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CANOVA L'ideale classico tra scultura e pittura Forlì, Musei San Domenico
 
25 gennaio – 21 giugno 2009

di Mary Falco

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Per capire la nascita di questo capolavoro, la prima e la seconda Ebe saranno collocate, scenograficamente, in sequenza con due capolavori della scultura antica: L'Arianna con la pantera, allora agli Uffizi e oggi al Museo Archeologico di Firenze, e la straordinaria Danzatrice di Tivoli, opera ellenistica cui Canova si è ispirato. E ancora, in un accostamento mozzafiato, con il Mercurio volante di Giambologna, il capolavoro assoluto dello sculture cinquecentesco. Alle pareti le diverse rappresentazioni dipinte di Ebe, un tema prediletto dai maggiori pittori neoclassici stranieri (Reynolds, Romney, West, Hamilton, Vigée Le Brun) e italiani (Lampi, Pellegrini, Landi), creeranno un fantastico gioco di rimandi tra la pittura e la scultura, in un esaltante gara fra la due arti in cui proprio la scultura, grazie al genio di Canova, risulta vittoriosa. Canova associava la bellezza eterna di Ebe, simbolo di una giovinezza ancora incontaminata, a quelle di altre divinità come Amore e Psiche, capolavoro presente nella sezione successiva, accanto ad altri suoi capolavori opportunamente confrontati con le creazioni di pittori come Giani, Landi, Angelica Kauffmann, Hayez che si sono cimentati sugli stessi temi, negli stessi anni. Ancora la raffigurazione dinamica della figura che si muove nello spazio sarà il motivo dominante della sezione dedicata alla Danzatrice, anch'essa appartenuta all'Imperatrice Giuseppina e ora all'Ermitage, confrontata con le magnifiche Danzatrici di Hayez e soprattutto con le figure danzanti presenti nelle grandi tempere, capolavori assoluti di Canova pittore, che finalmente restaurate, rivelano per la prima volta non solo la loro commovente bellezza, ma i segreti della loro tecnica davvero unica. In questa ampia sezione dedicata alla musica e alla danza, non poteva mancare la celebre Tersicore, musa appunto della danza e del canto corale. Della vita privata di questa suonatrice, ballerina e cantante si sa poco. Il nome ha un suono onomatopeico: danza è un termine greco che deriva dal sanscrito "tanha" = gioia di vivere ed è una delle più antiche attività umane documentate fin dalla preistoria, collegata al suo nascere con la grande dea madre della fecondità. Ma nel mondo antico la danza era soprattutto quella del ventre, praticata da danzatrici seminude e sensualissime, niente a che spartire col teatro greco. Volendo introdurre una dea della danza, qualcuno ricordò che Zeus, una volta, s'era unito a Mnemosine (che poi altro non è che la memoria), figlia di Gea ed Urano e quindi divinità minore, ma di tutto rispetto e che dopo un anno la giovane aveva partorito ben nove figliuole, i più esperti dicevano appunto che questo fosse il numero dei sacri amplessi. In ogni caso le Muse erano brave ragazze, si muovevano tutte insieme, non fomentavano scandali con comportamenti individualisti e danzavano giorno e notte intorno al grande Apollo… fu scelta dunque una di loro, Tersicore, per proteggere la danza e la lirica corale. Così l'esercizio ginnico fu affiancato al canto e contribuì alla formazione d'un decoroso spettacolo nella stagione teatrale consacrata, come ognun sa, alla tragedia. Tersicore fu dunque rappresentata come una bella giovane, coronata d'alloro, la pianta sacra ad Apollo e vestita con l'abito lungo dei suonatori di cetra, nell'atto di trarre accordi, con le dita affusolate, dal suo strumento.

Fu madre dello sventurato Lino, che tentò d'insegnar musica ad Ercole, ma la cosa lo indispettì al punto che il giovanottone l'uccise, nonché delle Sirene, testimoni impotenti del rapimento di Persefone. Qualcuno dice che Demetra le punì trasformando le loro gambe in un'unica coda di pesce, altre invece che loro stesse le chiesero delle ali per volare e cercare l'amica scomparsa. Infatti come fossero fatte di preciso queste sirene nessuno lo sa, ma sono tutte concordi nell'affermare che cantavano magnificamente. Il che fa pensare che Tersicore non avesse insegnato danza ai figli, privilegiando il canto e forse fu un male, perché sia Ercole che Ade sarebbero certamente stati affascinati da una bella danza e l'esito delle vicende potrebbe essere diverso… ma saremmo usciti dall'ambito rigorosamente tragico delle rappresentazioni.
Tornando al nostro Canova, che forse ha rappresentato tutti i moti del mondo classico, la statua in movimento di Orfeo, concessa dall'Ermitage, ci introduce alla straordinaria sezione dedicata allo "Scultore filosofo".
Ad essere qui indagato sarà il Canova che ha saputo confrontarsi con il tema metafisico della morte, come nelle stele funerarie in marmo, ispirate a quelle attiche, messe a confronto con analoghe rappresentazioni in pittura e con i drammatici bassorilievi sulle ultime ore di Socrate. La grandezza di Canova, già in vita celebrato come il più grande scultore di tutti i tempi per avere riportato nel mondo la perfezione della scultura greca, sarà testimoniata da prestiti assolutamente eccezionali.
Come i due colossali Pugilatori dei Musei Vaticani, ispirati ai due Dioscuri del Quirinale, su cui il giovane Canova si arrampicò tante volte per studiarli. O come la Venere Italica di Palazzo Pitti, la dea moderna tanto amata da Foscolo che la riteneva superiore a quella antica dei Medici.
Nessuno ha saputo capire questo aspetto dell'arte di Canova meglio di Ugo Foscolo il quale, di fronte alla Venere italica inaugurata a Firenze nel Maggio del 1812 in sostituzione della Venere dei Medici portata a Parigi da Napoleone, scrisse: "Io ho dunque visitata e rivisitata, e amoreggiata e baciata, e – ma che nessuno il sappia – ho anche una volta accarezzata questa Venere nuova … Canova abbellì la sua nuova dea di tutte quelle grazie che ispirano un non so che di tenero ma che muovono più facilmente il cuore …

Ebe
Ebe coppea

Insomma se la Venere dei Medici è bellissima Dea, questo che io guardo è bellissima donna; l'una mi faceva sperare il paradiso fuori di questo mondo e questa mi lusinga del Paradiso in questa valle di lacrime …" Di fronte ai seni dolcemente modellati della Ebe di Forlì, giovinezza gloriosa e teneramente coinvolgente, di fronte alla Danzatrice di San Pietroburgo, di fronte al sontuoso splendore della Venere italica, noi sappiamo che Ugo Foscolo aveva ragione.
O ancora la Maddalena, capolavoro per il quale Canova trovò ispirazione in Tiziano.

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