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Roberto Sanseverino,
possedeva, all'inizio della dominazione aragonese, il feudo di Colubrano,
oggi Colobraro col titolo di principe di Salerno che dopo essere stato
investito da Alfonso il Magnanimo, l'ebbe ancora riconfermato nel 1458, da re Ferrante d'Aragona
con facoltà -naturalmente- di trasmetterlo alla sua discendenza. Ma, dopo
la ribellione di Antonello Sanseverino, il re Ferrante lo assegnò a
Bernardino Poderico, che tuttavia non lo conservò a lungo, perché
Ferdinando il Cattolico lo restituì ai Sanseverino, investendone Roberto,
figlio di Antonello, mentre il Poderico riceveva in cambio la baronia di
Serre rappresentata dalla contrada più alta nel territorio di Colobraro,
oggi posseduta dai Signori Labriola, (a questo proposito il G. Fusco
riferisce che le Serre si riferiscono a quelle del Salernitano).
Dai cedolari di Basilicata, conservati nell'Archivio di Stato di Napoli, si
possono rilevare le ulteriori successioni della terra di Colubrano ove si
apprende che Roberto Sanseverino subentrò al figlio Ferrante, il
quale nel 1548, oppresso da debiti, ottenne dal sovrano - che era allora
l'imperatore Carlo V - di poter vendere il feudo a Giovanni de Roggerio, che
lo trasmise al figlio Geronimo. Da qui seguono molti passaggi in brevissimo
tempo che noi risparmiamo al lettore frettoloso ma suggeriamo ai
ricercatori di indirizzarsi verso i suddetti Cedolari.
Detti Cedolari trattano oltre che di autorizzazioni regge per la vendita del feudo, anche
del modo come esercitare i
privilegi menzionati che i legittimi possessori del feudo, tra i quali è
particolarmente rilevante quello della giurisdizione d'appello, che pochi
feudatari riuscivano ad avere, sia per quella civile che penale sulle terre di Colobraro.
Questo giustifica la presenza del carcere feudale che ancora esiste nel
palazzo di Debernardis, oggi proprietà di Antonio Bellitto ed adibito a
Case Albergo realizzate con il contributo del Comune e del Cosvel.
Ma per tornare a Roberto Sanseverino dobbiamo riferire
che la sua gestione del feudo
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fu tra le peggiori perché gestito dai suoi
subalterni non sempre fedeli a lui e corretti con i sudditi.
Questi ultimi
si sottraevano come potevano agli abusi del feudatario che pretendeva un
notevole numero di militi per il suo enturage, ma anche per le vessazioni
dei suoi vassalli che miravano a costituirsi un proprio dominio sul
popolo abusando di quei privilegi che i Sanseverino avevano sul feudo di
Colobraro.
L'unico vantaggio forse acquisito dal popolo dorante il governo dei
Sanseverino è stato quello di attingere alla loro bravura politica nel
ottenere sempre dall'imperatore il massimo dei privilegi e formarsi una
coscienza e consapevolezza nel sapersi sottrarre alle continue vessi per
giustificare le tante gabelle ed assurde pretese.
Sorsero proprio in quel tempo molte scuole (non autorizzate) prevalentemente
gestite da sacerdoti.
I governanti, tolleravano l'acculturamento del popolo perché si diceva loro
che era un dovere dei feudatari acculturarli! Mentre loro lo facevano
gratuitamente, il popolo seppe approfittare di quel periodo e vennero
fuori tanti professionisti provenienti da famiglie sia pure allora benestanti e gentili, che
prima davano solo belle figure di religiosi, mentre con la luce del sapere
si videro i primi patrioti, grandi giuristi, fior di avvocati, di notai e di artisti.
Tutto questo avveniva proprio perché in Colobraro si vedevano continuamente
volti nuovi con comportamenti assolutamente differenti da quelli dei locali,
questi ultimi vedendo il continuo disubbidire ai capi che non comportava poi
quella solita repressione subita da loro cominciarono anch'essi a comportarsi di
conseguenza.
Visto la vita sotto questa nuova luce i colobraresi si dotarono sempre più di
iniziative in loro favore e pretendevano sempre più dai feudatari.
Le tante lite a volte finite nel sangue ed altre volte appianate dalla Regia
Corte di Napoli hanno segnato il nuovo corso della storia del nostro popolo,
grazie a quella presenza-assenza dei Sanseverino. |