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È romano-barbarica l'idea d'Europa
Riflessione sull'ultima mostra di Palazzo Grassi
di Mary Falco

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multietnico, un crogiolo di lingue, di razze, di religioni, ed era perfettamente in grado di assorbire un'immigrazione massiccia senza esserne per questo destabilizzato".
Perché, dunque, alla vigilia del IV secolo, si sparge un rumore di tuono che scuote improvvisamente questo equilibrio precario, ed i Goti, che fuggono dalla culla dei loro popoli, vengono ad ammassarsi alle frontiere dell'impero, sulla riva sinistra del Danubio?
Si sono avanzate molte ipotesi che riguardano l'origine di questo vero e proprio sisma. Alcuni accusano la decadenza, nelle sue forme multiple, dell'Impero Romano, e l'orrore del vuoto che la demografia avrebbe in comune con la natura e che avrebbe fatto scattare un risucchio per farlo immediatamente riempire dalle invasioni barbariche.
Si evocano anche variazioni climatiche che avrebbero potuto interessare le zone di origine, un'estendersi delle zone aride che influirono sulla geografia umana dell'Asia centrale e della Siberia, con ripercussioni fino al cuore dell'Europa. O anche, cosa più certa, l'irruzione degli Unni, venuti dai deserti freddi dell'estremo oriente a gettarsi sulle retrovie dei popoli barbarici, essi stessi spinti a fuggire in avanti fino a venire fermati dal limes romano.
Resta il fatto che, a decine di migliaia, bloccati dalle guardie di frontiera all'entrata di un unico ponte in rovina, i Goti vennero a tendere le braccia verso l'altro lato del fiume, supplicanti e allo stesso tempo minacciosi, come lo sono molto spesso coloro che chiedono asilo.
Quanto ai responsabili locali, pur cercando di attirare l'attenzione del loro sovrano assorbito dalla preparazione della sua guerra, erano divisi tra il congratularsi per la fortuna di questa manodopera servile e militare che gli si offriva in abbondanza, la cuccagna delle bustarelle richieste ai passatori, la torta da spartirsi degli affari realizzati dai trafficanti di prodotti alimentari al mercato nero, ed il terrore di vedersi - gli occhi sbarrati, come nei mosaici romani o nei primi balbettii della statuaria cristiana - travolti da questa moltitudine, che ovviamente contava numerosi guerrieri fra i suoi carri.
In breve, i romani, adottando un comportamento che diverrà in seguito comune a tanti altri stati ricchi, esitarono ad aprire le frontiere, cosa che spinse all'esasperazione questa massa enorme di gente trattata come bestiame, che veniva condannata ad un'attesa insopportabile.
Senza consegne né mezzi, i funzionari sul posto non sapevano se dovessero accoglierli - per sfruttarli spolpandoli fino all'osso - o, semplicemente, rifiutarsi, o massacrare la folla dei Goti che tentavano di passare a tutti i costi.
Non si trattava più di tracciare una "soglia di tolleranza", ma di tentare di sopravvivere ad un'inondazione umana che sembrava impossibile arginare.
Diciamo, per farla breve, che la forza della disperazione dei barbari guerrieri, sommata ai ritardi dell'imperatore ritornato dalla Siria in tutta urgenza ed agli errori strategici commessi dai suoi generali, non tardò a fare pendere la bilancia verso i primi: dopo la battaglia dei Salici e, ancora di più - il 9 agosto 378 - quella di Adrianopoli, il dado era tratto.
L'imperatore Valente fu trucidato nella mischia, le legioni, il fior fiore dell'esercito romano, furono fatte a pezzi dai barbari a cavallo e solo le cittadelle fortificate, ed alcune grandi città, sfuggirono alla conquista dei goti, ormai sulla strada di Roma, (che il loro capo Alarico avrebbe saccheggiato nel 410)".
Franco Cardini fa nascere in questo giorno la cavalleria medioevale, perché fu proprio la capacità di combattere a cavallo che rese invincibili i Goti da parte dei legionari appiedati.

Avari
Avari - cavalleria medioevale

Quattro anni dopo la battaglia di Adrianopoli, nel 382, i Goti ottenevano con un trattato (foedus) il diritto di insediarsi nell'Impero.
Questo insediamento non può essere assimilato a un'invasione, a una presa di possesso tramite conquista, come indicavano un tempo gli storici delle "invasioni barbariche". Ma Paul Veyne non vede una grande differenza di risultati: "Resta il fatto che, a partire dal 382, l'Impero non era più un territorio interamente assoggettato alla legge romana e all'imperatore: c'era al suo interno un'enclave straniera, benché apparentemente vassalla".
Mentre altri popoli continuavano a premere sul Reno (Franchi, Alemanni, Burgundi), Teodosio alla sua morte aveva diviso l'Impero in due parti, attribuendone una a ciascuno dei suoi due figli: Arcadio ricevette l'Oriente, Onorio l'Occidente. È sotto il regno di quest'ultimo che avvenne il grande insediamento dei Germani in Occidente: mentre nel 406 bande di Svevi, di Vandali e di Goti varcavano il Reno e si disperdevano in Gallia e in Spagna, i Goti insediatisi nelle regioni dell'alto Danubio venticinque anni prima avanzavano verso ovest. Nel 410, Roma veniva presa da Alarico. In quest'occasione fu scritta La Città di Dio, che doveva diffondere in tutto l'impero cristiano il pensiero di Sant'Agostino (Padre della Chiesa, 354-430): battezzato da Sant'Ambrogio da Milano nel 387 ed ordinato sacerdote nel 391 al tempo del "sacco" era vescovo nella città di Ippona nel 396, dove morì più tardi nel 430, durante l'assedio dei Vandali. La sua "Città di Dio" divenne perciò un vessillo della ragione e della fede di fronte alla confusione del mondo fenomenico. In un'altra opera celebre "Le Confessioni, una delle opere più lette nel Medio Evo, riportò i ricordi della sua conversione. "Dopo San Paolo" scrive Jacques Le Goff "Sant'Agostino è la figura più importante per il radicamento e lo sviluppo del cristianesimo. Egli è il grande professore del Medio Evo".

Ma torniamo al sacco di Roma.

Sarebbe accaduto di nuovo trentacinque anni dopo ad opera di Genserico (455), il re dei Vandali che si era impossessato dell'Africa dopo aver oltrepassato lo stretto di Gibilterra (maggio 429). Per un intero secolo, questo popolo di Germani, diventati navigatori, dominò la storia del Mediterraneo, contro Bisanzio. Sul continente, la potenza romana e i popoli barbari dovettero entrambi affrontare un altro pericolo, contro il quale si coalizzarono: gli Unni. Attila fu respinto nel 451 nella battaglia dei Campi catalaunici da una coalizione di Romani e Visigoti.
E diamo nuovamente la parola a Monique Veaute: "Infine, nel 476, esattamente un secolo dopo i primi sussulti, il sipario calò sull'impero quando il re barbaro Odoacre depose Romolo Augustolo, l'ultimo imperatore romano d'occidente. Il peggio sembrava dunque ormai concluso, almeno nei termini di una storia manichea e reazionaria che, anche a tutt'oggi, ha ancora i suoi sostenitori: l'impero si sarebbe disintegrato sotto i colpi dei goti, ed i popoli civilizzati, vittime della loro stessa clemenza – visto che, fin dall'inizio dei disordini, non avevano sterminato "tutti questi selvaggi", dato che ne avevano allora i mezzi! - sarebbero stati sgominati dalla bestia barbarica.

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