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CREDO NELLA VITA ETERNA
 di Aldo Viviano (*)

Chiesa Matrice
Chiesa Matrice San Luca Abate Carbone (PZ)

Credo nella vita eterna. Nell'esistenza ci sono momenti che vanno oltre i sensi, oltre il segno comune che muove dal concreto e s'innalza sulla sfera psichico-relazionale del singolo … Si parte dagli stimoli esterni, percorrendo il cammino della percezione fisica, del moto dell'animo, della coscienza, dell'espressione, dei criteri, dei significati, dei concetti, dei modi, delle direzioni, delle uniformità. L'uomo è dotato di cinque sensi, salvo le imperfezioni o gli impedimenti fisici: il senso della vita, dell'udito, dell'odorato, del gusto, del tatto … Però ci accorgiamo subito che non basta vedere per vivere, né ascoltare, né odorare, né gustare, né toccare. Anzi, a che servirebbe vedere o rimuovere dallo sguardo, se poi non conoscessimo? Oppure udire, se non accogliessimo parole o suoni e non respingessimo quelle sgradite? Oppure, avvertire i sapori, le sensazioni, i piaceri, le inclinazioni, le attitudini, le tendenze, se non si provasse ad intenderli e saperli distinguere? Oppure, prendere conoscenza del mondo esterno, senza la dovuta accortezza, la prudenza, la delicatezza, il garbo? Quante volte ci troviamo dinanzi a cartelli su cui è scritto: "non toccare", come avviene visitando opere d'arte o frequentando mercati alimentari ed ambienti restaurati di recente. Ora, se non bastano i cinque sensi per vivere al completo la nostra vita, vuol dire che per rispondere alla nostre personali esigenze, che non sono soltanto di natura fisica, ma vanno oltre il sensibile, occorre far leva sull'intelligenza e sulla volontà, qualità proprie dell'uomo.
La prima, l'intelligenza, fa sostenere all'uomo razionale la sopravvivenza dopo la morte corporale.
Di qui la cura per i defunti e per i sepolcri, l'affetto per i familiari, l'intima convinzione che dopo il trapasso la vita continua. La seconda, la volontà, porta l'uomo verso il progresso, a migliorare sensibilmente la condotta e le strutture sociali.
Egli vuole andare avanti, non indietreggiare: è determinato a progredire e non vuole interrompere il traguardo di migliori mete.

Né intende vivere alla giornata, il carpe diem di oraziana memoria. Non si contenta dell'oggi. Se tanto fatica per costruire fortune e conforti terreni, tale sua attitudine a proiettarsi nel tempo non può estinguersi con la morte, ma il vissuto lo immette in una casa nuova, che non è più di pietra, bensì costruita di atti, azioni, virtù, meriti spirituali, maturità comportamentale, contemplazione di un cielo che non è la volta superiore degli astri, ma sta nel suo cuore, nell'animo, nella soddisfazione di aver edificato non solo all'esterno lungo la strada, quanto soprattutto all'interno del cuore, nella coscienza delle opere buone e delle aspirazioni migliori. La sua nuova abitazione è un altro spazio, un'altra stanza, quella dello spirito, senza letto, senza porte, senza mobili: non si commensura più con davanzali e scale, ma è posta lì dinanzi a Dio. In una condizione non più circoscritta da confini e vie, indirizzi e numeri civici, ma da permanente stato di vero benessere interiore non soggetto a cambiamenti o rinnovamenti ed ammodernamenti. Noi saremo diversi da ora: i sogni non saranno delusioni, la paura ed i fantasmi non invaderanno i nostri pensieri, il silenzio della tomba non fermerà la nostra storia. Al tramonto della vita non andiamo incontro alla sera per parlare alla luna, ma al giorno nuovo che senza cancellare i ricordi ci colloca nella luce di Dio, a somiglianza delle stelle del firmamento, a splendere, senza nubi, senza rimpianti, senza lamenti, nel sereno dell'eternità che non ha né calendario, né orologio … Il nostro è un ritorno a Dio, dal quale trae origine la vita. Questa, una volta ricevuta, dopo la parentesi più o meno breve affidata alle nostre cure terrene, è e resta Sua, perché a Lui apparteniamo e Suoi siamo. Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore. La notte non ci appartiene più. La notte è peccato. Noi siamo i figli del giorno, della grazia, di Dio, rinati a vita nuova, non più soggetti alle creature, dalle quali ci distacchiamo con la morte. Soggetti solo a Dio che ci accoglie dopo le dure e forse lacrimevoli esperienze della colpa.
Ci accompagna sì il tocco della campana, però non per disperderci nell'aere, o nel vuoto, e neppure alla provvisoria dimora del camposanto.
Ci accompagna a Dio, verso il quale siamo tutti incamminati. Chi prima, quelli che precedono; chi dopo, quelli che pazienti o impazienti attendono il turno, che certo verrà. Sta a noi farci trovare preparati al grande incontro, a non farci sorprendere dalla visita di chi si compiace del bene fatto.
"Vieni, servo buono e fedele, poiché sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto, entra nella gioia del tuo Signore" (Mt.25,21).

(*)
Aldo Viviano
 Parroco della Parrocchia
 di San Luca Abate
 Carbone (PZ)

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