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multietnico, un crogiolo di lingue, di razze, di religioni, ed era
perfettamente in grado di assorbire un'immigrazione massiccia senza esserne
per questo destabilizzato".
Perché, dunque, alla vigilia del IV secolo, si sparge un rumore di tuono che
scuote improvvisamente questo equilibrio precario, ed i Goti, che fuggono
dalla culla dei loro popoli, vengono ad ammassarsi alle frontiere
dell'impero, sulla riva sinistra del Danubio?
Si sono avanzate molte ipotesi
che riguardano l'origine di questo vero e proprio sisma. Alcuni accusano la
decadenza, nelle sue forme multiple, dell'Impero Romano, e l'orrore del
vuoto che la demografia avrebbe in comune con la natura e che avrebbe fatto
scattare un risucchio per farlo immediatamente riempire dalle invasioni
barbariche.
Si evocano anche variazioni climatiche che avrebbero potuto
interessare le zone di origine, un'estendersi delle zone aride che
influirono sulla geografia umana dell'Asia centrale e della Siberia, con
ripercussioni fino al cuore dell'Europa. O anche, cosa più certa,
l'irruzione degli Unni, venuti dai deserti freddi dell'estremo oriente a
gettarsi sulle retrovie dei popoli barbarici, essi stessi spinti a fuggire
in avanti fino a venire fermati dal limes romano.
Resta il fatto che, a decine di migliaia, bloccati dalle guardie di
frontiera all'entrata di un unico ponte in rovina, i Goti vennero a tendere
le braccia verso l'altro lato del fiume, supplicanti e allo stesso tempo
minacciosi, come lo sono molto spesso coloro che chiedono asilo.
Quanto ai
responsabili locali, pur cercando di attirare l'attenzione del loro sovrano
assorbito dalla preparazione della sua guerra, erano divisi tra il
congratularsi per la fortuna di questa manodopera servile e militare che gli
si offriva in abbondanza, la cuccagna delle bustarelle richieste ai
passatori, la torta da spartirsi degli affari realizzati dai trafficanti di
prodotti alimentari al mercato nero, ed il terrore di vedersi - gli occhi
sbarrati, come nei mosaici romani o nei primi balbettii della statuaria
cristiana - travolti da questa moltitudine, che ovviamente contava numerosi
guerrieri fra i suoi carri.
In breve, i romani, adottando un comportamento che diverrà in seguito comune a tanti altri stati ricchi, esitarono ad
aprire le frontiere, cosa che spinse all'esasperazione questa massa enorme
di gente trattata come bestiame, che veniva condannata ad un'attesa
insopportabile.
Senza consegne né mezzi, i funzionari sul posto non sapevano
se dovessero accoglierli - per sfruttarli spolpandoli fino all'osso - o,
semplicemente, rifiutarsi, o massacrare la folla dei Goti che tentavano di
passare a tutti i costi.
Non si trattava più di tracciare una "soglia di
tolleranza", ma di tentare di sopravvivere ad un'inondazione umana che
sembrava impossibile arginare.
Diciamo, per farla breve, che la forza della disperazione dei barbari
guerrieri, sommata ai ritardi dell'imperatore ritornato dalla Siria in tutta
urgenza ed agli errori strategici commessi dai suoi generali, non tardò a
fare pendere la bilancia verso i primi: dopo la battaglia dei Salici e,
ancora di più - il 9 agosto 378 - quella di Adrianopoli, il dado era
tratto.
L'imperatore Valente fu trucidato nella mischia, le legioni, il fior
fiore dell'esercito romano, furono fatte a pezzi dai barbari a cavallo e
solo le cittadelle fortificate, ed alcune grandi città, sfuggirono alla
conquista dei goti, ormai sulla strada di Roma, (che il loro capo Alarico
avrebbe saccheggiato nel 410)".
Franco Cardini fa nascere in questo giorno la cavalleria medioevale, perché fu proprio la capacità di combattere a cavallo che rese
invincibili i Goti da parte dei legionari appiedati. |

Avari - cavalleria medioevale
Quattro anni dopo la battaglia di Adrianopoli, nel 382, i Goti
ottenevano con un trattato (foedus) il diritto di insediarsi
nell'Impero.
Questo insediamento non può essere assimilato a un'invasione, a una presa di
possesso tramite conquista, come indicavano un tempo gli storici delle
"invasioni barbariche". Ma Paul Veyne non vede una grande differenza di
risultati: "Resta il fatto che, a partire dal 382, l'Impero non era più un
territorio interamente assoggettato alla legge romana e all'imperatore:
c'era al suo interno un'enclave straniera, benché apparentemente vassalla".
Mentre altri popoli continuavano a premere sul Reno (Franchi, Alemanni,
Burgundi), Teodosio alla sua morte aveva diviso l'Impero in due parti,
attribuendone una a ciascuno dei suoi due figli: Arcadio ricevette
l'Oriente, Onorio l'Occidente. È sotto il regno di quest'ultimo che avvenne
il grande insediamento dei Germani in Occidente: mentre nel 406 bande di
Svevi, di Vandali e di Goti varcavano il Reno e si disperdevano in Gallia e
in Spagna, i Goti insediatisi nelle regioni dell'alto Danubio venticinque
anni prima avanzavano verso ovest. Nel 410, Roma veniva presa da Alarico. In
quest'occasione fu scritta La Città di Dio, che doveva diffondere in
tutto l'impero cristiano il pensiero di Sant'Agostino (Padre
della Chiesa, 354-430): battezzato da Sant'Ambrogio da Milano nel 387 ed
ordinato sacerdote nel 391 al tempo del "sacco" era vescovo nella città di Ippona nel 396, dove morì più tardi nel 430, durante l'assedio
dei Vandali. La sua "Città di Dio" divenne perciò un vessillo della ragione e
della fede di fronte alla confusione del mondo fenomenico. In un'altra opera
celebre "Le Confessioni, una delle opere più lette nel Medio
Evo, riportò i ricordi della sua conversione. "Dopo San Paolo" scrive
Jacques Le Goff "Sant'Agostino è la figura più importante per il radicamento
e lo sviluppo del cristianesimo. Egli è il grande professore del Medio Evo".
Ma torniamo al sacco di Roma.
Sarebbe accaduto
di nuovo trentacinque anni dopo ad opera di Genserico (455), il re dei
Vandali che si era impossessato dell'Africa dopo aver oltrepassato lo
stretto di Gibilterra (maggio 429). Per un intero secolo, questo popolo di
Germani, diventati navigatori, dominò la storia del Mediterraneo, contro
Bisanzio. Sul continente, la potenza romana e i popoli barbari dovettero
entrambi affrontare un altro pericolo, contro il quale si coalizzarono: gli
Unni. Attila fu respinto nel 451 nella battaglia dei Campi catalaunici da
una coalizione di Romani e Visigoti.
E diamo nuovamente la parola a Monique Veaute: "Infine, nel 476,
esattamente un secolo dopo i primi sussulti, il sipario calò sull'impero
quando il re barbaro Odoacre depose Romolo Augustolo, l'ultimo imperatore
romano d'occidente. Il peggio sembrava dunque ormai concluso, almeno nei
termini di una storia manichea e reazionaria che, anche a tutt'oggi, ha
ancora i suoi sostenitori: l'impero si sarebbe disintegrato sotto i colpi
dei goti, ed i popoli civilizzati, vittime della loro stessa clemenza –
visto che, fin dall'inizio dei disordini, non avevano sterminato "tutti
questi selvaggi", dato che ne avevano allora i mezzi! - sarebbero stati
sgominati dalla bestia barbarica.
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