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EDITORIALE
ECCO L'UOMO: KAROL WOJTYŁA  
di Pietro Giovanni Lucarelli

ECCO L'UOMO: queste parole furono usate in lingua latina da Ponzio Pilato nel presentare alle turbe Cristo flagellato,"ecce homo" .
Anche per Woityła eletto Papa nel pomeriggio del 16 ottobre 1978, in molti si chiesero chi fosse questo papa venuto da molto lontano, ma appena ascoltata la sua prima frese entrò subito nel cuore dei fedeli.
Come il Cristo schernito dalle turbe  duemila anni fa così oggi Karol Woityła - Papa Giovanni Paolo II, sebbene non flagellato dalle turbe, soffre in egual modo per la costrizione impostagli dalla sofferenza fisica a non poter partecipare, per la prima volta nel suo pontificato, ai gesti rappresentativi del Cristo, durante la settimana Santa, e alla conclusione della Via Crucis al Colosseo, Monte Palatino, in ricordo del Golgota di Gerusalemme.
Karol, ha preso su di sé tutte le leggerezze ed incongruenze del mondo, a partire da quel lontano 1942, anno della chiamata al sacerdozio.
Karol Wojtyła, nacque a Wadowice, città a 50 km da Cracovia, il 18 maggio 1920.
Quando le forze di occupazione naziste chiusero l'Università nel 1939, il giovane Karol lavorò dal 1940 al 1944 in una cava e poi nella fabbrica chimica Solvay per poter vivere ed evitare la deportazione in Germania.
Nel 1942, sentendosi chiamato al sacerdozio, frequentò i corsi di formazione del Seminario maggiore clandestino di Cracovia.
Il 4 luglio 1958 il Papa Pio XII lo nominò Vescovo titolare di Ombi e Ausiliario di Cracovia.
Parte da qui la sua infaticabile vita per l'umanità tutta.
Noi vogliamo soprattutto ricordare al mondo ateo che gli insegnamenti di Karol non sono appannaggio solo dei credenti in Cristo, ma sono proprio per chi non crede. Infatti l'attentato alla sua vita da parte di Mehmet Ali Agca, il lupo grigio turco, condannato a morte per omicidio ed evaso da un carcere militare di Istanbul,  il giorno 13 maggio del 1981 alle ore 17.17 in Piazza San Pietro a Roma attentando alla vita del pontefice da modo al Santo Padre di mettere in pratica il messaggio universale della Chiesa.
Questo soggetto, malgrado il suo triste curriculum, dopo la confessione resa proprio al papa ne ottiene il perdono: questo gesto d'amore da parte della vittima ha svelato che donare la vita attraverso il perdono è quel quid in più che ogni uomo deve possedere per chiamarsi tale e potersi un giorno presentare al padre supremo come vero figlio.
Infatti, Mehmet Ali Agca continua ancora oggi a volgere il suo sguardo verso Dio e dichiara di voler dare ulteriori informazioni sui fatti di quel 13 maggio e sul rapimento di Emanuela Orlando indicando i servizi segreti russi del K.G.B. dietro tali fatti e come questi ultimi siano stati aiutati. 
Dunque, uomo è colui che ama il prossimo suo come se stesso; Karol Wojtyła col suo soffrire ha dato e continua a dare al mondo il suo più grande insegnamento, dimostrandolo al mondo con la sua stessa esistenza; infatti il Cardinale Re dice: il papa si sta "serenamente abbandonando a Dio".

Ecco, dunque, come gli uomini devono comportarsi nella loro vita, senza giocare con la vita dei loro simili, come ad esempio hanno fatto gli americani con la vita di Terri Schiavo malgrado i genitori, Robert e Mary Schindler non accettassero la morte della figlia. Il caso è diventato la bandiera di tutte le organizzazioni «pro life» d'America e non solo; tale comportamento non è da uomini che amano i propri simili come se stessi: al contrario,  i genitori di Terri hanno amato davvero la propria figlia fino alla morte avvenuta il 31 marzo 2005, dopo 13 giorni passati senza alimenti, quasi come il Santo Padre che ha amato ogni uomo della terra.
Vorremmo elencare qui tutti i suoi insegnamenti durante il suo lungo pontificato, ricordiamo invece solo una frase,  tra l'altro non sua, ma di un sacerdote che lo accompagnava in un delle sue passeggiate sui monti. In una di queste, Karol vide su una cima la Croce di Cristo e decise di raggiungerla, ma nessuno lo seguì perché tutti sfiniti dalla stanchezza. Fu chiesto poi a quel sacerdote quanti erano col papa su quella cima. Il sacerdote rispose: " Erano in tre: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo...".
Ma il Santo Padre si spegneva nel gaudio del Signore la sera del 2 aprile 2005 alle ore 21,37, rapito il volto dallo Spirito Santo guardava la finestra del suo studio, mentre nella piazza si pregava per Lui. E Lui non ha fatto mancare la Sua Benedizione a termine della preghiera, alzando la mano appunto in segno di benedizione e con l'ultimo grande sforzo del fisico ha pronunciato la parola Amen, spirando.
Questo è la grande eredità d'amore del nostro amato Santo Padre.
Se in queste prime ore dalla scomparsa di Karol Wojtyla si vuol dare una giusta spiegazione a tanta umana commozione per il calvario di sofferenze e per la morte del Papa, del pastore della Chiesa di straordinario carisma, bisogna necessariamente ricollegare il sentimento unanime di tutti i popoli, senza distinzione di sorta, alla prodigiosa attività svolta da Wojtyla durante gli oltre 26 anni del suo ministero.
La semplicità e l'umiltà dell'Uomo, pur nel rigore dei princìpi del Cristianesimo e del Cattolicesimo, gli avevano procurato l'ammirazione, la stima e il rispetto di chiunque ne avesse considerato le doti di bontà, d'amore e di fratellanza universale, che facevano parte del suo patrimonio morale e spirituale.
Lo hanno dimostrato i "papa boys", con il loro entusiasmo e tanti alti prelati uno in particolare lo ha definito lo "Tsunami della fede".
Infatti, durante il suo funerale il mondo si è raccolto intorno alle televisioni; e dove non è stato consentito (Cima) molti si sono collegati alla grande rete "Internet" per seguire gli ultimi momenti sulla terra.
Dunque,  Karol Wojtyla è l' uomo di Dio come è stato detto da uno dei tre ragazzi di Medjugorja che ancora vede la Madonna, infatti nella sua ultima apparizione Karol Wojtyla era in compagnia della madre di Gesù  che lo ha presentato come il suo figlio a Roma.
Quello che gli uomini sulla terra hanno evocato in questi giorni supera di numero il movimento Biblico dei tempi andati, ne è conferma le tante l'acclamazioni come quello: "Santo subito".

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