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IL VISITATORE DI MARTE
 - Racconti
favolistici interplanetari -
 
di Pietro Giovanni Lucarelli

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Infatti, Maiakita dice: Questo ti è utilissimo perché interloquisce con chiunque, perché usa la lingua di chi chiama e da la risposta alla domanda già concordata con le autorità di Marte. Dunque, tu puoi considerarti libero da impegni con l'ufficio di ambasciatore e lavorare principalmente nelle rappresentanze e nei contatti con le autorità terrestri, perché se lo facesse la macchina non lo capirebbe e dovremmo tenere loro una lezione all'infinito. Grazie al tuo sviluppato senso intuitivo nell'operare con questo trasmettitore. Possa ora, tornare dai colleghi che certamente stanno cercando me. Sì, certo, risponde Nico. Ed anche Nico si avvia verso la riunione, con la testa che gli “bolliva” di domande, soprattutto si domandava se era capace veramente di venirne fuori da quell'impiccio. Lo stesso problema mostra come argomento da spiegare alla riunione, perché molti operatori già chiedevano spiegazioni sulle reazioni dei governanti all'iniziativa di una associazione umanitaria, su di un Pianeta di cui fino a qualche giorno prima non si sapeva che vi fosse presenza di creature viventi. Nico, con pazienza e riflessione, prova a dare qualche risposta, ma visto che non soddisfacevano le richieste si collegò telepaticamente con Maiakita affinché venisse in suo aiuto e lei rispose immediatamente … Dice Maiakita: Coraggio, un buon presidente deve sempre prendere tempo per sottoporre le richieste a chi di dovere e per poi dare la risposta definitiva; perciò devi dire loro che proporrai le domande alle persone giuste e solo dopo darai la risposta. Se invece è qualcosa che ritieni opportuno per Marte puoi benissimo dare la tua risposta da subito e poi inoltrare richiesta al governo marziano. Nico si tranquillizzò e risponde a tutti con pacata tranquillità. Arriva così il giorno del ritorno su Marte della delegazione scientifica e, quindi, si riduce il tempo per programmare il tutto, soprattutto per quelle persone che dovevano accompagnare le tre donne, che tra l'altro non avevano ancora ricevuto il nulla osta per tale imbarco. Fu chiamato in causa il presidente affinché dicesse la sua su quella bella iniziativa umanitaria. Joker si muove e le autorizzazioni arrivano in brevissimo tempo; furono accolte anche molte altre richieste di voler donare il proprio corpo e di essere pronti per un viaggio interplanetario. Presso le ambasciate di Marte arrivarono autorità dai vari stati che avevano accettato di far parte del concordato tra Marte e Akathar, così anche l'autorizzazione a far viaggiare sulle navicelle di Marte persone propense a far copiare il proprio corpo ed anche un numero di scienziati da concordare di volta in volta per assisterli. Questa volta, che è poi la prima si organizzarono quattro navicelle assegnate a quattro stati differenti con l'obbligo di partire da Akathar. Arrivarono, dunque, alla città Fiorita molte persone e tanti scienziati pronti ad accompagnarle e per farsi anche loro copiare come tutti gli altri. La partenza fu triste perché gli umani si erano affezionati a quei strani soggetti, forse a causa del breve incontro e della poca conoscenza: però non sono stati mai considerati alla stessa maniera degli uomini ed anche la partenza per Marte restava per molti una grossa ingognita. Ma con questa partenza che fa nascere l'auspicata collaborazione scientifica interplanetaria tra Marte e la Terra le cose cambiano e gli auspici sono sempre più forti nel voler vedere l'affratellarsi dei due popoli . Il convoglio delle sei unità aerospaziali portano su Marte un gran numero di persone; basti pensare che quattro di essi sono capienti più di due volte dei nostri Boing 747: vale a dire idonee a trasportare oltre 800 passeggeri, quindi 1600 passeggeri per unità, e moltiplicandoli per quattro abbiamo 6400 passeggeri in partenza per Marte provenienti da altri stati; più quelli della navicella mandata in aiuto all'unità degli scienziati arriviamo a circa 7000 persone che sbarcheranno su Marte. I viaggi Terra–Marte si susseguono a scadenza regolare: cioè una delegazione torna l'altra parte, potremmo dire come una

compagnia di linea col compito di carico e scarico tra due piazze o città della terra. In uno di questi viaggi prese posto la prima sposa che era ormai cresciuta sana e forte.
È bene ricordare che in quella sposa c'era Stripus Noreus, il primo scienziato e venerabile del pianeta Marte, rigenerato con il corpo di Temar, che tornato idoneo al lavoro riprende il suo antico ruolo di primo scienziato. Questo ritorno al lavoro di Stripus riempie di gioia il vecchio cuore di Macula suo sostituto. Stripus, dunque, s'imbarca per la terra ma soprattutto per abbracciare colui che gli ha dato la materia giusta per rigenerarsi. Ora vediamo come reagirono gli uomini nel vedere figure a loro somiglianti, ma soprattutto come reagisce il diretto interessato Temar all'arrivo a sorpresa di Stripus sulla terra. Se gli scienziati davano per scontato che la somiglianza al donatore sarebbe stata forte così non era per i semplici e per lo stesso Temar, infatti il nostro si vide di fronte alla sua stessa figura: l'uomo parlava con il suo stesso timbro vocale e e si muoveva come lui, e gesticolava; fu spontaneo chiedergli chi fosse e da dove venisse. La risposta fu secca: Sono Stripus Noreus Temar, la sposa numero 1. Temar rimase trasecolato per qualche minuto poi lo abbraccia come si fa con un figlio venuto da lontano, ma Stripus che legge nel pensiero dice: Sì tu mi ai dato la materia prima per rigenerarmi, quindi ti puoi considerare padre, ma sappi che dentro di me ci sono geni che hanno quattordici miliardi di anni, che hanno visto la luce quando Terra e Cielo erano la stessa cosa: infatti, la Terra era ancora in formazione quasi come un protopianeta, mentre tra i tanti corpi solidi già esistenti e che erano in movimento nello spazio, senza alcun ordine, c,era vita e soprattutto c'eravamo noi; ma spesso questi corpi si scontravano e davano vita ad un nuovo corpo più grande, o si annullavano polverizzandosi; questo accadeva fino dal tempo del Big Bang, cioè quattordici miliardi di anni fa. Ecco perché si fa risalire la nascita della Terra al momento della formazione dei primi frammenti di una crosta più o meno solida: tale processo iniziò appunto circa 14 miliardi di anni fa; e sin dall'ora sono rimasto in vita e mai spirato, quindi ti vorrei considerare un fratello speciale, ma non mio padre. Temar, chiamami come vuoi, io sono contento di vedere in te la mia immagine, se poi hai miliardi di anni più di me il fatto non dice nulla: tu vivi la tua vita e io quella che il buon Dio mi ha riservato, ma una cosa sola mi piacerebbe per davvero, volerci bene. Questa volta fu Stripus ad abbracciare a lungo e fortemente Temar. Non lontano da loro succedeva la stessa cosa con la sposa numero 22. A guardarsi diritti negli occhi era Deinos e Noetis Maetorinois Deinos; infatti dopo il primo battesimo in nome del Dio degli uomini fu assegnato anche il nome del donatore e la cosa continuò con tutte le altre spose. Nel vedere queste cose i terrestri presenti si commuovono tutti e si apprestano a chiedere di essere copiati e dare il loro contributo agli uomini di Marte. Stripus ottiene dal governo di Marte di portare sulla terra una sua invenzione che a prima vista sembrava una pietra nera a forma di stella da donare al primo ambasciatore di Marte, cioè a Temar suo donatore e fratello. Tale dono ha il potere di trasmettere su Marte una completa diagnosi di qualsiasi uomo, purché la pietra venga posta sulla fronte del malato. Stripus sarebbe intervenuto a portare aiuto al malato sia pure ad una distanza come quella tra Marte e la Terra. Voleva essere continua la sua presenza accanto all'uomo che lo aveva rigenerato con la sua materia. Temar ringraziò e lo pregò di poter usare il dispositivo elettronico (pietra nera) anche nei confronti di qualsiasi essere bisognevole di un intervento interplanetario, sempre che ci si affidi completamente alle cure di uomini non di questa terra. Stripus acconsentì con affetto e trasporto amorevole verso questi nuovi fratelli che erano per lui sperduti nei cieli dell'immenso regno di Dio. Non mancarono ovviamente commenti di medicastri e pseudi sapienti, increduli ai poteri dei marziani, definendoli stregoni d'altri tempi, anche alla presenza di tante prove e dimostrazioni concrete succedutesi durante il tempo trascorso in lori presenza.

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