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COLOBRARO. Sabato 24 gennaio 2009, i Popolari Uniti hanno inaugurato
la loro sezione. Sono stati presenti: il Presidente della Provincia
di Matera, Carmine Nigro; il Capogruppo Provinciale dell'Italia
dei Valori ed Assessore ai Lavori pubblici del Comune di Scanzano
Jonico, Sante Pantano; il Consigliere provinciale Vincenzo Pierro;
il consigliere Provinciale Nicola Tauro e il Sindaco di Colobraro
Andrea Bernardo con i suoi consiglieri. Dopo i saluti di rito da
parte del Sindaco Bernardo e del Presidente della Provincia Carmine
Nigro, tutti i presenti hanno parlato ed elencato i lavori svolti
fin qui e quelli che si prefiggono di svolgere. La nuova sezione ha
come suo Segretario politico il Rag. Santo Celano, con un gruppo di
venti persone; a sostenere i nuovi "popolari" c'erano anche
quelli di Valsinni che presto avranno una loro sezione e come
Segretario politico ci sarà Gaetano Celano con una trentina di
iscritti. I due neosegretari promettono una proficua collaborazione
visto la secolare amicizia dei due paesi e la loro vicinanza. Le
nuove strutture politiche si prefiggono di sensibilizzare la gente
per le prossime elezioni provinciali ed europee tenendo sempre
presente le necessità locali e portare così un servizio
attivo alle proprie realtà territoriali. Lo stesso Presidente
Nigro li esorta ad impegnarsi sempre più sotto l'aspetto sociale
e culturale di ogni comunità . Infine, un gruppo di studenti
pendolari che ogni mattina si porta in Tursi, formato da 17 ragazzi,
ha presentato a Carmine Nigro una richiesta di revisione degli orari
di partenza del pullman, visto che una volta raggiunta la vicina
cittadina devono aspettare per più di un ora l'apertura della
scuola, e per altrettanto tempo attendere per il rientro a casa. La
richiesta mira, oltre alla revisione degli orari, anche una corsa
tutta per loro come lo è per altri centri della nostra provincia.
L'inaugurazione è terminata con un rinfresco offerto dal gruppo
dei colobraresi.
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LA POESIA E L'ARTE
DI GIANNI LATRONICO
IL BOCCIOLO
DI
MARIO FAVOINO
Fresco
aulente
e tenero
s'inerpica
all'inclito
cielo azzurro
il bel bocciolo
appena dischiuso
al nuovo sole tiepido
Petali rossi e foglie verdi
hanno gli stessi colori
e la stessa fattura
della rosa spina
ma lui si vuole
distinguere
per la sua
genuinità
arditezza
e spontaneità
Gli antichi eroi
lo avrebbero già
elevato a totem
sull'alto podio
della vittoria
venerandolo
come simbolo
di benessere e di
primitiva bellezza
eseguita da un bravo
scultore di una moderna
classe di ferro e di fuoco

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Processione di Sant'Antonio Abate
La processione COLOBRARO, 17 gennaio 2009: da tempi immemorabili
nella nostra cittadina questa data apriva i festeggiamenti
carnevaleschi.
Infatti, il 17 gennaio cade la festa liturgica di Santo Antonio
Abate tradizionalmente protettore degli animali che per
l'occasione venivano benedetti.
Ma facciamo un passo indietro e vediamo la storia di questa festa.
Nei tempi andati la festa veniva preceduta da una manifestazione
folcloristica con un grande falò propiziatorio: se le fiamme, le
scintille e il fumo annunciavano una buona annata, la festa veniva
vissuta all'insegno dell'allegria e della gioia viceversa i
presenti cadevano in preghiera per scongiurare l'avversità
annunciata dall'interpretazione del falò.
Avveniva così l'apertura al carnevale proprio con la festa di
Sant'Antonio Abate; difatti, si costruiva per questa occasione un
asino su rotelle con una lunga coda di stracci, lo si addobbava di
paglia e di stracci appunto, per poi dar fuoco alla coda.
La gente, che era nella piazza intenta a far bisboccia a base di
salsiccia e carni arrostite, innaffiate col vino giovane, correva
dietro all'asino per spegnere la coda con i piedi, spesse volte
scalzi, vuoi per devozione o per povertà.
Era questo il clou della festa e il fumo dell'alcool si univa a
quello del falò. Questo si è ripetuto per secoli fino agli anni
'30 del secolo scorso, quando a causa del troppo vento
onnipresente su Colobraro o forse per il troppo alcool nel corpo dei
festeggianti si incendiò il deposito di paglia della scuderia del
signor De Pietro provocando ingenti danni alle cose e ai cavalli.
Fu per questo motivo proibito di fare il falò e la stessa festa
religiosa fu ridotta soltanto alla celebrazione della Santa Messa in
onore del Santo.
La festa poi fu ripresa negli anni ‘80 dello stesso secolo,
privilegiando questa volta la parte religiosa con una processione
intorno alla chiesa dell'Annunziata con ben tre giri, la statua
del Santo si posava sul poggio davanti alla chiesa ed attendeva che
gli animali facessero a loro volta, accompagnati dai proprietari tre
giri intorno alla chiesa fermandosi poi davanti alla statua e qui
venivano benedetti.
Quest'anno però c'è stato un nuovo segnale di raffreddamento
di questa tradizionale festa popolare che si era ripresa alla grande
per circa un trentennio.
Infatti, la gente era entusiasta per la ritrovata devozione al
glorioso Sant'Antonio Abate, e dell'accresciuta organizzazione
parte folcloristica nonché per il recupero della secolare
tradizione culturale.
La colpa di questo nuovo raffreddamento è stata ingiustamente da
qualcuno attribuita a Don Giovanni Lippolis, nostro parroco, che ha
il merito di privilegiare la parte religiosa della festa, che se pur
spostata alla domenica successiva della sua data liturgica si è
comunque regolarmente tenuta; mentre adesso quella folcloristica è
venuta a mancare non certamente per colpa del parroco che nulla ha a
che vedere con l'organizzazione popolare.
Hanno sbagliato i fedeli a non accorrere in massa alla festa
religiosa, come da tradizione, e a non portare gli animali alla
benedizione, infatti vi erano solo quattro cani e nemmeno di razza
locale; non si è visto neppure un maialino tanto caro al Santo.
Per la prossima ricorrenza farebbero bene i cittadini ad
organizzarsi e gestire al meglio una sì grande festa popolare.
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