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Intervista ad Antonella Pagano Libri di terra, pagine d'acqua e …
di Sara Polito

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Come è nato l'amore per i calanchi?
Direi che è nato come l'amore per la natura, per la terra, gli alberi, i monti, le cascate, i pavoni, le volpi, le giraffe, i pulcini, i gattini, i delfini, i cagnolini e gli elefanti, i tulipani e le violacciocche, l'edera, i lillà … i bambini neri e quelli con gli occhi a mandorla dell'Oriente, i bambini eschimesi e caraibici, i bambini francesi, americani, islandesi, australiani, i bambini italiani, quelli dei paesini sperduti sui monti e i bambini dal gene capriccioso, quelli immigrati e quelli sfruttati, i bambini che non hanno la mamma e il papà e quelli che ancora debbono venire al mondo, nascono con me, con la vita che mi è stata donata, con quello che Matteo e Giovanna, mio padre e mia madre mi hanno insegnato, la mamma ancora continua, i doni che mi ha fatto la maestra Castrignano delle elementari, la professoressa di lettere della prima media, dall'emblematico cognome: "Lucente", i modelli di vita che ho sperimentato con loro lungo l'esteso periodo che li ho "avuti".
La vita semplice ma oltremodo stimolate che ho condotto con i miei genitori, la loro grande operosità, la loro gioia, la loro sensibile consapevolezza e dieci anni di vita vissuti intensamente con i contadini del piccolo paese lucano: Montescaglioso e la rossa terra di Puglia, terra d'origine e i viaggi e Roma e il viaggio più grande di tutti: la maternità, il più affascinante, il più colorato, il più avventuroso, il più ricco e quello che mi ha posto la sfida dal primo istante all'oltre oltre il quale una madre resta madre e … continua ad esserlo perennemente.
I Calanchi sono apparsi ai miei occhi di bimba, poi di adolescente, di signorina e di donna e sempre mi ha dato un nodo alla gola, una emozione che non so descrivere ma che posso assimilare al disvelamento della parte intima della terra, come fossero i territori più intimi del corpo, quelli dove la pelle non mente, dove sono scritte le parole più vere, rivelatrici dell'essenza.
E ogni volta la sfida. La bella sfida, il superamento dei limiti e … quel cogliere la meta più alta.
Cos'hanno di così particolare i calanchi, cosa significano per te?
Insieme alle emozioni che hanno tracciato sulla tabula mentale la parola sfida, tutte le sfide, quell'ossimoro geologico … brullo eppure colmo di parole, spoglio eppure lussureggiante, glabro eppure così sensuale, silente eppure così eloquente, immobile eppure così dinamico sino alla necessità di toccarlo, accarezzarlo, sentire il bocciolo in nuce spingere sotto la sua epidermide e venire incontro alla mia per dirmi, per urlarmi: "ci sono, eccomi, sto per esplodere", venire alla luce in tutti i miei colori, in tutte le note musicali, persino quelle che non conosci, "sentimi, cogli questo mio germogliare", poi … il raccogliere i fossili del pliocene e riuscire a sentire le voci delle ere, ogni era come fosse attorno a me e io libera, più libera, oltre ogni tempo, oltre ogni spazio, donna di oggi e di sempre, non un delirio di onnipresenza, giammai, sicuramente un gentile esserci dentro la natura, cellula piccolissima riflettente il tutto … un benessere che colma l'anima contro ogni avvilimento annichilente, ogni mal di vivere che oggi si presenta a disturbare, a spegnere …
Come può definirsi bella una terra che alcuni hanno definito : "badland"?
Non è bella, è meravigliosa quella terra, sono meraviglianti quei territori, altro che brutte, ogni linea è dolce, armonicamente curva, ogni linea non si contrappone all'altra bensì incontra l'altra, l'accompagna, l'accoglie, la segue, le si affianca, ne è la continuazione, l'onda d'altra assonanza, non contrassonanza, non dissonanza, tavolozza di assonanze!
Qual'é il tuo concetto di bellezza?
Bello è l'Autentico, il Vero, ogni Essere che non abdica all'originalità, all'essere l'unico irripetibile Essere creato nel creato con cui è in armonia. Ogni essere non volgare, che vive di rispetto e nel rispetto, che riconosce la Natura suprema e le sue leggi e non mira a sovvertirne l'ordine, che non ha delirii di onnipotenza eppure E', onorevolissimamente, autorevolmente, deliziosamente.
Il tuo viaggio è iniziato a Tursi. Perchè? Intanto perché è in Lucania, la regione d'Italia dove son vissuta per 50 anni, poi perché là viveva un poeta che ha sfiorato il Nobel, Albino Pierro, perché v'è un Santuario - la Madonna di Anglona - che mi sta particolarmente a cuore e poi perché di fatto sono affascinanti … certo non lo sono meno quelli di Montalbano, Ferrandina, Montescaglioso, Craco in Basilicata e Civita di Bagnoregio in provincia di Viterbo, e Atri, Cupello e i Gessi dell'Abbadessa a Bologna, e i calanchi calabresi e quelli della Valle d'Aosta e via ancora … e perché no le montagne dell'Arizona e le Australiane, alcune terre d'Africa e morbide nevi d'Islanda …
Quali tappe prevede?
Tutta Italia, la seconda è Civita di Bagnoregio, ci sono stata l'estate scorsa e ne sono rimasta affascinata, abbagliata. C'è una magia là che ho ritrovato in pochi particolarissimi posti al mondo. C'è uno status ctonico-uranico che mette le ali ai piedi.
C'è un significato dietro ad ogni luogo che hai scelto?
Non v'è dubbio. Io vivo dentro ai significati, mia cara Sara. Forse non mi rendo la vita facile, ma sono certa che tutti i barattoli che compongono la mia biblioteca ideale e che colma un castello con mille stanze al quale accedo in punta di piedi ogni qualvolta prendo a viaggiare con la fantasia, in alcuni luoghi si aprono magicamente tutti assieme e ne vien fuori una sinfonia di odori, colori, sapori, note musicali, canti di fanciulle e nenie di vecchie donne che hanno negli occhi le pagliuzze d' una gioventù che il tempo non sa scalfire e lamentazioni e pianti di prefiche del contemporaneo e pozioni di "masciale" lucane e fate e maghe di ogni continente e poesia, poesia e poesie di parole di tutte le lingue conosciute e di quelle ancora sconosciute, ali d'angelo e polvere di pianeti di galassie dove ancora non sono arrivata e che per qualche strana alchimia sono comunque finite nei miei barattoli. Essenza di conoscenza!
Perchè, secondo te, il territorio calanchico non è stato ancora valorizzato?
Questo non lo so ma a me, in tal caso, non interessa il perché, non mi interessa perdere tempo a recriminare, a me interessa pensare e fare, se c'è un tentativo da parte mia è proprio quello di abbattere il tempo che intercorre tra la fioritura del pensiero e il porlo in azione, magari nella misura e modi il più possibile aderenti alla bellezza con cui è germogliato il pensiero, senza togliervi nulla, senza aggiungere alcunché del bieco raziocinio, o anche solo di una spuria logica o di una logica asciutta. Adesso, le cinquecento foto, la ripresa degli operatori RAI, le due ore di riprese non professionali, il sasso lapideo incastonato per memoria, son tutte cose che esistono, sono prova dell'avvenuta "scrittura del primo libro di terra" e c'è pure che i calanchi sono illibati, non hanno traccia, sparito tutto alla vista degli occhi, tutto ben riposto nella cassaforte del cuore. E' tempo che un evento scansioni il tempo a venire per questi territori preziosissimi, per tutti i calanchi d'Italia, cominciando a guardare quelli europei e qui territori che nel mondo hanno pari fascino e pari se non superiore potenza fascinatoria. Ma, Sara mia cara, una ragione, se proprio vogliamo trovarla, forse sta nel fatto che l'aridità con la quale si presentano non invoglia, non intriga lo sguardo avvezzo alla lussuriosa ricchezza. E poi non so, pensaci tu, sei giovane, hai fatto meno viaggi di me in giro per la Vita, hai il cuore ancora sgombro dai fatti che tagliano fette al cuore.
Cos'hai provato quest'estate nello scrivere il tuo primo libro di terra? Questa è come chiedermi di parlare della mia più intima intimità. E' denudarmi del tutto e parlare di una cosa più grande di me che non so dove abbia preso origine né so dove voglia arrivare e perché. Io, se proprio debbo risponderti qualcosa, forse sono stata la matita di qualcosa e qualcuno, Madre Teresa di Calcutta diceva: "sono la matita di Dio"… beh, io non so chi mi abbia posto il pennello intriso di salsa di pomodoro in mano, che cosa mi abbia potuto suggerire l'idea del basilico e del rosmarino che ho pestellato per giorni e giorni, perché ho sentito di dover scrivere sulla terra. E poi … tu sei stata testimone del mio crollo allorché la macchina da ripresa della RAI è arrivata per immortalare ogni gesto. Avrei voluto che una di quelle ferite della terra si aprisse e mi inghiottisse, che il cielo si oscurasse per velare d'invisibile il gesto che ardentemente desideravo compiere.

Posso però dirti che s'è trattato di un profondissimo autentico sviscerato incondizionato gesto d'amore compiuto sul pentagramma del mio infinito pudore, pudore di donna, pudore di pensante, di colei che compie l'azione. Perchè lo hai fatto?
Il perché, se con questo intendi lo sviluppo del gesto, forse si svelerà da solo, nel fluire del tempo.
E' come dire perché ami, come dissezionare un sentimento nel luogo della ragione che può spiegare solo qualche gesto mentre la totalità, il gesto tutto intero che poi chiamiamo amore, non può essere spiegato solo in quel territorio. Ne è coinvolto tutto l'essere e l'essere umano è tanto di più che corpo e spirito, è più che intelligenza e biologia, tanto tanto di più. Perchè scrivere sulla terra sapendo che è un segno che non permane?
Quanto vediamo con gli occhi, ovvero con uno dei cinque sensi non è tutta la realtà, non è tutto l'oggettivo, quanto possiamo percepire è quanto esiste alla vista, al tatto, all'odorato, all'udito al gusto più un qualcos'altro; sentire è declinare con tutto l'essere sia la realtà effettuale che il contesto macro, compreso l'oltre.
Io sono innamorata dell'Oltre, mi piace la parola vieppiù quanto può d'incommensurabile comporre l'Oltre.
Declamare le tue poesie tra i calanchi: che differenza c'è rispetto a farlo in un contesto più usuale?

Anche in questo tuo quesito v'è il tentativo di disvelamento della mia intima essenza. Si è trattato d'un gesto d'amore. Io mi son fusa con la terra di cui sono fatta, mi sono disfatta e materializzata nuovamente con quella terra, stavolta con la terra di quel preciso sito, di quei plateau lisci come velluto, di quelle conchiglie che conservano il mare primordiale, che conservano il DNA terrestre di milioni di anni fa, ho vissuto un momento d'infinito tempo e d'infinito spazio, un modo di eternarmi al passato prossimo e remoto … nel e del futuro non so … solo ti prego non pensare ch'io sia blasfema, tento di recuperare la materia di cui sono veramente fatta, la parte più autentica di me, quella che sola può darmi il senso della vita scevro di ogni mediazione, anche la più bella che si possa pensare, una ecologia assoluta della "persona Antonella". Abbeverarmi alla più potente centrale energetica che ci sia, la terra a cui mi sono donata con il pensiero e l'animo liberi come ci si dà all'amato.
Quali speranze riponi in questo progetto?
La speranza alimenta il mio vivere pertanto è l'ingrediente che sostanzia ogni parola che tramuto in azione.
In questo la speranza che l'uomo non deturpi mai quel territorio, che ne sappia contemplare la Bellezza e desiderare di volerla proteggere, tutelare, conservare per le generazioni a venire integra nelle forme e nell'essenza.
Che possa promuoverne l'esistenza, che non sia destinato a nulla che lo inquini, che vi siano leggi di tutela e salvaguardia, che tra milioni di anni ancora si possa trascorrere una giornata adagiati sui suoi fianchi a contemplarne la morbida curva e scrutare l'orizzonte passando per il giunco di terra che è " siepe " permeabile, che è orizzonte vicino capace di proiettarti in mille orizzonti a scorgere ogni stella luminosa e colmare i pensieri di straordinarie illuminazioni, idee geniali, idee creative, magnifici gesti che amplifichino la preziosa dignità della persona.
A cosa miri?
Ogni azione della mia vita parte dall'obiettivo della dignità della persona e mira alla dignità della persona. Tra l'inizio e la fine, tra questa alfa e un'omega che è in fondo l'alfa di partenza, un crescendo di azioni che faccia lievitare il tasso di dignitosità.
Chi ne potrebbe beneficiare?
Non soffro di delirio, di alcun tipo, credo nei piccoli gesti compiti da ogni uomo, ci sono atti eroici puri, dunque eccezionali, ma la vita è soprattutto composta d'un pentagramma fatto di tanti milioni di gesti eroici quotidiani, pertanto, semmai io possa asserire di puntare a qualcosa, oltre il dato inerente la dignità, sappi che punto solo a porre l'evidenziatore sui benefici che vengono a ciascuno dal piccolo gesto di eroismo quotidiano di ciascuno.
La somma di tutti questi gesti non è assolutamente aritmetica, è intrinsecamente moltiplicatore potentissimo.
Il tuo "Modello di Pedagogia dell'Arte che passa per la Creatività e conduce alla Bellezza" è stato insignito dell'Alto Valore Umanitario da parte della Croce Rossa Italiana a firma del Presidente Massimo Barra, mi piace persino rammentare le Sue parole:"l'autentica vocazione pedagogico-umanitaria fondanti le coordinate del Modello", oltre ad aver stigmatizzato "l'ammirazione per aver materializzato in un libro la possibilità che la Poesia trasmetta il desiderio di riappropriazione d'un gesto che spesso si stempera, quando non si spegne, nella fretta dell'indifferenza"- riferendosi ai tuoi libri d'artista che hai chiamato "Abbracci della poesia".
Quale valenza potrebbe avere, secondo te, il progetto "calanchi"? E le pagine d'Acqua che compongono il "Primo libro d'Acqua"?

 La scrittura del "Primo Libro di Terra" è un segmento del Modello, c'è che le coordinate del Modello di cui si può leggere in uno degli articoli già riportato sulle pagine de' La fenice, sono quelle enunciate nella denominazione ed hanno una serie di strumenti cartacei e simbolici che io ho creato e messo insieme in formula virtuosa dunque funzionale, protocollo già ampiamente sperimentato in Istituzioni delle più varie, Scuole di ogni ordine e grado sino alla Università, in Gallerie d'Arte, in Siti come il Complesso Monumentale de' La Bocca della Verità in Roma, in Palazzo di Venezia a Roma, al Reale Casino Sociale di Salerno, negli Ipogei di Piazza Vittorio Veneto in Matera, nel Palazzo del Doglione in Marostica, nella Sala Consiliare del Comune di Melfi e ancora, di cui hanno espresso il proprio commento voci autorevoli quali: Francesco SISINNI, Umberto BROCCOLI, Maria Teresa IMBRIANI, Antonio PILIERI, Licia CARDILLO DI PRIMA, Nicoletta BRESSAN, Claudio STRINATI, Paola PALOSCIA LOMBARDO, Rocco ZAGARIA, Maria Teresa QUINTO, Franco DE MARCHIS e via ancora, si vanno aggiungendo capitoli nuovi o forme di esplosione di antiche intuizioni, ecco allora prendere forma il Libro di Terra, il Libro d'Acqua. Anche il Florileggìo sta assumendo sempre nuove forme come i miei libri d'artista.
La scrittura del Primo Libro di terra, inoltre, è divenuto un composito Progetto all'attenzione del Ministero dell'Ambiente di cui ti dirò prossimamente; incrociamo le dita, sai Sara è un'altra visione che si materializza e si sostanzia. Anche dalla scrittura sui calanchi è nato un oggetto artistico, ho visto la tua "Calanchina", credo che molte donne desidererebbero averne una, trovo sia un complemento di abbigliamento molto glamour, femminile, la indosserei molto volentieri …
Dopo aver posato il tulle sui calanchi, ti confesso che si è disegnata da sola …è insorto il bisogno di portare costantemente con me qualcosa che fosse sbocciato tra quelle dune … ecco, un frammento di quel tulle con un messaggio che inneggiasse alla vita rinchiuso in una goccia di pioggia, una goccia sfuggita al magma che compone le dune, una goccia fertile che venisse dal luogo dove sono andata alla ricerca dell'imene universale, una goccia d'umore eterno nel quale si è impiantato un qualcosa che può " vivere " attorno al collo d'una donna, tra i capelli, sulle spalle di una fanciulla, che dica quanto la terra sia generosa, anche i territori apparentemente meno fertili, quella terra grinzosa eppure femminile sempre, perennemente, germogliante virgulti e virgulti, metafore di parole, metafore di oggetti d'arte, metafore di vita e bellezza che si fanno materia, le sterili glebe non mi appartengono, le arti generate dai nihilismi sono in galassie inesistenti, l'uomo ha scintilla divina, non c'è chirurgo che possa asportargliela.
Eccola allora la calanchina, sciarpina, cappellino, coprispalle, vezzo in tulle bleu, viola, lilla, rosa, nocciola, bianca con un messaggio manoscritto: "non vale venire al mondo per perdersi la vita, la vita è l'arte per eccellenza", eccola, leggerissima afferrare il refolo e adagiarsi sinuosa e abbracciarti concedendoti l'impalpabile sensazione di poterti librare nel vento anche tu. Dai indossala!

Sara Polito

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