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IL PAESAGGIO E LA GINESTRA In questo periodo Colobraro comincia a tingersi di giallo
e di verde. E' la ginestra, ornamento del nostro paesaggio da sempre.
Cresce ovunque, agevolata dalla natura calcarea del terreno e dalle
asperità dell'orografia, che non rendono tutti i terreni sfruttabili per
la resa fondiaria. Tanto più che le capre al pascolo oggi sono rare e la
biodiversità non tiene conto del loro apporto alla crescita e alla
selezione delle piante selvatiche. Neanche i numerosi incendi,
presumibilmente dolosi, avvenuti nell'ultimo decennio hanno fatto
giustizia delle nostre ginestre. Anzi, queste hanno fornito ai volontari i
loro rami perché vi soffocassero i fronti dei focolai. E' vero, il
paesaggio agricolo di Colobraro è stato molto compromesso negli ultimi
trent'anni, come lo è quello urbano. La natura estensiva della nostra
agricoltura e la mancanza di masserie popolate portano ad un lento abbandono
degli usi dei terreni: scompaiono i terrazzamenti naturalistici degli orti,
il dissesto idrogeologico ci tiene il fiato sul collo e i terreni incolti
offrono l'immagine di terre abbandonate (anche a causa di leggi
assistenzialistiche atte a limitare la sovrapproduzione di frumento). Le
masserie antiche cadono a pezzi e pochi sono i nuovi capannoni atti a
raccogliere i prodotti.
Per non parlare della mancanza di un piano per la forestazione produttiva
che tamponi il calo numerico e vegetativo degli arbusti dei boschi Serra
Cortina - Siriani e del territorio, che ha notevoli ripercussioni sul
dissesto idrogeologico, sulla fauna e sul paesaggio. Stiamo scoprendo il
fianco al facile impoverimento dei terreni agricoli, anche per la mancanza
delle fasce arboree.
Gli incendi e il taglio di legna da ardere fanno il resto.
Allora è la ginestra, ovvero Spartium junceum della famiglia delle
leguminose, il vero baluardo dell'immagine di Colobraro.
La Ginestra è un arbusto diffuso su scarpate e terreni difficili, secchi,
sabbiosi o rocciosi, con esposizione al sole, costituendo macchie importanti
per l'assetto dei suoli in pendenza e di notevole bellezza durante la
fioritura.
E' privo di spine, con steli lisci. I rami contengono in abbondanza fibre
che possono essere separate in fiocchi (ginfiocchi) con la macerazione; tali
fibre sono state usate in passato quale materia tessile per cordame, sacchi,
vestiti e altri manufatti.
Anche Colobraro, nel rione Caprera, negli anni 40 ha conosciuto una piccola
attività manifatturiera
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alla trasformazione
della ginestra per la produzione di sacchi.
Nel centro abitato, poi, l'uso di materiali avulsi dalla tradizione e
dalla reperibilità locale nel centro storico o in prossimità delle
emergenze architettoniche hanno fatto giustizia dei colori cangianti della
pietra locale e dell'immagine unitaria che offriva il centro storico prima
che si intonacassero e tinteggiassero molte facciate.
Certo è che del suo ha messo la legge di accesso ai contributi per la
ricostruzione post terremoto del 1980. Si stabilì, infatti, che fossero
applicate, alle murature perimetrali dell'edilizia storica, delle reti
elettrosaldate, opportunamente ricoperte da uno strato di intonaco
copriferro, con l'intento di conferire ai manufatti un comportamento
strutturale prossimo a quelli di uno scatolare, in cui le onde del terremoto
fossero contrastate in tutte le direzioni dall'azione sinergica e
alternata delle reti stesse, tra loro collegate.
In verità, oggi molti consulenti tecnici di quella legge sono portati a
pensare che vi sia stato un errore. Infatti, spesso queste reti non sono
state ben applicate alle murature e collegate tra loro, rendendo inefficace
la loro natura costrittiva, mentre il ritorno allo studio sulle murature ha
fatto emergere quanti e quali possano essere sistemi di irrigidimento con un
efficacia antisismica più controllabili (catene in tiro, naturale
propensione della pietra a trasmettere le onde sismiche attraverso le malte,
resine, ecc.). Inoltre, si è pensato di poter chiudere sotto le reti le
strutture e i tamponamenti più disomogenei, dando così alle eventuali onde
sismiche l'opportunità di "esponenziarsi" al passaggio da un
materiale all'altro: tanto poi c'è l'intonaco e non si nota niente!
Colobraro conserva ancora molto fascino e il potere di tante suggestioni e
questo fa credere che a molte pratiche demolitrici dell'immagine e dell'identità
si possa ancora porre rimedio; giammai per una sterile riqualificazione
estetica, ma per le opportunità di sviluppo economico e sociale che l'Europa
e la Regione invitano a sfruttare entro il 2006 (anno di uscita dall'Obiettivo
1 dell'Unione Europea). Il sostegno alla creazione di cooperative e di
consorzi agricoli, con la giusta strategia di comunicazione istituzionale e
di promozione, potrebbero restituirci la serenità per vivere in
riconquistati valori formali e contingenti del territorio.
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