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La notizia della morte di Giovanni
Paolo II, ufficialmente
diramata secondo il rituale della Chiesa, può essere considerata
il punto culminante di un'attesa che purtroppo era nell'aria e
sui volti commossi di quanti, in Italia e in tutto il mondo, hanno seguito
con trepidazione le ultime fasi della vita terrena di un grande Papa.
In Piazza S. Pietro una moltitudine di fedeli in preghiera ha accolto il
doloroso annuncio con indescrivibile commozione, esplosa prima in un
applauso di tipo impulsivo, quando ha
udito che il Papa era tornato alla Casa del Padre, e subito dopo tramutata
in un profondo silenzio, nel quale si esprimevano
il raccoglimento e la rassegnazione di tutti alla volontà di Dio.
Giammai si era vista una
partecipazione tanto corale e spontanea come si é verificata in questo
evento luttuoso, che ha unito nella stessa sollecitudine, nella stessa
speranza e infine nella stessa sofferenza tante genti di diverse nazionalità
e anche seguaci di diverse confessioni religiose o ideologie laiche.
Perfino il mondo politico, particolarmente vivace nell'attuale periodo
elettorale, é diventato per incanto muto e orientato verso la sollecitudine
per la vita del Papa, così come sono state sospese tutte le
gare sportive.
Nella basilica di S. Giovanni in Laterano si sono trovati accanto, con la
partecipazione anche del
Presidente della Repubblica e delle alte cariche dello Stato, esponenti di
maggioranza e di opposizione, con il pensiero rivolto al Pontefice morente e
per assistere alla messa celebrata dal Cardinale Camillo Ruini.
Se in queste prime ore dalla scomparsa di Karol Wojtyla si vuol dare una
giusta spiegazione a tanta umana commozione per il
calvario di sofferenze e
per la morte del Papa, di un pastore della Chiesa di eccezionale
carisma, bisogna necessariamente ricollegare il sentimento unanime di tutti
i popoli, senza distinzione di sorta, alla prodigiosa attività svolta da
Wojtyla durante gli oltre 26 anni del suo ministero.
La semplicità e l'umiltà dell'Uomo, pur nel
rigore dei princìpi del Cristianesimo e del Cattolicesimo, gli avevano
procurato l'ammirazione, la stima e il rispetto di chiunque ne avesse
considerato le doti di bontà, d'amore
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e di fratellanza universale che facevano parte del suo
patrimonio morale e spirituale.
La sollecitudine per i fanciulli, l'affetto e la premura per i giovani, la
comprensione e la vicinanza verso gli anziani e i sofferenti, la difesa della
sacralità della vita umana e del valore della famiglia, avevano delineato una
figura di Pastore della Chiesa che allargava sempre le braccia in segno di
benedizione verso ogni parte della terra,
pronto in ogni occasione a sollecitare dialoghi, comunione e affetto
anche con i popoli di fedi diverse, convinto che l'armonia delle idee e dei
sentimenti di pace e di bontà potessero costituire un valido motivo per
superare le differenti ideologie.
Quest'atmosfera di concordia é stata sempre diffusa da Wojtyla in ogni tappa
dei suoi molteplici pellegrinaggi per le vie del mondo, con l'effetto che la
sua eletta figura era quella di un
messaggero di pace e di bene per tutti i popoli della terra.
Negli ultimi giorni di vita Egli ha parlato soltanto con gesti, senza il dono
della parola perché il male che lo rodeva da anni gli ha impedito di far
sentire ancora la sua voce.
Ha comunicato con le masse
attraverso un silenzio eloquente, carico di significato e
di sentimenti più di quanto sarebbe potuto
accadere mediante l'uso della
parola.
Nelle ultime vacanze trascorse in Valle d'Aosta, Giovanni Paolo II aveva
sollecitato una riflessione sul valore appunto del silenzio come momento di
introspezione nella propria coscienza e anche di interlocuzione con Dio.
Dopo gli ultimi episodi che hanno caratterizzato il rapporto tra il Papa e i
fedeli, quella esortazione assume il significato di una premonizione di Wojtyla
sulla sorte che lo avrebbe costretto ad avvalersi del silenzio per comunicare
ai fedeli di tutto il mondo e anche ai non credenti la forza della sua volontà
di pace e di amore, quasi per esprimere così il suo testamento spirituale.
Ora l'umanità piange accoratamente l'Uomo e il Papa, mentre la Chiesa si
appresta, nel ricordo e nella venerazione di un Pontefice "dono di Dio"
(come lo ha definito il Cardinale Ruini), allo svolgimento del rituale previsto per l'elezione del nuovo Pastore, con
l'augurio da parte di tutti che
sia scelto tra i più degni di occupare il seggio del
grande predecessore. |