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Cardinale
Carlo Carafa principe di Colubrano
Carlo Carafa Patrizio napoletano, nato nel 1517 divenne cardinale il 7 giugno 1555 primo principe di Colubrano, ottenne il titolo di principe dal Sovrano dopo acquisto il feudo di Colubrano e lo detiene fino agli anni 1560, esclusivamente come prestigio di famiglia, infatti questo principe ottenuta la berretta cardinalizia dallo Zio papa Paolo IV, come pure altri nipoti, ma fu l’unico a subire processi e sventure varie.
Papa Paolo IV (28 giugno1476 - 18 agosto 1559)
venne eletto papa il 23 maggio 1555.
Gianni Carafa nacque a Benevento da una nobile famiglia, napoletana. Suo mentore fu il Cardinale
Oliviero Carafa, suo parente, che lasciò la sede di Chieti per seguirlo. Sotto la direzione di
Leone X fu ambasciatore in Inghilterra e in Spagna.
Alla sua morte gli succede papa Pio IV
che aprì un clamoroso processo contro i nipoti di Paolo IV, i Carafa,
ed in particolare contro il nipote porporato Carlo, il quale, esiliato da
Roma dallo stesso zio, aveva avuto la sfrontatezza di tornare in città. La mattina del 7 giugno 1560 furono arrestati i cardinali Carlo ed
Alfonso, oltre al duca Giovanni, al conte Ferrante e a Leonardo de Cardenas.
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Il primo di costoro era accusato di aver indotto lo zio
pontefice a muovere guerra contro la Spagna, nonché sospettato
addirittura d'eresia, per aver tentato di stringere alleanze con alcuni
principi protestanti tedeschi e con il sultanato turco. Il cardinale
Alfonso era invece accusato di aver estorto denaro allo zio morente. Sul
duca, infine, pendeva l'accusa di aver, col consenso degli altri membri
della sua famiglia, fatto strangolare la moglie per adulterio, e per avere
personalmente ucciso il suo presunto amante Marcello Capece.
A sostenere
la pubblica accusa nel processo fu designato, quale procuratore fiscale,
Alessandro Pallantieri che si dimostrò implacabile nei confronti degli
arrestati, sia nell'attività inquisitoria, sia in quella di giudizio, che
si concluse con una sentenza durissima: condanna a morte per i quattro
principali imputati e pena pecuniaria per il cardinale Alfonso, che fu
anche rimosso dalla Curia ed esiliato.
L'esecuzione di Carlo Carafa avvenne a Castel sant'Angelo, dove il
condannato era detenuto poiché porporato, mediante la garrota, sistema di
strangolamento di recente importato dalla Spagna, consistente in un laccio
che da dietro veniva serrato mediante due manopole al collo del
condannato.
Metodo che però stavolta non funzionò alla perfezione, in
quanto il Carafa era un uomo possente ed il laccio col quale il boia gli
stringeva la gola si ruppe. Fu necessario usare un'altra corda che,
stavolta, fece fino in fondo il suo dovere. Sul busto di Pasquino il
mattino successivo apparve il libello 'Extinxit laqueus vix te,
Carafa, secundus; tanto enim sceleri non satis unus erit' (ti uccise
il secondo laccio, o Carafa, a tanta scelleratezza uno non sarebbe
bastato).
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