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EDITORIALE
A CAUSA DELLA STUPIDITÀ UMANA ARRIVA LA CRISI FINANZIARA MONDIALE
di Pietro Giovanni Lucarelli

Il 2008 ci ha lasciato un grosso problema: la continua discesa verso una povertà sempre crescente. Il segnale di recessione parte dagli Stati Uniti d'America, proprio durante la campagna elettorale che vede il candidato di colore Barack Obama ascendere al seggio che fu del grande e primo Presidente americano George Washington. Nella sua campagna elettorale Obama annuncia all'America e al mondo la cappa di una crisi mondiale che è iniziata intorno al 1929, protrattasi poi alla fine del secolo con il fallimento di grosse banche internazionali; era, dunque, una crisi economica annunciata e mai vista, anche prima dalla presidenza Washington era palpabile, e fu proprio il grande George a prendere i primi provvedimenti, infatti, per scongiurare lo sfacelo dei due Stati quello del Nord e quello del Sud, creò gli Stati Uniti.
Sin dall'unione, dunque, in questi grandi stati esisteva lo spettro della crisi, però non varcava i loro confini, ora, invece, le cose sono cambiate e quindi la crisi viaggia sulle ali del vento.
Oggi la notizia della crisi si impadronisce dell'opinione pubblica e si cominciano a coniare frasi come: "morde la crisi e si perdono posti di lavoro", ma la voglia di lavorare veramente non si vede, o meglio, già si dice: "Voglia di lavorare saltami addosso", e si cerca solo di divertirsi ed abbuffarsi: vengono superati nella goliardia e spreco i tanti rinomati pranzi pantagruelici. Dovremmo perciò forse dire che la crisi non c'è? Ma, ora vediamo quello che il nostro Presidente Giorgio Napolitano ci raccomanda nel suo messaggio del 31 dicembre 2008: "Questa vigilia del nuovo anno è dominata, nell'animo di ciascuno di noi, dallo sgomento per le notizie e le immagini che ci giungono dal cuore del Medio Oriente.
Si è riaccesa in quella terra una tragica spirale di violenza e di guerra"… Nel corso del 2008 è scoppiata negli Stati Uniti d'America una sconvolgente crisi finanziaria, che ha investito molti altri paesi, anche in Europa, e che sta colpendo l'intera economia mondiale.
Dobbiamo guardare in faccia ai pericoli cui è esposta la società italiana, senza sottovalutarne la gravità; ma senza lasciarcene impaurire.
L'unica cosa di cui aver paura è la paura stessa. … "Sono convinto che possiamo limitare le conseguenze economiche e

sociali della crisi mondiale per l'Italia, e creare anzi le premesse di un migliore futuro, se facciamo leva sui punti di forza e sulle più vive energie di cui disponiamo". Il Presidente continua poi con i suoi paterni consigli, ma gli italiani non si sono neppure accorti, o non vogliono accorgersi che la crisi c'è, e continuano a bruciare denaro con i fuochi pirotecnici e goliardie inutili anche a costo di rimetterci la vita: anche quest'anno è successo che tanti fuochi pirotecnici hanno rovinato la vita anziché allietarla. La mania di godere l'attimo fuggente e soprattutto quello di distruggere il patrimonio pubblico, come la nota bravata messa in atto il 31 dicembre scorso ad Ostia Antica, lido naturale di Roma, ove la "Rave" ha tenuto il suo raduno, ovvero lo pseudo concerto musicale. Certe manifestazioni sono da considerarsi, ovunque avvengono, un terribile incubo, per i bravi, onesti lavoratori e cittadini tutti. Quanto all'economia c'è da riflettere se sia da prendere in considerazione una eventuale precauzione, visto la mania di approvvigionarsi di vestiti e oggetti vari al costo di fare persino lunghe file per spendere fino all'ultima monetina. Così pure per le guerre in atto si parla tanto del riaccendersi di quella in Terra Santa. Forse dovremmo chiederci se sia mai spenta; come pure il fattore odio, che covano in se gli stessi popoli, visto che il 15 gennaio, ultimo scorso, Israele ha occupato militarmente la città di Gaza e bombardato l'Ospedale e la sede Onu; ove erano rifugiati 700, persone come pure il palazzo del ministro degl'interni uccidendolo. Si raggiunge così la fase più cruenta del conflitto, proprio nel momento in cui si stava per raggiungere una tregua, sia pure unilaterale, nel momento in cui tutti gli Stati europei si mobilitavano per portare aiuti ai più sfortunati.
A questo punto arriva il vertice di Sharm El - Sheikh in cui partecipano capi di Stati e primi ministri dell' Europa e dell' Africa. Hamas annuncia 7 giorni di tregua; ma dopo pochi giorni le scaramucce riprendono, forse è giunto il momento di "uscire dal ventre della vacca" e chiedersi se è il caso di aiutare chi non si aiuta da sé. Aiuti di prima necessità che inevitabilmente finiscono nelle mani dei prepotenti e di persone indegne di lucrare sui sacrifici e la vita degli altri. Chi mette mano alle armi non merita di essere aiutato ... e non c'è crisi che tenga.
Occorre solo il senso della misura.

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