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CANOVA
L'ideale classico tra scultura e pittura Forlì, Musei San Domenico |
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continua da pag. 17 scrivendone all'amico Quatremère de Quincy: |
certamente il maggiore interprete critico di Canova, al banchiere Domenico Manzoni e andata dispersa dopo la morte del proprietario in un atroce fatto di sangue, il cui mistero rimane ancora insoluto. La vicenda verrà sublimata dallo stesso Canova nella bellissima Stele funeraria di Domenico Manzoni ancora conservata nella chiesa della Santissima Trinità, inserita nella sezione della mostra dedicata allo "scultore filosofo e il tema della morte". A partire da queste opere fondamentali la mostra, la più impegnativa e completa a lui dedicata dopo quella di Venezia del 1992, intende ripercorrere attraverso una serie di capolavori esemplari la carriera del grande scultore, ponendo per la prima volta a confronto le sue opere, marmi, gessi, bassorilievi, bozzetti, dipinti e disegni con i modelli antichi cui si è ispirato e con i dipinti contemporanei con i quali si è confrontato. L'Ebe viene esposta accanto alle due statue antiche, l'Arianna con la pantera allora agli Uffizi, e la ellenistica Danzatrice di Tivoli, ma anche, in un paragone davvero strepitoso, con il Mercurio di Giambologna con cui Canova si è misurato nel rendere il difficile motivo della figura in volo. Ma il significato dell'Ebe di Forlì viene chiarito confrontandola con la prima rappresentazione del tema, l'Ebe sulla nuvola dell'Ermitage. Dal prestigioso museo russo vengono altri capolavori, come la Danzatrice con le mani sui fianchi, la prima di una serie e il riferimento per ripercorrere il tema della musica e della danza, fondamentale nel percorso dello scultore, come dimostrano anche le straordinarie tempere di Bassano che si potranno finalmente rivedere dopo un decisivo restauro. Questa rassegna sviluppa, per la prima volta, il rapporto tra la scultura e la pittura, non solo per quanto riguarda i dipinti dello stesso Canova, ma anche degli artisti da lui influenzati, come il caso di Francesco Hayez, le cui danzatrici realizzate per la decorazione di Palazzo Reale a Venezia sono ispirate a quelle canoviane. Ma anche la sensuale Maddalena del 1825 ripropone uno dei capolavori di Canova, la Maddalena penitente inviata dall'Ermitage. Mentre la presenza di capolavori assoluti come la Venere italica, che doveva sostituire la celebre Venere medicea trasferita a Parigi, o i due Pugilatori vaticani, rappresenta il motivo centrale della gloria di Canova celebrato, per la sua capacità di interpretare il bello ideale classico, come il nuovo Fidia, ma anche il nuovo Raffaello. L'Autoritratto canoviano degli Uffizi viene dunque collocato, in un incontro straordinario e emozionante, a fianco di quello del grande urbinate." Una grande (e l'aggettivo, una volta tanto, è del tutto appropriato) rassegna racconterà tutte queste cose e soprattutto mostrerà i capolavori riuniti a San Domenico, a partire dal 25 gennaio 2009. Si tratta della mostra "Canova. L'ideale classico tra scultura e pittura" promossa dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, curata da Antonio Paolucci, Fernando Mazzocca e Sergéj Androsov e con l'allestimento di Wilmotte e Alessandro Lucchi; la mostra si configura come la più impegnativa e completa esposizione sino ad oggi dedicata al maestro veneto, dopo quella di Venezia del 1992. A Forlì si potranno ammirare 160 opere. Attraverso una serie di capolavori esemplari, l'esposizione forlivese ripercorrerà l'intera carriera del "moderno Fidia", ponendo per la prima volta a confronto le sue opere (marmi, gessi, bassorilievi, bozzetti, dipinti e disegni), oltre che con i modelli antichi cui si è ispirato, anche con i dipinti di artisti a lui contemporanei con i quali si è confrontato. Da Canova al grande neoclassicismo internazionale, con un focus di partenza – Forlì - ben localizzato ma non locale. Una mostra che spazierà dalla scultura alla pittura, proponendo anche alcuni, altissimi confronti con Raffaello e Tiziano, e altri capolavori di quel "classico" che fu fonte di ispirazione per molti artisti tra l'ultimo Settecento e il primo Ottocento. Come s'è visto sopra per Forlì, Canova creò tre capolavori. Innanzitutto una versione di Ebe, una delle sue opere più popolari, realizzata tra il 1816 e il 1817 per la contessa Veronica Guarini. Il confronto tra le due diverse versioni di Ebe, quella di Forlì e quella dove la figura è rappresentata su una nuvola, appartenuta all'Imperatrice Giuseppina moglie di Napoleone, evidenzia come il grande scultore seppe trasporre nel marmo l'audace motivo della figura in volo. continua a pag. 19 |