|
Servizio più che protagonismo.
Nell'opera di liberazione degli schiavi di usura sembra navigare qualche
personalismo di troppo in nome di istanze che appartengono alla coscienza
collettiva e non hanno bisogno di esercenti la patria potestà di ente
disciplinare.
La carità suggerisce di non scendere nei particolari, però non si può
assistere a comparse inutili e gratuite di gente pronta ad illuminare se
stessa anziché le vittime del reato.
Questo è oggetto della giustizia penale, della collaborazione civica, della
crescita umana che matura in comunità la difesa del diritto e dello spirito
cristiano.
Vorrei proporre l'immagine virgiliana di Enea, della sua vicenda, del
conseguente messaggio di vita.
Può aiutare la nostra riflessione.
Dopo un decennio bellico Troia venne data alle fiamme dai greci nascosti nel
cavallo ideato da Ulisse.
Enea non tentò il salvataggio, ma iniziò un progetto completamente nuovo.
Guardò oltre l'orizzonte, portando con sé quanto di più prezioso aveva in
famiglia: le urne di ceneri degli antenati, i "penati".
Caricò sulle sulle il padre, prese il figlioletto per mano e mosse verso le
rive del Tevere nell'intento di fondare una nuova città.
Rimane cioè legato ai valori forti degli antenati.
La stessa cosa perseguiranno i discendenti di Giuseppe all'uscita
dalla terra di schiavitù, portando le ossa dei padri feconde di
rinnovamento.
Enea è passato alla storia del mito con l'appellativo di pius. |
Mosè e Giosuè hanno servito il popolo,
non si sono serviti del popolo, hanno testimoniato e comunicato forti valori religiosi.
Quinti oggi ritengono di avere la missione da compiere, devono aiutare gli
altri a prendere coscienza dello stato di diritto e di difesa della dignità
della persona.
Dinanzi ad una società che "brucia" perché l'ordine dei valori viene
sconvolto, occorre recuperare alla radice la formula educativa.
Occorre riappropriarci della forza illuminante della civiltà cristiana,
della fecondità delle "ceneri", metterci in cammino verso un futuro tutto da
costruire, tutto da inventare.
Il pellegrinaggio però non può essere MAESTRIA di navigatori
solitari.
Ogni redivivo Enea, pius o non che sia, deve farsi carico della stanchezza,
della sofferenza di tutti gli usurati provati nell'animo e nello spirito.
Enea portò sulle spalle il padre, non camminò sulle spalle del padre.
Bisogna prendere per mano il prossimo, farlo camminare con i propri piedi,
aprirgli nuovi orizzonti che rispondono ai bisogni, senza imprigionarlo in
schemi di pura rivalsa.
Infine non vuol essere inopportuna una riflessione conclusiva: perché non si
invitano i (possibili) danneggiati dall'usura a fare bene i calcoli negli
acquisti e nelle imprese? Non è forse vero che talvolta si fa il passo più
lungo della gamba? Anche questo è formazione del carattere, prudenza
cristiana, controllo di comportamento. |