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COLOBRARO RUBRICA ARCHÈ
di Francesco Luca Bernardo

IL PAESAGGIO E LA GINESTRA

In questo periodo Colobraro comincia a tingersi di giallo e di verde. E' la ginestra, ornamento del nostro paesaggio da sempre. Cresce ovunque, agevolata dalla natura calcarea del terreno e dalle asperità dell'orografia, che non rendono tutti i terreni sfruttabili per la resa fondiaria. Tanto più che le capre al pascolo oggi sono rare e la biodiversità non tiene conto del loro apporto alla crescita e alla selezione delle piante selvatiche. Neanche i numerosi incendi, presumibilmente dolosi, avvenuti nell'ultimo decennio hanno fatto giustizia delle nostre ginestre. Anzi, queste hanno fornito ai volontari i loro rami perché vi soffocassero i fronti dei focolai. E' vero, il paesaggio agricolo di Colobraro è stato molto compromesso negli ultimi trent'anni, come lo è quello urbano. La natura estensiva della nostra agricoltura e la mancanza di masserie popolate portano ad un lento abbandono degli usi dei terreni: scompaiono i terrazzamenti naturalistici degli orti, il dissesto idrogeologico ci tiene il fiato sul collo e i terreni incolti offrono l'immagine di terre abbandonate (anche a causa di leggi assistenzialistiche atte a limitare la sovrapproduzione di frumento). Le masserie antiche cadono a pezzi e pochi sono i nuovi capannoni atti a raccogliere i prodotti.
Per non parlare della mancanza di un piano per la forestazione produttiva che tamponi il calo numerico e vegetativo degli arbusti dei boschi Serra Cortina - Siriani e del territorio, che ha notevoli ripercussioni sul dissesto idrogeologico, sulla fauna e sul paesaggio. Stiamo scoprendo il fianco al facile impoverimento dei terreni agricoli, anche per la mancanza delle fasce arboree.
Gli incendi e il taglio di legna da ardere fanno il resto.
Allora è la ginestra, ovvero Spartium junceum della famiglia delle leguminose, il vero baluardo dell'immagine di Colobraro.
La Ginestra è un arbusto diffuso su scarpate e terreni difficili, secchi, sabbiosi o rocciosi, con esposizione al sole, costituendo macchie importanti per l'assetto dei suoli in pendenza e di notevole bellezza durante la fioritura.
E' privo di spine, con steli lisci. I rami contengono in abbondanza fibre che possono essere separate in fiocchi (ginfiocchi) con la macerazione; tali fibre sono state usate in passato quale materia tessile per cordame, sacchi, vestiti e altri manufatti.
Anche Colobraro, nel rione Caprera, negli anni 40 ha conosciuto una piccola attività manifatturiera

alla trasformazione della ginestra per la produzione di sacchi.
Nel centro abitato, poi, l'uso di materiali avulsi dalla tradizione e dalla reperibilità locale nel centro storico o in prossimità delle emergenze architettoniche hanno fatto giustizia dei colori cangianti della pietra locale e dell'immagine unitaria che offriva il centro storico prima che si intonacassero e tinteggiassero molte facciate.
Certo è che del suo ha messo la legge di accesso ai contributi per la ricostruzione post terremoto del 1980. Si stabilì, infatti, che fossero applicate, alle murature perimetrali dell'edilizia storica, delle reti elettrosaldate, opportunamente ricoperte da uno strato di intonaco copriferro, con l'intento di conferire ai manufatti un comportamento strutturale prossimo a quelli di uno scatolare, in cui le onde del terremoto fossero contrastate in tutte le direzioni dall'azione sinergica e alternata delle reti stesse, tra loro collegate.
In verità, oggi molti consulenti tecnici di quella legge sono portati a pensare che vi sia stato un errore. Infatti, spesso queste reti non sono state ben applicate alle murature e collegate tra loro, rendendo inefficace la loro natura costrittiva, mentre il ritorno allo studio sulle murature ha fatto emergere quanti e quali possano essere sistemi di irrigidimento con un efficacia antisismica più controllabili (catene in tiro, naturale propensione della pietra a trasmettere le onde sismiche attraverso le malte, resine, ecc.). Inoltre, si è pensato di poter chiudere sotto le reti le strutture e i tamponamenti più disomogenei, dando così alle eventuali onde sismiche l'opportunità di "esponenziarsi" al passaggio da un materiale all'altro: tanto poi c'è l'intonaco e non si nota niente!
Colobraro conserva ancora molto fascino e il potere di tante suggestioni e questo fa credere che a molte pratiche demolitrici dell'immagine e dell'identità si possa ancora porre rimedio; giammai per una sterile riqualificazione estetica, ma per le opportunità di sviluppo economico e sociale che l'Europa e la Regione invitano a sfruttare entro il 2006 (anno di uscita dall'Obiettivo 1 dell'Unione Europea). Il sostegno alla creazione di cooperative e di consorzi agricoli, con la giusta strategia di comunicazione istituzionale e di promozione, potrebbero restituirci la serenità per vivere in riconquistati valori formali e contingenti del territorio.

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