. Both productions were adept at promoting
the mysterious feeling they wanted to convey using images of
black cats, shadowy figures lurking in doorways on the
narrow streets of Colobraro, and phantoms appearing and
disappearing amidst the ruins of the castle. But these
various media, in an attempt to make money from an enduring
legend, have done a great disservice to a quaint town in
southern Italy.
On the online forum at
www.colobraro.eu some participants have suggested that the town capitalize on
its infamy, creating in illusion what others have professed
to exist in reality: a town where supernatural spirits
reside. The forum participants' motives are pure; they see Colobraro's survival in the attraction of tourists from
Italy and around the world. Foreign money would bolster a
faltering economy, and tourist curiosity might help revivify
the locals' interest in their own town, helping to staunch a
dwindling population. This is an understandable position,
and in some ways a very attractive one. In America, this is
a popular theme in Hollywood movies: the astute citizens of
a small town capitalize on some unique aspect of the town to
save the citizens from imminent disaster—a "rags to riches"
story. The elderly
residents who do not agree with the "selling" of their town
are viewed as stodgy, anti-progress types who want to
prevent—for no good reason—the movement of their town into
the future.
In reality, though, in order to be objective, one must see
all sides of the argument. While it would be heartwarming
to see Colobraro succeed by promoting its "black legend" to
attract tourists, it is also easy to understand why elderly
citizens are not eager to see this kind of progress. Change
of any kind is difficult, and these citizens are accustomed
to a traditional way of life typical to a small town in
southern Italy. They may be suspicious, for instance, of
the kind of change being promoted in the adjacent town of
Bernalda by the famous American director Francis Ford
Coppola. No doubt, Coppola's intentions are good, but they
may not be viewed that way by all residents of the town.
This type of success may actually drive a wedge between
differing factions of townspeople, perhaps even creating
economic disparities in the citizenry that never existed
before.
As somebody whose grandparents emigrated from Colobraro, I
would like to see the town prosper, but not at the expense
of its native charm. Still, I am captivated with the "black
legend," and would like to think that Colobraro can
capitalize on it in some fashion. In May 2003 my curiosity
about the superstition surrounding the city was piqued when,
prior to driving the long road up to our ancestral village,
we stopped in the visitor center at Valsinni. There we met
two young woman whose job was to promote tourism for the
city of Isabella Morra. They were fascinated to learn that
we had come all the way from America to meet relatives we
had never met before. But when we told them that our
relatives lived in Colobraro, a tangible chill filled the
air. They were literally afraid for us, and they mentioned
their fear of the town. For me, it was an introduction to
the "black legend" that is indelibly etched in my mind.
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(in lingua italiana)
Gatti neri, streghe e maghi:
Accusa ingiustificata a Colobraro
La prima volta che ho sentito
parlare della cattiva reputazione di Colobraro risale a quando
stavo facendo una ricerca su quel paese, prima che lo visitassi
con la mia famiglia, nel 2003. Rimasi sorpreso nell'apprendere
che il villaggio era considerato iellato e che alcune persone
avevano paura persino di pronunciare il nome di "Colobraro".
Nessuno dei miei parenti, emigrati da Colobraro in America,
aveva mai detto qualcosa sulle superstizioni, che circolavano
sulla loro città, eppure i componenti della mia famiglia diretta
erano realisti, non inclini a credere nel paranormale. Forse
nessuno di loro aveva mai sentito la leggenda. Mia zia, che fu
l'ultima componente della famiglia a lasciare Colobraro, nel
1915, aveva allora soltanto undici anni e forse era troppo
piccola, per capire la portata di tali cose.
Eventualmente, la leggenda di
Colobraro non aveva ancora messo radici nella coscienza della
gente locale, quando la mia famiglia viveva ancora là. Secondo
Rocco Mango, da tanto tempo insegnante a Colobraro, che era
stato intervistato da Andrea Di Consoli, per il suo articolo
"Colobraro: Il Paese Che Non Si Puo' nominare" "la leggenda
nera" ha avuto origine nei primi anni del ventesimo secolo,
coinvolgendo il rinomato avvocato Biagio Virgilio e un certo
candelabro che era caduto inaspettatamente dal soffitto, nel
corso di una riunione con i suoi colleghi. Senza dubbio, questo
avvenimento avrebbe fortificato le superstizioni, che già
circolavano fra i residenti locali, superstizioni, che sono
state esaminate successivamente dal celebre antropologo Ernesto
de Martino, che ha approfondito in modo specifico la magia e la
stregoneria di Colobraro nel suo libro Sud e Magia
(1959).
Indubbiamente, il romanzo La Strega di Colobraro
(1992) di Giulio Petroni ha aggiunto altro combustibile al fuoco
della polemica. E i mass media - in uno sforzo di autopromozione
- amano sempre afferrare una storia deliziosa sul
soprannaturale, propagando "le leggende stereotipe" senza
riguardo per la verità o l'esattezza. Io ho visto entrambi i
video su Colobraro (su Marcopolo TV e su RaiTre) che, senza
dubbio, hanno ottenuto molti spettatori attraverso l'Italia,
oltre a molti altri paesi. Entrambe le produzioni miravano a
promuovere la sensibilità misteriosa che desideravano
trasmettere, usando le immagini di gatti neri e di figure
oscure, che sgattaiolavano dalle porte, sulle vie strette di
Colobraro, e di fantasmi che apparivano e sparivano in mezzo
alle rovine del castello. Ma questi vari mass media, nel
tentativo di ricavare soldi da una leggenda durevole, hanno
arrecato un grave danno ad un paese pittoresco dell'Italia
meridionale. Sul forum online a
www.colobraro.eu alcuni
utenti hanno supposto che la città capitalizza sulla sua nomea,
trasferendo nell'illusione ciò che altri hanno professato
esistere nella realtà: un paese in cui risiedono gli spiriti
soprannaturali. I motivi degli utenti del forum sono semplici;
essi considerano la sopravvivenza di Colobraro parallela
all'attrazione turistica dall'Italia e da tutto il mondo. I
soldi stranieri sosterrebbero un'economia barcollante e la
curiosità dei turisti potrebbe contribuire a rianimare
l'interesse dei locali verso la propria città, aiutando a
fermare sul posto una popolazione in diminuzione. Questa è una
posizione comprensibile e per certi aspetti molto suggestiva. In
America, questo è un tema popolare nei film di Hollywood: gli
astuti cittadini della piccola città capitalizzano su un certo
aspetto unico della città, per salvare i cittadini da un
disastro imminente - una storia "dalle stalle alle stelle." I
residenti anziani, che non sono d'accordo a "svendere" il loro
paese, sono visti come gente noiosa e antiprogressista, che
vuole ostacolare, senza nessun buon motivo - il movimento della
sua città nel futuro.
In realtà, tuttavia, per essere obiettivi,
si dovrebbero considerare tutti i lati del problema. Mentre
farebbe bene al cuore vedere Colobraro riuscire a promuovere la
sua "leggenda nera" per attirare i turisti, è anche facile da
capire perchè i cittadini anziani non sono desiderosi di vedere
questo genere di progresso. Ogni genere di cambiamento è
difficile e questi cittadini sono abituati ad un modo di vivere
tradizionale, tipico di una piccola città del Mezzogiorno.
Possono essere sospettosi, per esempio, del genere di
cambiamento che è promosso nella vicina città di Bernalda dal
famoso regista americano Francis Ford Coppola. Non c'è nessun
dubbio che le intenzioni del Coppola siano buone, ma non possono
essere considerate in tal senso da tutti i residenti della
città. Questo tipo di successo può realmente provocare una
spaccatura fra le fazioni differenti dei cittadini, forse
persino generando nella cittadinanza delle disparità economiche
che prima non esistevano.
Come qualcuno, i cui nonni
emigrarono da Colobraro, io vorrei vedere il paese prosperare,
ma non a discapito del suo fascino natale. Eppure, io sono
affascinato dalla "leggenda nera," e vorrei sperare che
Colobraro possa capitalizzare su di essa in un certo modo. Nel
maggio del 2003, la mia curiosità sulla superstizione che
circonda il paese fu acuita quando, prima di immetterci sulla
lunga strada del nostro villaggio ancestrale, ci fermammo nel
centro dell'ospite a Valsinni. Là facemmo la conoscenza di due
giovani donne, il cui lavoro consisteva nel promuovere il
turismo per il paese di Isabella Morra. Esse si meravigliarono
nell'apprendere che eravamo venuti fin dall'America per fare la
conoscenza di parenti che non avevamo mai visto prima. Ma quando
dicemmo loro che i nostri parenti vivevano a Colobraro, una lama
di gelo sembrò tagliare l'aria. Erano letteralmente impaurite
per noi e parlarono del loro timore per quel paese. Per me,
questa fu un'introduzione alla "leggenda nera" che è rimasta
indelebilmente scolpita nella mia mente.
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