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Rubrica "Una voce dall'America"
e-mail: rrowley@zianet.com
di Robert Rowley

Black Cats, Witches and Sorcerers: Colobraro's Bum Rap
Gatti neri, streghe e maghi: Accusa ingiustificata a Colobraro

traduzione del prof. Gianni Latronico

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Gatti Neri Opera virtuale di Gianni Latronico

(in lingua inglese)

Black Cats, Witches and Sorcerers:
Colobraro's Bum Rap

I first heard of Colobraro's bad reputation when I was doing research about the town prior to visiting it with my family in 2003. I was surprised to learn that the village was considered jinxed, and that some people were even afraid to mention the name "Colobraro." None of my relatives who had emigrated from Colobraro to America had ever said anything about the superstitions surrounding their town, and my direct family members were realists, not prone to believe in the paranormal. Perhaps none had ever heard the legend. My aunt, who was the last family member to leave Colobraro in 1915, was only eleven years old at the time, too young, perhaps, to understand the import of such things.
It is possible that the legend of Colobraro had yet to take root in the consciousness of the local people while my family still lived there. According to Rocco Mango, long-time Colobraro teacher who was interviewed by Andrea Di Consoli for his article "Colobraro, Il Paese Che Non Si Puo' Dire," ("Colobraro, The Town That Can't Be Mentioned") the "black legend" had its origin in the first years of the 20th Century, involving the renowned lawyer Biagio Virgilio and a certain chandelier that fell unexpectedly from the ceiling during a meeting with colleagues. This incident, no doubt, would have fortified already prevailing superstitions among the local residents, superstitions that were later examined by the noted anthropologist Ernesto de Martino, who specifically discussed magic and sorcery in Colobraro in his 1959 book Sud e Magia.
Undoubtedly, Giulio Petroni's novel La Strega di Colobraro (1992) added fuel to the fire of the controversy. And the national news media-in an effort to promote itself-always loves to grab onto a delectable story about the supernatural, propagating stereotypical "legends" without regard for truth or accuracy. I saw both videos about Colobraro (on Marcopolo TV and RaiTre) which, no doubt, garnered many viewers across Italy as well as in many other countries. Both productions were adept at promoting the mysterious feeling they wanted to convey using images of black cats, shadowy figures lurking in doorways on the narrow streets of Colobraro, and phantoms appearing and disappearing amidst the ruins of the castle. But these various media, in an attempt to make money from an enduring legend, have done a great disservice to a quaint town in southern Italy.
On the online forum at www.colobraro.eu some participants have suggested that the town capitalize on its infamy, creating in illusion what others have professed to exist in reality: a town where supernatural spirits reside. The forum participants' motives are pure; they see Colobraro's survival in the attraction of tourists from Italy and around the world. Foreign money would bolster a faltering economy, and tourist curiosity might help revivify the locals' interest in their own town, helping to staunch a dwindling population. This is an understandable position, and in some ways a very attractive one. In America, this is a popular theme in Hollywood movies: the astute citizens of a small town capitalize on some unique aspect of the town to save the citizens from imminent disaster—a "rags to riches" story. The elderly residents who do not agree with the "selling" of their town are viewed as stodgy, anti-progress types who want to prevent—for no good reason—the movement of their town into the future.
In reality, though, in order to be objective, one must see all sides of the argument. While it would be heartwarming to see Colobraro succeed by promoting its "black legend" to attract tourists, it is also easy to understand why elderly citizens are not eager to see this kind of progress. Change of any kind is difficult, and these citizens are accustomed to a traditional way of life typical to a small town in southern Italy. They may be suspicious, for instance, of the kind of change being promoted in the adjacent town of Bernalda by the famous American director Francis Ford Coppola. No doubt, Coppola's intentions are good, but they may not be viewed that way by all residents of the town. This type of success may actually drive a wedge between differing factions of townspeople, perhaps even creating economic disparities in the citizenry that never existed before.
As somebody whose grandparents emigrated from Colobraro, I would like to see the town prosper, but not at the expense of its native charm. Still, I am captivated with the "black legend," and would like to think that Colobraro can capitalize on it in some fashion. In May 2003 my curiosity about the superstition surrounding the city was piqued when, prior to driving the long road up to our ancestral village, we stopped in the visitor center at Valsinni. There we met two young woman whose job was to promote tourism for the city of Isabella Morra. They were fascinated to learn that we had come all the way from America to meet relatives we had never met before. But when we told them that our relatives lived in Colobraro, a tangible chill filled the air. They were literally afraid for us, and they mentioned their fear of the town. For me, it was an introduction to the "black legend" that is indelibly etched in my mind.

(in lingua italiana)

Gatti neri, streghe e maghi:
Accusa ingiustificata a Colobraro

La prima volta che ho sentito parlare della cattiva reputazione di Colobraro risale a quando stavo facendo una ricerca su quel paese, prima che lo visitassi con la mia famiglia, nel 2003. Rimasi sorpreso nell'apprendere che il villaggio era considerato iellato e che alcune persone avevano paura persino di pronunciare il nome di "Colobraro". Nessuno dei miei parenti, emigrati da Colobraro in America, aveva mai detto qualcosa sulle superstizioni, che circolavano sulla loro città, eppure i componenti della mia famiglia diretta erano realisti, non inclini a credere nel paranormale. Forse nessuno di loro aveva mai sentito la leggenda. Mia zia, che fu l'ultima componente della famiglia a lasciare Colobraro, nel 1915, aveva allora soltanto undici anni e forse era troppo piccola, per capire la portata di tali cose.
Eventualmente, la leggenda di Colobraro non aveva ancora messo radici nella coscienza della gente locale, quando la mia famiglia viveva ancora là. Secondo Rocco Mango, da tanto tempo insegnante a Colobraro, che era stato intervistato da Andrea Di Consoli, per il suo articolo "Colobraro: Il Paese Che Non Si Puo' nominare" "la leggenda nera" ha avuto origine nei primi anni del ventesimo secolo, coinvolgendo il rinomato avvocato Biagio Virgilio e un certo candelabro che era caduto inaspettatamente dal soffitto, nel corso di una riunione con i suoi colleghi. Senza dubbio, questo avvenimento avrebbe fortificato le superstizioni, che già circolavano fra i residenti locali, superstizioni, che sono state esaminate successivamente dal celebre antropologo Ernesto de Martino, che ha approfondito in modo specifico la magia e la stregoneria di Colobraro nel suo libro Sud e Magia (1959).
Indubbiamente, il romanzo La Strega di Colobraro (1992) di Giulio Petroni ha aggiunto altro combustibile al fuoco della polemica. E i mass media - in uno sforzo di autopromozione - amano sempre afferrare una storia deliziosa sul soprannaturale, propagando "le leggende stereotipe" senza riguardo per la verità o l'esattezza. Io ho visto entrambi i video su Colobraro (su Marcopolo TV e su RaiTre) che, senza dubbio, hanno ottenuto molti spettatori attraverso l'Italia, oltre a molti altri paesi. Entrambe le produzioni miravano a promuovere la sensibilità misteriosa che desideravano trasmettere, usando le immagini di gatti neri e di figure oscure, che sgattaiolavano dalle porte, sulle vie strette di Colobraro, e di fantasmi che apparivano e sparivano in mezzo alle rovine del castello. Ma questi vari mass media, nel tentativo di ricavare soldi da una leggenda durevole, hanno arrecato un grave danno ad un paese pittoresco dell'Italia meridionale. Sul forum online a www.colobraro.eu alcuni utenti hanno supposto che la città capitalizza sulla sua nomea, trasferendo nell'illusione ciò che altri hanno professato esistere nella realtà: un paese in cui risiedono gli spiriti soprannaturali. I motivi degli utenti del forum sono semplici; essi considerano la sopravvivenza di Colobraro parallela all'attrazione turistica dall'Italia e da tutto il mondo. I soldi stranieri sosterrebbero un'economia barcollante e la curiosità dei turisti potrebbe contribuire a rianimare l'interesse dei locali verso la propria città, aiutando a fermare sul posto una popolazione in diminuzione. Questa è una posizione comprensibile e per certi aspetti molto suggestiva. In America, questo è un tema popolare nei film di Hollywood: gli astuti cittadini della piccola città capitalizzano su un certo aspetto unico della città, per salvare i cittadini da un disastro imminente - una storia "dalle stalle alle stelle." I residenti anziani, che non sono d'accordo a "svendere" il loro paese, sono visti come gente noiosa e antiprogressista, che vuole ostacolare, senza nessun buon motivo - il movimento della sua città nel futuro.
In realtà, tuttavia, per essere obiettivi, si dovrebbero considerare tutti i lati del problema. Mentre farebbe bene al cuore vedere Colobraro riuscire a promuovere la sua "leggenda nera" per attirare i turisti, è anche facile da capire perchè i cittadini anziani non sono desiderosi di vedere questo genere di progresso. Ogni genere di cambiamento è difficile e questi cittadini sono abituati ad un modo di vivere tradizionale, tipico di una piccola città del Mezzogiorno. Possono essere sospettosi, per esempio, del genere di cambiamento che è promosso nella vicina città di Bernalda dal famoso regista americano Francis Ford Coppola. Non c'è nessun dubbio che le intenzioni del Coppola siano buone, ma non possono essere considerate in tal senso da tutti i residenti della città. Questo tipo di successo può realmente provocare una spaccatura fra le fazioni differenti dei cittadini, forse persino generando nella cittadinanza delle disparità economiche che prima non esistevano.
Come qualcuno, i cui nonni emigrarono da Colobraro, io vorrei vedere il paese prosperare, ma non a discapito del suo fascino natale. Eppure, io sono affascinato dalla "leggenda nera," e vorrei sperare che Colobraro possa capitalizzare su di essa in un certo modo. Nel maggio del 2003, la mia curiosità sulla superstizione che circonda il paese fu acuita quando, prima di immetterci sulla lunga strada del nostro villaggio ancestrale, ci fermammo nel centro dell'ospite a Valsinni. Là facemmo la conoscenza di due giovani donne, il cui lavoro consisteva nel promuovere il turismo per il paese di Isabella Morra. Esse si meravigliarono nell'apprendere che eravamo venuti fin dall'America per fare la conoscenza di parenti che non avevamo mai visto prima. Ma quando dicemmo loro che i nostri parenti vivevano a Colobraro, una lama di gelo sembrò tagliare l'aria. Erano letteralmente impaurite per noi e parlarono del loro timore per quel paese. Per me, questa fu un'introduzione alla "leggenda nera" che è rimasta indelebilmente scolpita nella mia mente.

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