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Aurelio Lepre Claudia Petraccone
STORIA D'ITALIA DALL'UNITA' A OGGI

di Biagio Gugliotta
Recensione
Amalia Marmo (Le rose di Pierisa)
di Aldo Viviano

IL corposo e documentato libro di Aurelio Lepre e di Claudia Petraccone edito dalla Casa Editrice il Mulino di Bologna, si caratterizza per la messa in evidenza delle ricorrenti contraddizioni del nostro paese dal 16 febbraio 1861 (col discorso di Vittorio Emanuele II) e dei passaggi, non sempre quieti, dell'Unità d'Italia frutto che non fu facile anche a causa del Mezzogiorno che non voleva unirsi al resto del paese, tant'è che nacque il brigantaggio che gli storici, sebbene lo abbiano considerato come fenomeno negativo, in realtà scoppiò per difendere la propria terra dall'esercito sabaudo come rivelano altre fonti storiche di vitale importanza. Il libro si sofferma in particolare sull'avvento al potere della Destra storica che durò per molti anni citando i nomi più significativi da Cavour con il celebre discorso "libera chiesa in libero stato" nel senso che le due istituzioni dovevano restare separate evitando ogni possibili interferenza a Quintino Sella che per risanare il dissestato bilancio adottò una politica fiscale molto rigida in particolare con l'introduzione della esosa tassa sul macinato, fino a Marco Minghetti. Il volume affronta anche altre tematiche storiche di vitale importanza come l'avvento della sinistra al potere capeggiata da Agostino Depretis che con il discorso di Strabella enunciò il suo programma politico. Tuttavia la sinistra favorì il trasformismo, il protezionismo ed il colonialismo, obiettivi troppo avanzati ed inadeguati per un paese in bilico tra il vecchio ed il nuovo. Dopo il periodo depretisiano ci l'esperienza di Crispi al potere la cui successione non apparve il frutto di una profonda crisi politica, ma il passaggio di testimone, con il quale il politico siciliano aveva la maggioranza parlamentare. Come ha scritto un deputato moderato, Romualdo Bonfadini, quello di Crispi è stato un "trasformismo attivo e salutare dove l'altro era fiacchezza ed inerzia". IL modello trasformistico si riaffermava con le stesse modalità ed il cambiamento non riguardava gli schieramenti politici ma l'uomo che avrebbe guidato la maggioranza. In seguito si sono succeduti altri governi da Giolitti che appare sulla scena politica dopo la caduta del primo governo Crispi il governo del marchese di Rudinì ed il secondo governo Crispi con il quale si chiudeva la sua parentesi politica. I'800 si chiudeva con il governo Pelloux, una persona molto autoritaria che soppresse molte libertà ma soprattutto si verificò un evento che scombussolò l'opinione pubblica : l'eccidio di Bava Beccars. Il nuovo secolo si apriva con l'uccisione del Re Umberto I a Monza per opera di Gaetano Bresci un'anarchico emigrato negli Stati Uniti d'America che tornò appositamente per commettere quest'omicidio. L'omicidio del sovrano avvenne nello stesso anno in cuji si tracciarono bilanci positivi e si fecero previsioni e si fecero previsioni per il XX secolo. Sul Mattino, il più importante giornale del Mezzogiorno, Edoardo Scarfoglio esaltò l'ottocento come il secolo della borghesia nazionale e liberale dell'uomo bianco. Era stato contraddistinto, scrisse, dall'affermazione in Europa del principio di nazionalità, dal "meraviglioso" sviluppo della civiltà americana e dalla sottomissione All'Europa di tutte le "civiltà inferiori": per la prima volta una razza fioriva insieme e signoreggiava la terra con la forza delle sue armi e con la perfezione della sua civiltà. Nella scienza e nel campo della tecnologia si era assistito ad una rivoluzione radicale nel campo della ricerca scientifica ed alla sostituzione della macchina all'uomo. E la borghesia capitalista e lo sfruttamento economico dell'Africa strappata alla barbarie. Salutando il secolo che moriva, come si evince dal libro, Scarfoglio ne interpretava assai bene lo spirito. In questo periodo a livello politico si assiste al ritorno al potere di Giolitti dopo essere stato ministro dell'interno del governo Zanardelli che governò il paese salvo brevi interruzioni fino al 1914. Nel 1915 scoppiò la prima guerra mondiale che fu vinta ma con dispendio di energie e spargimento di sangue. Segue nel 1919 la nascita dei fasci di combattimento a Milano, il biennio rosso e soprattutto l'avvento del fascismo che durerà per circa 20 anni seguito dalla caduta del regime che aveva soppresso tutte le libertà e il progressivo avvento della democrazia che si verificherà nel dopoguerra con l'avvento della DC al potere che durerà a prescindere dalle alleanze politiche per un quarantennio. Il suo predominio cesserà nel periodo di manipulite e ci sarà l'avvento di Berlusconi che fonderà FI in seguito confluita nell'attuale PDl.

DANIELE ARCHIBUGHI CITTADINI DEL MONDO VERSO UNA DEMOCRAZIA COSMOPOLITA 2009

 Daniele Archibugi studioso di economia e teoria politica delle relazioni internazionali nonché docente alla University of London e consulente dell'Unione europea ecc.. ha scritto per la Casa editrice il Saggiatore un bel libro dal titolo "Cittadini nel mondo" in cui sostiene che la democrazia non arriva

dal cielo insieme alle bombe ma si costruisce dal basso incoraggiando popoli e comunità a scegliere la forma di autogoverno compatibile con le proprie tradizioni culturali e radici storiche.
Fallite le politiche di ingerenza dei paesi occidentali, che hanno persino teorizzato l'esportazione dell'uso della democrazia attraverso le armi, è tempo di diffondere la cultura del dialogo e dell'inclusione quindi bisogna cercare di democratizzare gli stati non democratici con l'arma del dialogo senza alcun spargimento di sangue.
Egli è anche assertore della democrazia cosmopolita. In sostanza i questo libro viene formulata la proposta di costruzione di una democrazia cosmopolita, che è sviluppata da un gruppo di studiosi alla fine della guerra fredda, ed è articolata come gestione di diversi livelli di governance.
E' una proposta come si evince dal libro, che prende atto dalle condizioni storiche contemporanee, nelle quali comunità politiche diverse per eredità storica interagiscono volenti o nolenti con altre comunità vicine e lontane.
In sostanza questo saggio non suggerisce di giungere a una maggiore concentrazione della forza.
Non è tramite nuovi poteri coercitivi che si possono affrontare i molti problemi della società come è accaduto nel secolo scorso con le dittature, ma occorre rafforzare il potere delle norme e creare sanzioni per il loro mancato rispetto che siano uno stimolo a migliorare i comportamenti degli attori politici.
Il mondo contemporaneo si fonda sulla condivisione delle scelte in aree delimitate.
Il libro oltre a contenere dati esplicativi di questo problema è arricchito da una vasta bibliografia che dimostra che l'autore ha condotto un'attenta e minuziosa ricerca.
La democrazia è il potere migliore che uno stato possa desiderare e preservare da eventuali attacchi dei nemici che dovrebbero avere tutti gli stati ai fini di un'armonica e pacifica convivenza tra i popoli.
Certamente non va imposta con la coercizione perché in tal caso saremmo in presenza di una missione contra gentes ma occorre il dialogo costruttivo per democratizzare piano piano anche gli stati non democratici.

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Recensione
Amalia Marmo (Le rose di Pieria)

Marmo Amalia - "Vento del Sud/Le rose di Pieria" - Poesie - Pgg.130 / cm 14x21 - Tip. IMD lucania, Pisticci (Mt) - s.i.p. -

Sgombriamo subito il campo di una parola che ha dato nome al titolo dei due pamphlet. Pieria, nella collocazione dell'autrice è la "regione montuosa alle pendici dell'Olimpo, immaginata come sede delle muse" (pagg.11).
La silloge comprende nella sua brevità ben novantanove liriche dagli argomenti più disparati che muovono dalla natura e l'habitat di memoria alle persone della vita, dalle cose dell'esperienza alle relazioni vissute o mancate, dai profili estetici ai lamenti dell'anima.
Il verso poetico diventa così come in filigrana la vita stessa della Marmo, quasi il suo nome l'avesse incisa con l'estro del sogno sul calcare cristallino rilucente di venature cromatiche.
La sua non è esercitazione poetica che si diletta o si compiace dei temi del mondo esterno alla luce in face ripropositiva, bensì sincera lettura di interazione contrassegnata da identità e nello stesso tempo distinzione.
Il metodo espositivo segue la tendenza tipicamente antropologica che interpreta ogni loghion concettuale dopo averlo impresso con i segni nell'impatto psicologico.
Diciamo subito che il vasto orizzonte si tinge di azzurro come il cielo, non sogna spazi diversi da quelli appariscenti, anzi rimuove i sogni.
Questi, si sa sono fragili come le nuvole del mattino che si sfilacciano nel vento senza lasciare traccia.
Il verso invece si consolida a contatto con l'aria, salendo dal fuoco dell'ispirazione e diventa pietra come l'ossidiana.
È una realtà tutta nuova quella del vate che mette a dimora sulla terra la scommessa del futuro, non è ondivaga, ma dote essenziale, preziosa, di chi pone la realtà al riparo da tignola o dalla corruzione del tempo.
Un fiore che non si apre non può essere fecondato per trasformarsi in frutto. Un frutto che non si spezza non spande intorno il suo seme. Rimane solo, irrimediabilmente sterile ...
I sogni rimangono nascosti, come il silenzio dell'inverno.
Il verso poetico deve esplodere in gemme senza numero.
Il sogno è gelosia da custodire, il verso invece si espande come fioritura inattesa e diventa contagioso di gioia incontenibile.
È la pista seguita dalla Marmo, alla quale va il ringraziamento per avercela mostrata.

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