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IL VISITATORE DI MARTE
 - Racconti
favolistici interplanetari -
 
di Pietro Giovanni Lucarelli

continua da pag. 29

Temar rivolgendosi al Presidente dice: Signore ho il piacere di presentarle il venerabile scienziato Macula del pianeta Marte e i suoi compagni Marmowe e Maiakita. Mentre il presidente accoglieva gli ospiti per la foto di rito, Temar ripeteva per il pubblico il nome e la carica che il presentato rivestiva su Marte. Finita questa cerimonia il corteo presidenziale con gli ospiti e il pubblico marciano verso una grandissima spianata, ove erano ad attenderli gli astronauti e lo stesso festeggiato Ugar. Macula si staccò dal corteo e corse ad abbracciare Ugar, al quale dice: Carissimo, il tuo calore umano è mancato a tutta la comunità scientifica allo stesso Presidente Ermat, il quale ti saluta augurandoti il bene più grande che un essere posso desiderare; le nostre navicelle sono sempre a tua disposizione nel caso desideri un giorno tornare da noi. Ugar: Grazie, grazie assai, di questo ne parleremo, ma ora godiamoci la festa che non deve essere solo per me ma soprattutto per chi l'ha reso possibile, cioè, per te, carissimo Macula, che mi hai strappato a morte certa. Terminati i saluti uno per uno degli astronauti, tutti si accomodano sulla platea della spianata e il Presidente Joker introduce la conferenza-dibattito con la stampa; ricorda che gli ospiti erano là per festeggiare il loro ultracentenario e che loro stessi lo avevano salvato da morte certa. Passa così la parola a Macula, il quale nel presentarsi al pubblico terrestre dice: Amici, capisco che per voi è un momento fantascientifico quello che state vivendo, vi assicuro che i marziani da voi conosciuti attraverso la letteratura fantastica non sono poi tanto lontano da come alcuni li hanno immaginati, come vedete esistiamo, e quello che vedete non è proprio il nostro aspetto, ma la sagoma è quella, soprattutto il sentimento d'amore per gli altri esseri viventi è simile al vostro; noi amiamo esattamente come voi e la venuta qui lo dimostra; vogliamo festeggiare un essere umano che abbiamo trovato in fin di vita negli spazi infiniti del cielo, e lo abbiamo raccolto come un nostro figlio così come abbiamo fatto con tutti gli altri ed ora siamo qui a testimoniarlo. Sono assolutamente pronto a rispondere a tutte le vostre domande. Con grande compostezza il pubblico cominciò a fare domande e Macula rispondeva a tutti senza esitazione. La cosa si prolungava notevolmente e la gente mugugnava per il fatto che non riusciva a fare la sua domanda. Macula che percepiva tutto questo chiese all'operatore televisivo di riprenderlo in primo piano e farlo apparire non solo sugli schermi televisivi esistenti, sulla spianata ma anche su di uno schermo gigante che sovrastava la platea, perché sarebbe stato in grado di rispondere a chiunque lo guardasse e gli rivolgesse una domanda, pur se a distanza e con molti quesiti in contemporanea. Detto fatto, Macula troneggia su quello scherma e subito dice: Amici, se guardate me e mi chiedete qualcosa io potrò rispondervi nella vostra lingua alla domanda rivoltami; provate e non importa se è una o diecimila in contemporanea. Il pubblico non credeva più neppure alle proprie orecchie, tutti avevano la loro risposta e in breve tempo tutto si placò e l'ascolto divenne silenzioso ed attento. Tutta altra modalità avvenne con Marmowe che fu invitato a seguire un

pubblico ristretto di personale addetto alla sicurezza dello stato. Altro ancora fu la relazione di Maiakita, la quale cominciò col dire: Signori e Signore, il mio compito è quello di farvi conoscere le difficoltà che il polo di Marte sta attraversando e sperare che nasca in voi il desiderio di aiutarci.
Sappiamo che gli umani si mobilitano di fronte alle difficoltà dei propri simili e i vostri astronauti c'è lo hanno dimostrato, perciò vi racconto in breve quello che accade al popolo marziano. È un popolo vecchissimo che voi non potete immaginare quanto e non ha la morte, perciò molti di noi finiscono per essere ammucchiati l'uno sull'altro fino a formare delle grandi montagne; ma prima di arrivare a questo ci sono i tempi non produttivi, cioè: quando un vecchio non riesce più ad autogestirsi ha bisogno di aiuto per andare avanti fino a quando le forze fisiche non si riducono a zero. I nostri scienziati hanno trovato il modo di rigenerare questi vecchi ponendoli in involucri umani senz'anima e qui vorrei l'aiuto del nostro venerante Macula per meglio spiegare l'evolversi della cosa. Macula: No, cara, spiegare questo passaggio è meglio che lo faccia Temar: a lui i suoi concittadini crederanno più che a me. Ti prego, Temar, lo faccia per noi e soprattutto e per quelle persone che hai conosciuto. Temar non si fa pregare, si avvicina al microfono e dice: Sì amici, loro hanno scoperto un modo che a noi può sembrare semplicemente irreale, ma in realtà non è così; gli scienziati hanno trovato il modo di copiare il corpo umano completo di organi, carne ed ossa, ma senz'anima. Quello che più è importante e che l'uomo che si lascia copiare non avverte alcun dolore e nulla gli accade nella vita. Noi tutti e 1222 ci siamo fatti copiare per dar vita nuova ad altrettanti esseri marziani. Dunque, cosa succede a questi corpi copiati? Viene inserito in ognuno di loro una sposa che riesca ad assorbire il corpo che l'avvolge e così riesce a rigenerasi ed essere nuovamente attiva come prima. Quello che chiedono a noi umani è proprio questo donarci per fa vivere insieme a noi i loro vecchi e quindi ovviare al deperimento del fisico dei plurimillenari che non hanno più la forza; è il caso di dire neppure la forza di morire visto che la morte non esiste per loro; ci chiedano, dunque, di aiutarli a riportarli in forza. Il nostro Ugar ne è la prova vivente, visto che compie oggi ben 133 anni. Forse lui può dire come si sente in questo momento. Tutti gridano Ugar, Ugar diccelo. Ugar si avvicina al microfono e dice: Sì, oggi compio 133 anni e ne dimostro solo una sessantina, credetemi. La certezza che dovrò morire è sempre nei miei pensieri, mentre quando stavo con loro questo problema non me lo ponevo e vivevo tranquillo. La morte non mi sfiorava neppure minimamente, ma ora non è così, non so cosa devo fare o pensare; forse è il caso che ritorni con loro e resti definitivamente questa terra, però la cosa che più mi addolora è congedarmi dai miei parenti, anche se non li conoscevo e non sapevo di averne, ma la casa dove sono nato è ancora là e là ho trovato i segni del mio passato, questo mi rattrista non poco. Quindi confermo tutto quello che Macula e la Maiakita hanno detto; l'immortalità apparentemente è bellissima, ma pensate a quelle creature che vengono ammassate fino a formare delle vere montagne di esseri viventi, cosa soffrono nel vedersi là abbandonati da millenni e per chissà quanti millenni ancora.

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