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Uomini nella storia di Colobraro: I Notai
di Pietro Giovanni Lucarelli

NOTA I: 
Notaio Biagio Virgilio, nacque il 2 febbraio 1883 da Leonardo Virgilio e da Emilia Fanuele di Senise, nipote del poeta Nicola Sole.
Notaio Filippo Lomonaco, nato a Colobraro il 20 maggio1920, morto a Salerno il 21 agosto 1974 discendente di quel Francesco Lomonaco si Montalbano Jonico.
Notaio Mattia Marsico (1800), Questi era dell
e famiglia la più Signorile del paese, discendono da essa uomini illustri e patrioti, come Nicola Marsico Sacerdote, zio di Mattia, che nacque in Colobraro nella seconda metà del 1700 e nel 1799 aderì al movimento repubblicano. Arrestato dopo la caduta della Repubblica Napoletana, uscì coll'indulto" e venne incluso nel "Notamento dei rei di Stato.
Notaio Fulgenzio Marsico nato a Colobraro forse nel 1626, è certamente uno dei primi notai di questa famiglia.
Notaio Angelo Luca Di Pizzo,
anno 1623, lo storico Michele Crispino lo identifica col Notaio raffigurato nel quadro Madonna con Bambino e San Giovanni Battista, in basso con la moglie, è lui  il primo notaio di questa famiglia.
Notaio Bernardino Di Pizzo, 1754.
Notaio Pasquale Di Pizzo. 1774; la sua famiglia è nota per i tanti galantuomini, professionisti quali ragionieri ed ingegneri e professori molti di essi si trasferirono a Milano, ma tutt'oggi vi sono discendenti che risiedono in Colobraro.
Notaio Felice Antonio Bastanzio (1788), antica e nobile famiglia colobrarese, che ha dato alla storia del paese molti professionisti quali patrioti come Bastanzio Vincenzo, che nacque in Colobraro. "Galantuomo" residente a Tursi, aderì al movimento liberale e nell'ottobre del 1859 fu arrestato per "voci allarmanti dirette a spargere il malcontento contro il governo" e
Bastanzio Raffaele, anche lui nato in Colobraro verso il 1730 da Gaetano, "Galantuomo", milite della Guardia Nazionale del suo paese. Il 18 agosto 1860 partecipò alla manifestazione popolare che, promossa da Filippo Modarelli, si proponeva di impedire che Colobraro aderisse alla insurrezione lucana. Nel settembre del 1860, accusato di organizzare i contadini del suo paese contro il governo prodittatoriale, fu arrestato ed implicato in un processo per cospirazione. Scarcerato a seguito del provvedimento adottato nei suoi confronti il 15 novembre 1860, usufruì dell'amnistia del 17 febbraio 1861.

Ancora oggi vi sono dei discendenti, alcuni dei
quali si sono trasferitasi a Senise e a Potenza.

Notaio Mauro Modarelli (1761), Sono di questo notaio molti atti riguardanti lite ricondotte alla ragione e contratti prematrimoniali.
La famiglia Modarelli, di nobile casato e tra la più facoltosi del paese, discendono da essa patrioti, sacerdoti ed avvocati come:
Filippo Modarelli, nacque in Colobraro nel 1810 da Vincenzo, "Galantuomo". Nel 1850 venne incluso tra gli "attendibili" politici e sottoposto a "sorveglianza di polizia" per aver manifestato sentimenti liberali nel 1848. Nel 1860, capitano della Guardia Nazionale del suo paese, non approvò il programma del Comitato dell'Ordine e, avendo accettata la Costituzione rimessa in vigore da Francesco II, il 18 agosto promosse una manifestazione popolare diretta ad impedire che il suo paese aderisse alla insurrezione lucana.
Vincenzo Modarelli dottore in giurisprudenza, nacque in Colobraro nel 1833 da Filippo, "Galantuomo". Nel 1860 aderì al movimento liberale. Tenente della Guardia Nazionale, accorse in Favale, l'attuale Valsinni, il 21 ottobre 1860 per reprimervi il moto legittimista.
Questi uomini seguiti dal popolo, innalzarono l'albero della libertà di fronte alla grande Croce posta della chiesa di San Salvatore oggi spostata sul muro di cinta della ex scuola Elementare, mentre prima era all'inizio del piazzale dell'attuale Convento Francescano.
L'albero era formato da un palchetto con al centro un palo ornato da una ghirlanda di fiori di ginestra sormontata da due Bandiere, quella di Colobraro Azzurra con i tre monti al centro e la Bandiera dell'Unità d'Italia.  
Notaio Nicola Pedacchio (1740), di questo notaio non si hanno notizie se non alcune citazioni in atti di altri notai del lâgonegrese.
Notaio Giuseppe De Salvio (1730), di questo notaio non si hanno notizie se non alcune citazioni in atti di altri notai della Curia Vescovile di Tursi per lite tra religiosi e l'università di Colobraro.
 Notaio Francesco Ciuria. Questo nome si attribuisce, a memoria d'uomo, a
d un notaio della parrocchia di Colobraro che curava i beni dominicali della Chiesa, e forse era anche un religioso, ma una volta ricevuto l'incarico dalla Curia di Tursi di dipingere opere religiose si firma con la "F" puntata e al posto del cognome assume quello della Curia, come è evidente sull'opera da noi pubblicata a pagina 28.
Per i motivi già spiegati riteniamo che la sua esistenza in vita risalga alla seconda metà 1200 e la prima metà del 1300.

pagina 28

sommario

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