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Eleonora
Comite acquista il feudo di Colobraro al prezzo di 25.00 ducati da Fabio
Pignatelli nel 1557 e lo rivende nel 1587 a Scipione Cicinelli.
Questi lo dona alla figlia Eleonora, andata sposa a Giovanni Battista
Carafa.
Vediamo ora cosa ha fatto questa feudataria a Colobraro in trent'anni di
possesso:
Ai piedi del pianoro dell'Oliveto
che porta a valle, a segnare l'inizio dei giardini o Ischi del fiume
Sinni, in posizione lievemente sopraelevata domina una torre, piuttosto
antica ma non sapremmo dire a quale periodo risalga.
Recentemente l'attuale proprietario l'ha trasformata per adattarla ai
vari bisogni della sua azienda agricola e pastorale, facendo però sparire
alcune tracce di importanza storica.
Lo studioso Lorenzo Quilici la fa risalire al XIV secolo. La costruzione ,
oltre a dominare la ricca piana sottostante, controllava un tempo con altre
costruzioni la sinistra del Sinni che la fiancheggiava in funzione di
Colobraro e di Tursi. Un collegamento con la dominazione degli Angioini a
Napoli, o con quella più tarda degli Aragonesi, non sembra improbabile.
Vi corrispondeva in non lontana distanza una Torre Saracena, che tuttora si
conserva con discreti resti, situata sul colle che divide il fosso Finata da
quello del Pescogrosso in territorio di Tursi.
L'eco di eventi un po' lontani non è però del tutto spenta.
Nei pressi vi si trovava un mulino che utilizzava evidentemente le acque del
fiume ed era stato |
fatto costruire dalla baronessa di Colobraro donna
Eleonora Comite, nel '500, oggi di proprietà del signor Agreste Angelo
che lo ha trasformato in abitazione agricola per la sua attività di
fruttivendolo.
Un dato archeologico vivo a lungo nella tradizione popolare è che durante i
lavori di costruzione della Superstrada Sinnica, iniziati negli anni '60,
furono trovati dagli addetti ai lavori dei pali appuntiti alla base e poi di
forma quadrangolare rivestiti di pece, profondamente incisi nel terreno, a
testimoniare una presenza remotissima forse di nostri antenati
"palafitticoli".
La Torre, o "Turrë" come ancora oggi suona nel linguaggio degli
abitanti, ebbe una sua lunga storia medievale e successiva, passando dai
signori padroni delle terre di Colobraro, quali i Comite, poi i Carafa, in
seguito ai Donnaperna ed altri.
La storia di tempi recenti, ce la restituisce con una presenza utile ed
inconfondibile nel territorio basso di Colobraro.
Perse poi la sua importanza, per rientrare in una dimensione comune, da cui
sembrano oggi sollevarla l'attuale proprietario Domenico Logioia che la
detiene con i figli e l'amministra con le sue diverse attività, avendola
acquistata dai signori Tripani a lungo possessori della stessa.
La disinvoltura degli amministratori dei beni culturali pubblici ha permesso
purtroppo la deturpazione di un'architettura non più ripetibile, e quindi
anche le ultime unità immobiliari dei tempi andati non esistono più.
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