|
continua da
pagina 31
Ravaglioli
commenta: "dunque vi sono ben 200.000 associazioni con matrice
comune nella Massoneria, o forse non è solo questo?
Sicuramente è
opportuno un approfondimento, quindi proporrei, a voi che sapete
organizzare così bene i lavori, una giornata di studio
esclusivamente su questo anche per indagare cosa spinge gli Italiani
a fare associazionismo, cosa ad appartenere alle Confraternite, al
mondo del culto e della religione".
Per Tano Grasso, Presidente Anti-racket nello svolgere la Sua relazione
intorno a "La capacità di associazione di ogni individuo libero"
dirà: "l'Associazionismo ha peculiarità tali da saper promuovere ed
esprimere una società più giusta e legale"; a tale scopo coglie
l'occasione di porre in comunione un particolarissimo esempio di
associazionismo che, in verità, possiede anche l'elemento della
necessità.
A tutto un mondo di
commercianti destinati ad essere colpiti da richieste estorsive,
quella che si prospettava non era che una unica, sola opportunità:
rispondere insieme, uniti, nello stesso momento all'azione di forza
contro.
Una strategia con tali caratteristiche, fra l'altro,
riavrebbe messi al riparo da rappresaglie.
In terra di Mafia
la paura è grande e la più grande paura è proprio quella legata
all'essere solo dinanzi ad un problema tanto più grande del singolo,
è una solitudine perniciosa.
Nasce: "ADDIO
PIZZO" a Palermo.
Un gruppo di ragazzi
desiderosi di aprire un Pub e ben consapevoli di dover affrontare
l'estorsione, pensarono bene di attaccare su tutte le saracinesche
dei negozi un biglietto listato a lutto.
Quel gesto si
configurava anche quale atto di nascita di un popolo, oltre che
di un movimento che è forte e perdura, immutato, senza
oscillazioni, fra l'altro esempio unico in Italia.
Ritengo che riesca
ad essere così efficace in quanto è una iniziativa a freddo, niente
a che vedere con quelle iniziative a caldo che s'innescano dopo
"fattacci".
|
Insomma quel caso
nasceva a freddo, in un momento storico che non denunciava - già da
tre anni – alcun atto intimidatorio, nessun incendio, niente altro,
ma intanto il pizzo era ben vivo.
Insegna molto questo
Modello, eppure i media non se ne sono mai occupati; la stessa
politica ha da imparare molto da questo Modello; a tale riguardo
debbo dire che, oggi, il limite della politica è proprio quello d'essere incapace di leggere, trovare, scoprire un fenomeno
interessante che non gode del favore mediatico.
Più forte e
significante appare, dunque, l'azione di quei ragazzi che sono stati
capaci, a freddo, di sollevare un problema e di farne parlare.
E' importante,
inoltre, rilevare che tra loro non v'è un leader. Peraltro, un
Movimento monotematico che dura da così tanto tempo, cui tanti si
aggregano per e con assoluto disinteresse, pone seriamente molti
interrogativi, più ancora se si dovesse pensare che lo Stato ha
sempre risposte inadeguate verso la Mafia; di più se si pensasse che
la Mafia non è solo un fenomeno criminale, è anche economico,
culturale che richiede, oramai senza ombra di dubbio, l'attivazione
di pezzi di società civile. Né il problema può essere risolto
tenendo in carcere il più grande mafioso; è la base che deve essere
attivata e coinvolta, oltre agli imprenditori, molti di essi pagano
ancora il pizzo.
E' opportuno che la
base sappia, inoltre, se andare dall'imprenditore A o B; se A paga
pizzo significa che parte del mio-nostro (di gente onesta) denaro va
al pizzo sicché io debbo scegliere B. In che consiste l'incisivo
impegno di ben 12.000 consumatori: hanno deciso di andare da
coloro che non pagano il pizzo. Una scelta morale che si sovrappone
a scelte concrete, arrivano meno denari alla mafia, migliora il
territorio. Ecco cosa può fare il singolo.
Innumerevoli altri
ancora sono gli elementi che fanno obiettivamente rilevare la bontà
multisfaccettata del Modello, ragioni per le quali ne ho proposto lo
studio a livello accademico presso l'Università degli studi di
Napoli.
Nella cartella del
boss Lo Piccolo, arrestato due mesi fa, v'era l'elenco dei 220
commercianti che non pagavano il pizzo, elenco che è poi stato
pubblicato sui quotidiani.
continua a
pagina 33
|