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UOMINI NELLA STORIA DI COLOBRARO: Scipione Cicinelli F.rio di Colobraro
di Pietro Giovanni Lucarelli

Scipione Cicinelli Comite Caracciolo  Conte di Colubrano, ottiene il Feudo da Eleonora Comite Caracciolo  nel 1587.
Questi lo dona alla figlia Eleonora, andata sposa a Giovanni Battista Carafa, Patrizio Napoletano proprietario delle terre di Sesto, poi Barone di Colubrano, titolo trasmessogli dalla moglie Eleonora Baronessa Comite Cicinelli Caracciolo Giovan Battista Carafa  muore nel settembre del 1607, e come abbiamo riferito nella scheda di Eleonora Comite, la nobildonna lo rivende a Scipione Cicinelli.
Questo conte non ha un legame amministrativo con il feudo di Colubrano, perché lo acquistò al solo scopo di darlo in dote alla figlia Eleonora,
andata in sposa a Giovan Battista Carafa come abbiamo già visto: Le terre di Colubrano sono rimaste solo venti anni in possesso di questi feudatari. Poiché alla morte di Giovan Battista Carafa avvenuta appunto nel 1607, il feudo viene venduto ancora.
Da questo momento le terre di Colobraro subiscano una miriade di passaggi tra feudatari ed amministratori o capitani reali nominati di anno in anno dal re, fino ad arrivare a quel Giovanni Carafa che lo trasmette ai suoi discendenti che lo detengono per oltre due secoli.
Se vogliamo queste terre restano per un motivo o per l'altro, oltre tre secoli in possesso della famiglia Carafa, infatti lo stesso Scipione è un parente del Cardinale Carlo Carafa che essendo un prelato non ha avuto eredi e pertanto le terre passano ai rami della famiglia Caracciolo, ma ritornano ai Carafa solo nel 1600. Si può affermare che con Petraccone Caracciolo 1° conte di Buccino dal 2.11.1472 rinuncia a tutti i

suoi feudi per ottenere il titolo di Duca di Martina dal 3.01.1507 e signore di molti altri feudi della Lucania e della Puglia per sposare nel giugno del 1472 Isabella figlia di Pasquale Diascarbon conte di Alife.
Infatti da questo ultimo matrimonio si ottengono molti apparentamenti di feudatari che oggi potremmo chiamare imprenditori agricoli, nella nostra regione, o rifugiati per paura di essere estromessi dal potere dei loro feudi originari o già estromessi si riparavano in terre di minore importanza e meno percorse da bande di grassatori o semplicemente sudditi in rivolta.
Il nostro territorio è rimasto sempre un oasi di pace sin dall'approdo dei basiliani che qui costruirono i loro conventi e villaggi, fino al 1500 quando proprio il Cardinale Carlo Carafa lo acquista non soltanto per puro lustro del suo casato ma soprattutto per rifugiarsi in un posto remoto e quasi inaccessibile a sconosciuti, vuoi per la troppa vegetazione o per la carenza di vie di accesso.
È risaputo che questo tenimento era considerato luogo aspro ed inaccessibile e perciò scelto da uomini di rango sia come residenza estiva che come rifugio da creditori indesiderati.
Lo stesso scopo ma con una diversa finalità era quello dei religiosi che vi si recavano per soggiornarvi vuoi per ritiro spirituale che per un vero periodo di riposo per mali attribuiti al clima insalubre delle città.
Ancora oggi il nostro clima è considerato quello più idoneo a chi soffre mali climatici.
Dunque, possiamo concludere, che Scipione Cicinelli pur se non ha vissuto mai a Colobraro gli ha dato l'impronta e l'inizio del turismo altolocato.

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