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 LA  SOFFERENZA  E  LA  FORZA  SPIRITUALE  DEL  PAPA
di Alberto Virgilio

Pasqua 2005!
Piazza San Pietro é affollatissima come nelle grandi occasioni, ma sul volto dei fedeli é dipinta un'ansia particolare in attesa di rivedere Papa Wojtyla alla solita finestra del suo appartamento privato per impartire la benedizione "Urbi et Orbi". Alle ore 12 la bianca figura del Papa appare con i segni evidenti di una sofferenza intensa e vissuta con cristiana rassegnazione e nello stesso tempo con lo sguardo rivolto alla massa di persone che assiepa la piazza nella speranza di ascoltare ancora quella voce solenne e benedicente che per 26 anni ha segnato il momento di maggiore comunione tra il Vicario di Cristo e la moltitudine. Questa volta quella voce é mancata, é svanita nel gesto di una benedizione muta e per questo ancora più commovente, tanto da far scorrere le lacrime dagli occhi dei presenti e anche di coloro che hanno seguito per televisione il rito pasquale.
E' stato un attimo di forte emotività, di amore e di comunione spirituale tra il Pontefice e il popolo, che non sarà dimenticato e che ora si tramuterà nella preghiera di tutti perché sia concessa ancora alla persona di Wojtyla l'energia necessaria per seguitare a svolgere il suo ministero.
Questo momento ha suscitato il ricordo di tutto l'itinerario che questo grande Papa ha percorso dal giorno della sua elezione al soglio di Pietro.
Quando nella fatidica sera del 1978 il cardinale protodiacono Pericle Felici annunciò dalla loggia di S. Pietro con la formula di rito "Habemus Papam" l'elezione a Pontefice del cardinale polacco Karol Wojtyla un fremito di sorpresa si propagò nell'immensa folla che attendeva di sapere il nome del nuovo Pastore della Chiesa cattolica.
Ma immediatamente dopo, all'affaccio dell'eletto sul balcone centrale della Basilica, un'onda di entusiasmo pervase l'animo dei presenti di fronte alla figura semplice e umile dell'eletto, che raggiunse la massima intensità di simpatia alle sue parole "Se sbaglio mi corriggerete"! Fu un momento magico che cementò il rapporto tra il popolo italiano e il Papa che veniva da lontano.
Giovanni Paolo II (questo il nome che Wojtyla impose a sé stesso) entrò subito nel cuore dei fedeli e vi rimase per sempre durante i lunghi anni del suo Pontificato, che tuttora prosegue nonostante il precario stato di salute in cui attualmente egli si trova.
Se si vuole tracciare un quadro dell'attività di questo grande Papa bisogna percorrere tutte le tappe della sua infaticabile azione a difesa dei princìpi fondamentali del Cristianesimo e del Cattolicesimo, che si è svolta in ogni parte del mondo con il fervore e la passione dimostrati in ogni occasione e in ogni luogo.

Difensore inflessibile dei dogmi della Chiesa, egli ha dimostrato grande rispetto per le altre confessioni religiose, cercando colloqui e contatti con i maggiori esponenti di esse, nella convinzione che l'accordo, pur nelle differenti concezioni della spiritualità, fosse uno strumento di armonia e di pace fra tutti i popoli.
In tale prospettiva Giovanni Paolo II ha percorso tutte le vie del mondo, sempre alla ricerca di quell'atmosfera di reciproca comprensione tra le differenti fedi, che gli è sembrata essenziale per le sorti dell'intera umanità
Si è delineata così la figura carismatica di un Papa pellegrino della pace, con ripercussioni anche in sede politica sul piano internazionale.
I valori della fratellanza universale, del reciproco rispetto nelle diversità, della solidarietà umana e soprattutto l'anelito verso una pace incondizionata quale massima aspirazione da inculcare nello spirito di tutte le nazioni, sono stati il cavallo di battaglia del Suo apostolato fin dall'inizio della elevazione alla cattedra di Pietro, con risultati addirittura sorprendenti sia dal punto di vista strettamente religioso sia con riferimento alle conseguenze che ne sono derivate sul versante della politica internazionale.
Le stesse sofferenze fisiche e i non pochi interventi chirurgici da lui affrontati e sopportati con rassegnazione cristiana (quasi in omaggio alla massima di S. Agostino secondo cui "da ogni parte Dio chiama gli uomini col flagello della tribolazione") hanno contribuito ad accrescere l'affetto e l'ammirazione di tutti i credenti e anche dei non credenti, i quali hanno visto in Wojtyla un esempio luminoso di resistenza psicologica verso le avversità del destino.
La sua persona curva, piegata dal peso degli anni e dalla malattia, con la mano tremante e la parola difficoltosa, suscita in ogni parte del mondo un senso di commozione profonda ma nello stesso tempo di rispetto e di grande ammirazione perché egli non si arrende di fronte al dolore e seguita con indomito coraggio ad esercitare il suo ministero, quasi per dimostrare che nulla possa affievolire il dono della fede.
Dopo l'ultimo ricovero al Gemelli l'amore e la venerazione per Wojtyla si sono ancora di più intensificati e seguitano a tenere il mondo col fiato sospeso per la sua preziosa salute.
È il tributo di gratitudine e di affetto che non solo da parte degli gli italiani ma anche da ogni angolo della terra viene spontaneamente reso a una personalità di grande levatura spirituale e morale.
A questo tributo si accompagna l'ardente auspicio che Papa Wojtyla possa ancora tenere il timone di guida della Chiesa.
È un augurio non soltanto per Lui ma per l'intera umanità.

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