logo_fen_mini.jpg (4384 byte) Pagina 10
RICETTARIO
di Paola Marenco

LE REGOLE ALIMENTARI
DELL'ORDINE DEI TEMPLARI


Templari opera di Paola Marengo

L'Ordine dei Templari, nasce fra il 1118 e il 1120. Dopo la prima crociata, avvenuta nel 1096, quando la maggior parte delle truppe aveva fatto ritorno in Europa e le strade della Terrasanta pullulavano di delinquenti, Ugo di Payns e Goffredo di Saint-Omer, allo scopo di proteggere i pellegrini europei in visita a Gerusalemme, costituirono il primo ordine religioso cristiano cavalleresco del medio evo denominandolo "Pauperes commilitones Christi templique Salomonis" (Poveri Compagni d'armi di Cristo e del Tempio di Salomone), in seguito, meglio noti come Cavalieri Templari, o Templari.
L'ordine venne ufficializzato il 29 Marzo 1139 dalla bolla Omne Datum Optimum di Innocenzo II e definitivamente dissolto tra il 1312 e il 1314.
I Templari si votavano alla castità, all'obbedienza, alla carità e seguivano scrupolosamente tutte le regole dettate dall'ordine, fra le quali quelle alimentari e nonostante la società medievale, prettamente carnivora e dedita al "culto" del banchetto, si distinguevano per l'adozione di un'alimentazione sana, equilibrata che, secondo la Regola, escludeva inoltre il ricorso alla caccia.
Ecco le regole dei Cavalieri Templari inerenti al pasto: Il riunirsi per il pasto.
In un palazzo, ma sarebbe meglio dire refettorio, comunitariamente riteniamo che voi assumiate il cibo, dove, quando ci fosse una necessità, a causa della non conoscenza dei segni, sottovoce e privatamente è opportuno chiedere. Così in ogni momento le cose che vi sono necessario con ogni umiltà e soggezione di reverenza chiedete durante la mensa, poiché dice l'apostolo: Mangia il tuo pane in silenzio. E il Salmista vi deve animare, quando dice: Ho posto un freno alla mia bocca, cioè ho deciso dentro di me, perché non venissi meno nella lingua cioè custodivo la mia bocca perché non parlassi malamente.
La lettura
Nel pranzo e nella cena sempre si faccia una santa lettura. Se amiamo il signore, dobbiamo desiderare di ascoltare attentamente le sue parole salutifere e i suoi precetti. Il lettore vi intima il silenzio.
Uso della carne
Nella settimana, se non vi cadono il Natale del Signore, o la Pasqua, o la festa di S. Maria, o di tutti i Santi, vi sia sufficiente mangiare tre volte la carne: l'abituale mangiare la carne va compresa quale grave corruzione del corpo. Se nel giorno di Marte cadesse il digiuno, per cui l'uso della carne è proibito, il giorno dopo sia dato a voi più abbondantemente. Nel giorno del Signore appare senza dubbio, opportuno dare due portate a tutti i soldati professi e ai cappellani in onore della Santa Resurrezione. Gli altri invece, cioè gli armigeri e gli aggregati, rimangono contenti di uno, ringraziando.
Come debbono mangiare i soldati
E' opportuno generalmente che mangino due per due, perché l'uno sollecitamente provveda all'altro, affinché la durezza della vita, o una furtiva astinenza non si mescoli in ogni pranzo. Questo giudichiamo giustamente, che ogni soldato o fratello abbia per sé solo una uguale ed equivalente misura di vino.
Negli altri giorni siano sufficienti due o tre portate di legumi
Negli altri giorni cioè nella seconda e quarta feria nonché il sabato, riteniamo che siano sufficienti per tutti due o tre portate di legumi o di altri cibi, o che si dica companatici cotti: e così comandiamo che ci si comporti, perché chi non possa mangiare dell'uno sia rifocillato dall'altro .
Con quale cibo è necessario cibarsi nella feria sesta
Nella feria sesta riteniamo lodevole accontentarsi di prendere solamente un unico cibo quaresimale per riverenza alla passione, tenuto conto però della debolezza dei malati, a partire dalla festa dei santi fino a Pasqua, tranne che capiti il Natale del Signore o la festa di S. Maria o degli Apostoli. Negli altri tempi, se non accadesse un digiuno generale, si rifocillino due volte.

Il decimo del pane sia sempre dato all'elemosiniere
Benché il premio della povertà che è il regno dei cieli senza dubbio spetti ai poveri: a voi tuttavia, che la fede cristiana vi confessa indubitabilmente parte di quelli, comandiamo che il decimo di tutto il pane quotidianamente consegniate al vostro elemosiniere.
La colazione sia secondo il parere del maestro quando il sole abbandona la regione orientale e discende nel sonno, udito il segnale, come è consuetudine di quella regione, è necessario che tutti voi vi rechiate a Compietà, ma prima desideriamo che assumiate un convivio generale.
Questo convivio poniamo nella disposizione e nella discrezione del maestro, perché quando voglia sia composto di acqua; quando con benevolenza comanderà, di vino opportunamente diluito.
Questo non è necessario che conduca a grande sazietà o avvenga nel lusso, ma sia parco... Ecco una delle ricette culinarie della cucina dei Templari:
PANE DI MELE
Ingredienti: 1 kg di mele, dieci cucchiai da minestra di miele, pepe, cannella, chiodi di garofano, zafferano, zenzero.
 Preparazione: grattugiare e setacciare le mele ottenendo una purea omogenea, aggiungere il miele e cuocere per circa un'ora rimestando continuamente, avendo cura, negli ultimi dieci minuti di cottura, di aggiungere tutte le spezie.
Stendere il composto ottenuto in una teglia e lasciar riposare per diverse ore.
Una volta rappreso e rassodato, tagliare a strisce sottili il composto e servire.
(anticamente, il preparato, si lasciava riposare nella teglia per circa due giorni).

NICCOLO' MACHIAVELLI,
L'INTELLETTUALE BUONGUSTAIO

Machiavelli.jpg
Niccolò Machiavelli opera di Paola Marengo

Niccolò Machiavelli: scrittore, filosofo, statista e storico nacque a Firenze da una famiglia nobile e storica ma decaduta, crebbe coltivando i suoi studi seguendo una forte passione per i classici latini, con forte dedizione, per poi seguire una brillante carriera politica in seno al governo della repubblica fiorentina per la quale portò brillantemente a termine delicate missioni.
Niccolò Machiavelli è senza ombra di dubbio, nella storia della letteratura del nostro paese, uno dei maggiori esponenti; il suo pensiero ha lasciato un'impronta indelebile nel campo dello studio dell'organizzazione giuridica e politica e ancor oggi, quando si cita il "machiavellismo" si fa riferimento a una tattica politica in grado di ingrandire il proprio benessere senza rispettare alcuna morale, da cui il noto motto (che pare Machiavelli non abbia coniato) "Il fine giustifica i mezzi".
Fu nel 1513, dopo l'ingiusto arresto e conseguenti torture, dovute a una falsa accusa per un complotto fallito e dopo il rilascio avvenuto grazie all'elezione al papato di Leone X, che Niccolò Machiavelli, in una sorta di esilio nei suoi poderi nel Chianti, a San Casciano, prese l'abitudine di recarsi all'osteria ove amava bere, giocare d'azzardo ma soprattutto degustare i cibi tradizionali e sani della zona fra cui la Finocchiona che è un salume tipico toscano o la braciola di maiale al cavolo nero, detto anche "maiale ubriaco".
MAIALE UBRIACO
Ingredienti: 3 spicchi di aglio schiacciati, finocchio selvatico, 6 braciole, ½ kg di cavolo nero, un bicchiere di Chianti, sale e pepe.
Preparazione: in una padella rosolare l'aglio e i semi di finocchio selvatico, appena l'aglio è imbiondito, unire le braciole e portare a cottura rosolando da ambo i lati a fuoco vivo.
Salare, pepare e bagnare il tutto con il bicchiere di vino.
Non appena il vino è evaporato, unire il cavolo nero tritato grossolanamente e cuocere il tutto a fiamma media per qualche minuto.
Servire caldo insaporendo il tutto con qualche ulteriore granello di pepe macinato all'istante.

pagina 9 sommario pagina 11