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 IL  SILENZIO  E  IL  DOLORE  DEL  MONDO
di  Aberto  Virgilio

La notizia della morte di Giovanni Paolo II,  ufficialmente diramata secondo il rituale della Chiesa, può essere considerata  il punto culminante di un'attesa che purtroppo era nell'aria e sui volti commossi di quanti, in Italia e in tutto il mondo, hanno seguito con trepidazione le ultime fasi della vita terrena di un grande Papa.
In Piazza S. Pietro una moltitudine di fedeli in preghiera ha accolto il doloroso annuncio con indescrivibile commozione, esplosa prima in un applauso di tipo impulsivo, quando ha udito che il Papa era tornato alla Casa del Padre, e subito dopo tramutata in un profondo silenzio, nel quale si esprimevano  il raccoglimento e la rassegnazione di tutti alla volontà di Dio.
Giammai si era  vista una partecipazione tanto corale e spontanea come si é verificata in questo evento luttuoso, che ha unito nella stessa sollecitudine, nella stessa speranza e infine nella stessa sofferenza tante genti di diverse nazionalità e  anche seguaci  di diverse confessioni religiose o ideologie laiche.
Perfino il mondo politico, particolarmente vivace nell'attuale periodo elettorale, é diventato per incanto muto e orientato verso la sollecitudine per la vita del Papa, così come sono state sospese tutte le  gare  sportive.
Nella basilica di S. Giovanni in Laterano si sono trovati accanto, con la partecipazione  anche del Presidente della Repubblica e delle alte cariche dello Stato, esponenti di maggioranza e di opposizione, con il pensiero rivolto al Pontefice morente e per assistere alla messa celebrata dal Cardinale Camillo Ruini.
Se in queste prime ore dalla scomparsa di Karol Wojtyla si vuol dare una giusta spiegazione a tanta umana commozione per il calvario di sofferenze  e  per la morte del Papa, di un pastore della Chiesa di eccezionale carisma, bisogna necessariamente ricollegare il sentimento unanime di tutti i popoli, senza distinzione di sorta, alla prodigiosa attività svolta da Wojtyla durante gli oltre 26 anni del suo ministero.
La semplicità e l'umiltà dell'Uomo, pur nel rigore dei princìpi del Cristianesimo e del Cattolicesimo, gli avevano procurato l'ammirazione, la stima e il rispetto di chiunque ne avesse considerato le doti di bontà, d'amore

e di fratellanza universale che facevano parte del suo patrimonio morale e spirituale.
La sollecitudine per i fanciulli, l'affetto e la premura per i giovani, la comprensione e la vicinanza verso gli anziani e i sofferenti, la difesa della sacralità della vita umana e del valore della famiglia, avevano delineato una figura di Pastore della Chiesa che allargava sempre le braccia in segno di benedizione verso ogni parte della terra,  pronto in ogni occasione a sollecitare dialoghi, comunione e affetto anche con i popoli di fedi diverse, convinto che l'armonia delle idee e dei sentimenti di pace e di bontà potessero costituire un valido motivo per superare le differenti ideologie.
Quest'atmosfera di concordia é stata sempre diffusa da Wojtyla in ogni tappa dei suoi molteplici pellegrinaggi per le vie del mondo, con l'effetto che la sua eletta figura  era quella di un messaggero di pace e di bene per tutti i popoli della terra.
Negli ultimi giorni di vita Egli ha parlato soltanto con gesti, senza il dono della parola perché il male che lo rodeva da anni gli ha impedito di far sentire ancora la sua voce.
Ha  comunicato con le masse attraverso un silenzio eloquente, carico di significato e  di sentimenti più di quanto sarebbe potuto accadere  mediante l'uso della parola.
Nelle ultime vacanze trascorse in Valle d'Aosta, Giovanni Paolo II aveva sollecitato una riflessione sul valore appunto del silenzio come momento di introspezione nella propria coscienza e anche di interlocuzione con Dio.
Dopo gli ultimi episodi che hanno caratterizzato il rapporto tra il Papa e i fedeli, quella esortazione assume il significato di una premonizione di Wojtyla sulla sorte che lo avrebbe costretto ad avvalersi del silenzio per comunicare ai fedeli di tutto il mondo e anche ai non credenti la forza della sua volontà di pace e di amore, quasi per esprimere così il suo testamento spirituale.
Ora l'umanità piange accoratamente l'Uomo e il Papa, mentre la Chiesa si appresta, nel ricordo e nella venerazione di un Pontefice "dono di Dio" (come lo ha definito il Cardinale Ruini), allo svolgimento del  rituale previsto per l'elezione del nuovo Pastore, con l'augurio da parte di tutti  che sia scelto tra i più degni di occupare il seggio del  grande predecessore.

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