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Massimo Teodori "Storia dei laici nell'Italia clericale e comunista"
(Ed. Marsilio)
di Biagio Gugliotta
Lettera aperta allo storico di Tursi (Mt)
di Aldo Viviano

Il complesso era costituito dai maestri suonatori fratelli Cestoni, dai Noceriti, dai Picolla. Questi partecipavano alle sagre, alle processioni e a tutte le altre manifestazioni che si svolgevano non solo a Tursi ma anche nei paesi vincitori. I fratelli Cestoni erano anche costruttori di arpe, violini, mandolini e chitarre. Già nell'Ottocento e fine secolo, esisteva a Tursi un complesso di violini, mandolini, chitarre e arpe che venivano insegnati dai maestri organisti del seminario di Tursi. Da notizie storiche attendibili si è certi che il primo complesso bandistico a Tursi venne costituito nel 1896 sotto la preparazione del maestro Cantore e la preparazione del Prevosto Don Cola D'Alessandro. Tra i suonatori che più si distinsero si rammentano Luigi Manfredi, Vincenzo Notarnicola, Filippo Stalfieri, Liborio e Antonio Bruno, Michele Fagnano, Michele Gentile, Giovanni Padula. Già all'inizio del Novecento era diventata una banda rinomata con gli inserimenti giovani tursitani quali il Prof. Vincenzo Bonavita, Peppino Notarnicola, i fratelli Gorgoglione, Mastrangelo, Giambattista Parciante, i fratelli Armento, D'Errico e Montagna. Il complesso bandistico suonava ora dai paesi del Cilento alla Calabria. La tragedia della prima guerra mondiale disperse molti componenti bloccando l'attività bandistica. Appena dopo la guerra i componenti si riunirono sotto la guida del maestro Fontana e la protezione del prevosto Tarsia il vecchio. Con qualche elemento solista venne fuori un complesso eccellente che durò fino al 1922. La miseria costrinse i musicanti ad emigrare nelle Americhe e nelle città del Nord Italia. Nel 1926 il prof. Bonavita con l'aiuto dei canonici Basile e Latrecchina rifece la banda con elementi nuovi tra i quali: i fratelli Pepino e Nicola Manfredi, i fratelli Attilio e Gaetano Bruno; Peppino Giampietro, Fabio Parciante, Pasquale Mastrangelo, i fratelli Salvatore e Cesare Nuzzi. Trasferitosi in Rabatana col maestro Francavilla e don Salvatore Tarsia e con solisti al trombone Bonavita, al baritono Notarnicola, alla tromba il prof. Lucrano (che diverrà più tardi maestro e dirigerà molti concerti) negli anni “30 si raggiungere un alto livello bandistico. La seconda guerra mondiale disciolse la banda perché quasi tutti gli elementi furono richiamati in guerra. Nel 1945 i componenti si riunirono sotto la guida del prof. Bonavita e con qualche elemento solista, anche se non più con lo splendore di prima, la musichetta soddisfala le esigenze locali fino al 1949. La musica era nello spirito dei tursitani e con la morte dei componenti finiva la vena musicale a Tursi. Negli ultimi anni un gruppo bandistico composto di circa 30 ragazzi sotto la guida dal prof. Massacra ha tentato di continuare la antica e gloriosa tradizione. Purtroppo dopo qualche tempo anche questo complesso si è sciolto. Non si può ad oggi far altro che sperare che un nuovo complesso fiorisca a Tursi.

Lettera aperta allo storico di Tursi (Mt) il Prof. Rocco Bruno nel giorno della morte, Nessuno nasce solo; nessuno muore solo.
Sessantanove anni fa in tanti intorno alla tua culla; oggi siamo in molti intorno alla tua bara.
Il mondo della cultura non è in lutto per la tua scomparsa dalla scena di questo mondo.
Siamo riconoscente a Dio per averti avuto tra noi, ed averti ancora. Perché tutto vive in Lui. Chi torna alla casa del Padre celeste resta nella famiglia: è solo andato avanti.
Pensiamo ad una vetrata dalla cornice o dalla intelaiatura, che cade rovinosamente a terra e si riduce in frantumi. Ogni pezzo appartiene alla vetrata, ma non è più la vetrata. Possiamo pure provare a ricomporla assemblando i frammenti, però non è più quella di prima.
Il riferimento ci introduce alla storia dell'uomo, prima e dopo la caduta nell'Eden.
L'uomo è come scomposto dalla colpa originale. A ricomporlo è stato mandato dal Padre, a noi, Gesù Cristo che ci ha rialzati. Ma l'uomo rialzato non è più quello della prima creazione. Tant'è che è ricaduto e ricade nella colpa, nonostante i sacramenti della fede che riceve.
Ognuno di noi nasce con una ferita intima, di cui la morte reale non è che l'ultimo gemito.
Noi subiamo la morte. Cristo l'accoglie per riscattare la nostra morte ed assicurarci la risurrezione. "Io sono padrone di dare la vita e padrone di riprenderla (vang. di Giov. X,18): scende nella tomba per tre giorni. Vorremmo fermarla, ma non è in nostro potere! Svaniscono imperi millenari, epoche, secoli, scompariamo pur noi.
"Tutto al mondo passa, e quasi orma non lascia" (G. Leopardi).
Un sottile strato di polvere copre tutte le cose, questa coprirà anche il nostro corpo mortale.
Con la morte fisica muore il corpo, però non muoiono i sentimenti, le idee, non muore la personalità, la realtà interiore, il corpo perde vigore, ma i sentimenti restano intensi: sono la vita.
Non si perdono mai quelli che si amano, perché si amano in Dio che non si può perdere. Come Gesù, la chiesa deve proclamare che il suo regno non è di quaggiù: ha il volto d'una comunità costitutivamente orientata all'aldilà.
La chiesa non propone una sua dottrina dell'aldilà, ma di esso vive.
La comunione a cui tende è con Dio e con quelli che a Lui sono arrivati. Il cristiano come te, caro Rocco, conclude l'esistenza terrena con una buona morte come la tua.
La si chiede al Signore. Buona è aggettivo qualificativo: un giudizio che suppone il superamento di una prova, la del tempo negli anni che ci è dato di vivere.
I nostri sguardi si spegneranno sulla terra per meglio vedere il gran giorno senza tramonto. La nostra voce si spegnerà sulla terra quando inutili saranno le parole per i superstiti.
La nostra vita finirà sulla terra, però non muore sotto la pietra: domani risplenderà lo spirito. Il tuo è un volo di gabbiano: scompari dalla nostra vista, ma ti aspettano altri che ti scorgono e ti vedono spuntare all'orizzonte, arrivare verso di loro per accoglierti nella schiera dei più.
Noi siamo solo in attesa del nostro turno, pertanto il saluto è un arrivederci.

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