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IL CONVENTO DEI FRATIMINORI ZOCCOLANTI di COLOBRARO
COMPIE 500 ANNI
di Pietro Giovanni Lucarelli

Convento
Convento dei frati Zoccolanti

Per il suo cinquecentesimo compleanno anche lo spiazzale è pronto.
Sul nostro convento si dicono tante cose, anche imprecise, ora che i lavori di restauro sono fermi e si possono osservare i muri di tutte le facciate scrostate dalla malta e si scoprono dati finora sconosciuti.
Come ad esempio la incisione su due mattoni del portone principale che recita: "A. Domini - 1; 3; DL; 8, che noi abbiamo tradotto in, Anno del Signore 1.03.1558".
Mentre il nostro storico Prof. Michele Crispino nel suo libro "COLOBRARO Un paese, una storia, una cultura", indica il 1579 come dal disposto testamentario di Angelo De Susanna col quale si chiede la costruzione di un Monastero della Regola Osservante con danaro tratto dalla propria eredità .
A dare l'autorizzazione necessaria è il Ministro della provincia di Basilicata, fra Daniele del Monferrato, il quale stabilisce che il convento viene costruito sul posto della cappella di Santa Maria la Neve, già  della Abbadia di Kir Onofrio o Laura Basiliana che dir si voglia, secondo la pia disposizione del suddetto Angelo De Susanna, ma non se ne fece nulla.
Sempre il nostro Crispino ci dice che nel 1601 il Vescovo Ascanio Giacobazzo concede l'autorizzazione a costruire in un diverso luogo detto convento, cioè nella cappella di San Salvatore, col nome di Santa Maria di Gesù.
Non sappiamo però il tempo impiegato per costruirlo, ma nella relazione del Gaudioso si legge che nel 1736 l'università di Colobraro pagava 30 ducati per vestiario ai frati del convento: quindi dopo oltre settant'anni i frati erano ormai in pianta stabile nel nostro comune.
Sappiamo però che venne dedicato alla Madre di Gesù. Infatti ancora oggi esiste una statua che rappresenta interamente la scritta che si vede nel sigillo dell'autorizzazione.

Santa Maria
Santa Maria madre di Gesù

Questi dati sono pubblicati da fra Primaldo Coco nel libro "I Francescani in Basilicata".
Ovviamente il Prof. Michele Crispino da buon storico non accoglie le notizie tramandate da padre in figlio che il nostro popolo ha saputo tramandare.
Ci riferiamo a quell'Antonio Tripani che durante le Crociate si portò in Terra Santa per la liberazione del Santo Sepolcro e che al suo ritorno portò con sé dei sacchetti di terriccio di quella terra per spargerla su di un terreno fuori le mura della città per poi costruirci un Monastero da affidare ai frati Francescani della Regola dell'Osservanza, seu Zoccolanti.

Altre notizie pubblicate dal Bretagna, giornalista e Prefetto di Matera, c'informano che furono piantate intorno al Convento quaranta abeti che dovevano richiamare gli anni che il popolo di Dio passò nel deserto.
Se queste notizie sono suffragate da scritti vari sono ritenute valide, mentre quelle riferite verbalmente e tramandate da generazione in generazioni sono ritenute a dir poco meno valide se non congetture.
Noi le riportiamo perché le coincidenze con la Terra Santa ritornano spesso durante la lettura storica di questo manufatto e della stessa storia di Colobraro sia a livello laico che della sua Chiesa.
Fornire dei riscontri documentali a vari racconti è davvero difficile, se si escludono i manufatti murari che ancora esistono sia pure in minime tracce, vedi il Convento di San Rocco o la stessa Abbadia.
L'amore di voler tramandare ai posteri opere d'arte non alberga purtroppo in noi colobraresi; esiste una gran vena critica-dolente e denigratoria allo stesso tempo che impedisce di conservale in loco, prova ne sono le Tante Opere religiose di gran valore non più qui a Colobraro ma a Matera, a Tursi ecc. ecc.
I nostri concittadini sono amanti delle cose belle, solo che non le custodiscono a Colobraro ma ovunque risiedono nel mondo.
Se poi si pensa che dai 3 - 6 mila abitanti ai tempi della costruzione del Convento ne sono rimasti appena più di mille con un depauperamento del patrimonio artistico che deve pur esserci nelle tante Chiese che ancora oggi ci sono non si spiega che solo in Colobraro sono nudi i simboli religiosi come si nota in tutto il territorio sia lucano che mondiale.
I tanti grandi uomini, figli di Colobraro e autori di valore, non hanno donato nulla alla patria natia affinché potessero presentare qualcosa alle generazioni future.
Quindi, stendere una storia suffragata da prove certe è cosa ardua.
Vediamo ora le interruzioni della presenza monastica nel nostro convento: La prima è certamente quella causata dal decreto di Napoleone Bonaparte nel 1806 e quella successiva con l'unità  d'Italia nel 1866 quando gli ordini religiosi furono alienati di tutti i beni ecclesiastici.
Il ritorno dei frati avvenne verso il 1884 ad opera di Leonardo Altieri, che allontanò dal convento coloro che lo adibirono a ricovero di animali.
Con l'arrivo dei Carabinieri fu in parte adibito a Caserma fino al 2 dicembre 1935, visto che dal 3 dello stesso mese si trasferisce nell'attuale sede. Poi a magazzino di cereali e nella seconda guerra mondiale vi furono ospitati prigionieri austriaci destinati a lavorare nei campi.
Dal 1973... al 10 luglio 1976 a Sede della Casa Comunale (Municipio) Dal 1979 al 2003 ospita la Casa Famiglia e di riposo, dismessa per ristrutturazione e per aver ottenuto dalla ALS n. 5 l'attuale sede in proprietà .
Dal 24 febbraio 2004 in ristrutturazione con i fondi per la Basilicata 2000/2006, area PIT Metapontino, Misura II. 1. per una somma di euro 314.000, Recupero Convento, che consiste nel consolidamento delle fondamenta, recupero facciate, riparazione solaio di copertura. Per il completamento occorre: impiantistica, pavimentazione, infissi interni ed esterni.
Ad eseguire i lavori è la ditta di Pietro Violante da Colobraro aggiudicatiseli con un ribasso d'asta di 30.000 euro, la quale somma è stata destinata dall'attuale amministrazione per completare la prima sala (entrando a sinistra), per adibirla a sala multi funzioni.
Il Sindaco Avv. Andrea Bernardo ci fa sapere che è pronto un progetto elaborato dall'Ufficio Tecnico comunale che prevede: il recupero di tutte le stanze per un finanziamento alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
L'Edificio si prevede di destinarlo ad attività socioculturali e turistiche.

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