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RIPUBBLICHIAMO
"C'ERA UNA VOLTA UN POETA"
PERCHÈ ILLUSTRA BENE L'IDEA DEL NOSTRO CONCORSO.
Filastrocca
Albeggia
e l'ha sfornata
fresca di gran giornata
la storia bella e colorata.
re e la più appariscenti
piumaggi fluorescenti
Do Mi Fa Sol La Si
non dirmi che finì
Tevere biondo Tevere Bello
dì un po' che tirò fuori il Bibli dal cappello
*
C'era una volta un poeta … ecco siamo in Attica sei
secoli prima di Cristo.
Racconta Aristotele che questo Poeta si chiamava TESPI, e che organizzò
e vinse il primo concorso drammatico in Atene. E siamo anche nell'anno
in cui venivano celebrate le 61esime Olimpiadi.
La tradizione vuole sia Tespi l'inventore della tragedia. Di Lui Orazio
racconta che girava per i villaggi dell'Attica con un carro su cui rappresentava
le Sue tragedie. E c'era una volta, più prossima a noi, l'evo moderno.
In questo evo l'idea di girare con teatri ambulanti nei comuni privi
di Teatro stabile, venne ripescata dal Ministero della Cultura Popolare
che incaricò l'eclettico architetto VALENTE, Antonio Valente da Sora,
perché progettasse il Carro; e Lui lo realizzò e se ne innamorò sicché
disegnò anche le scenografie e i costumi. Per noi romani l'architetto
Valente è colui che ha costruito il Centro Sperimentale di Cinematografia
nel quale, fra l'altro, insegnò per ben 30 anni; sempre Lui ha edificato
la prima villa in quel di San Felice Circeo e via ancora per mille belle
edificanti avventure. Il Carro di Tespi esordì nel 1929 con l'Oreste
di Alfieri. Partì dalla piazza del Pincio in Roma e andò in tournèe
per tutta l'Italia. Il successo fu così grande che suggerì l'immediata
costruzione del secondo Carro e subito ancora il terzo: il Tespi Lirico
- inaugurato nel 1930 con la Bohéme di Puccini a Torre del Lago. Questa
Bohéme fu diretta da Mascagni; seguirono la Cavalleria rusticana a Lucca
diretta dall'autore, l'Aida di Verdi nel '31, il Barbiere di Siviglia
di Rossini nel '32, la Norma di Bellini nel '34 … la bella avventura
della cultura musicale classica durò sino al 1942 allorché la grave
situazione politico/sociale sfociò nella Seconda Guerra Mondiale. E
poi c'erano una volta gli anni '60 del Novecento. In quegli anni il
Maestro Vitale - che sarà impresario e Direttore del Petruzzelli riprese
in Puglia il Carro di Tespi. Il Carro di Tespi lirico pugliese, dovete
orben sapere, era un vero e proprio - autentico carro dotato di tutte
le attrezzature da palcoscenico, persino d'una platea con ben 1500 posti.
Un bellissimo carro che girò per tutto il Mezzogiorno d'Italia, Capri
e Sicilia comprese, per la Basilicata, la Calabria,la Puglia tutta,
tra oceaniche folle acclamanti.
do re mi fa sol
la si
non dirmi che fini canta galletto dai mille colori
la storia bella e colorata! Signore, signori siamo qui in nome di Verdi,
di Puccini, Leoncavallo, Sansone e Dalila, di Lucia di Lammermoor e
del Rigoletto, di Bohème, Madama Butterfly, di Tosca e il Trovatore,
de la Traviata, Romeo e Giulietta e Luisa Miller, I Pagliacci e Aida,
la Cavalleria Rusticana, il Barbiere di Siviglia e Norma, le note di
tutte le straordinarie Opere liriche, i personaggi che nell'ugola di
Gino Lo Russo Toma hanno trovato vita, gesto, parola, musica, armonia.
E siamo qui con che e chi ha compiuto il miracolo di saperci mettere
insieme in questa Libreria che personalmente adoro. Il che è: un gesto
d'amore.
Il chi è Colei che ha compiuto il gesto d'amore: l'autrice Angela LISCO,
gesto d'amore incondizionato che pure ha una CONDITIO … conditio alta
… la Musica, il risuonar d'armonia, la eco perenne, la parola-nota che
fa uno l'uomo di tutte le latitudini, il pentagramma che sa farsi
magico tappeto volante più che non si possa valica l'oltre consente
di non porre fine alla storia neppure ad una storia d'amore umano è
insegnamento di vita è esempio di straordinaria rarità è pedagogia attiva,
vivificante è rapporto ravvicinato con l'ineffabile Tesso catene di
fiori alle caviglie purché io viva sol di meraviglie Cingo i pensieri
e cingo le mie vene che palpiti al mio cuor e mai catene e do
re mi fa sol la si non dirmi che
finì! Son venuto per cantare questo è il titolo che Angela Lisco
– dalla bella terra delle Puglie - ha dato al bel volume. "… Son venuto
per cantare e per farti cantare con me – non son venuto a risolvere
nulla!" la bella frase di Neruda scalfita lapidariamente sulla prima
pagina. Ed io suonerò per tutti i miei campanelli ad evocare i genii,
la genialità che aleggia sulla nostra Bella Nazione, che
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ne è sostanza, che coglie un'anima qui e un'anima là e le nobilita
perché rendano alle altre la Bellezza, avvicinino l'ineffabile e permeino
l'aria perché: l'uomo è la cultura che respira.
E allora?
Platone ritiene che la musica altro non è che la consonanza dell'anima
naturale alle virtù dell'anima acquisita viepiù l'esalta dicendo che:
l'immagine riflessa dell'anima è costituita proprio dalla musica, è
la musica a lasciar che voci e suoni si modulino affinché rechino diletto
ai nostri orecchi. Urania è la Musa che presiede al primo genere di
musica e Polimnia al secondo.
Per Mercurio Trismagisto entrambe son dono di Dio. La prima perché noi
si possa emulare Dio nei nostri pensieri e negli stati d'animo; la seconda
per celebrare assiduamente il nome di Dio negli inni e con i suoni.
Pitagora riterrà musico insigne unicamente colui che possiede familiarità
con entrambe. Marsilio Ficino - in una lettera a Domenico Beniveni -
stiamo viaggiando nel 1484- filosofo illustre e musico insigne- avrà
a dire: "…come ben sai la proporzione doppia (2:1) è per i musici quella
principale, determina il diapason, ovverossia la consonanza perfetta
di ottava, che i poeti designano col nome di Calliope (5). In secondo
luogo vi è la proporzione sesquialtera (3:2) che determina l'armonia
quasi perfetta di diapente, ovverossia del quinto suono, al cui numero
il poeta lirico attribuisce il nettare di Venere. In terzo luogo la
proporzione sesquiquarta (5:4) da cui scaturisce la dolce armonia del
terzo suono, attribuita a Cupido e Adone (6). In quarto luogo la proporzione
sesquiterza (4:3) da cui deriva l'armonia del quarto suono, quasi mediana
fra la consonanza e la dissonanza e che fonde alcunché di Marte e di
Venere.
Principalmente la terza, la quinta e l'ottava, le più gradevoli fra
tutte (le armonie), ci rammentano le tre Grazie … la proporzione sesquiottava
genera l'intervallo di tono e quella più piccola che caratterizza il
semitono … e via così. Di queste proporzioni ci si serve per determinare
le dimensioni delle canne, della grandezza e del peso degli strumenti,
la tensione e la lunghezza delle corde … "la molteplicità disconnessa
reputano essere la cosa più imperfetta e indesiderabile" straordinaria
affermazione del Ficino – direi che vi è in questo racchiusa oltre che
la nomenclatura musicale tanta VITA, socialità e asocialità.
Quando poi andrà ad analizzare le cause fisiche della consonanza riferisce:
"quasi tutti i filosofi ritengono che il piacere scaturisca dalla consonanza
fra l'oggetto e il senso.
Ricordo che i platonici, nella loro descrizione delle facoltà sensoriali
assegnano la vista al fuoco, l'udito all'aria, il tatto alla terra.
E giudicano che il piacere più alto sopravvenga qualora le proporzioni
di un oggetto sensibile corrispondano e siano consonanti, per qualità
e grado, a quelle di cui consta la complessione della sensazione e dello
spirito. Principalmente quindi assegnano alla complessione dell'udito:
un grado di terra, un grado ed un terzo d'acqua, un grado e mezzo
di fuoco ed infine due d'aria. Donde ritengono si fondi principalmente
la forza della proporzione sesquiterza, sesquialtera e doppia. Principalmente
quindi passa alle cause astronomiche della consonanza ricordando di
Platone che sostiene vi sia una armonia celeste discendente sia da una
virtù celeste sia da una corrispondenza celeste, quindi latitudine e
profondità delle sfere celesti, intervalli, lentezza e velocità …" tutte
percorrono le costellazioni in un viaggio che definire affascinante
è del tutto riduttivo. E poi … le deliziose curiosità quale quella per
cui Ficino attribuisce a all'eros e alla bellezza sensuali l'intervallo
di terza; percorrerà la scala musicale in senso ascendente invece che
discendente come voleva la teoria greca e dipanerà un universo tecnico
e di pensiero, formale e filosofico che lascio all'indagine personale
di ciascuno poiché sono convinta che sarà un viaggio indimenticabile.
Ficino infatti compose un complesso felice e pregnante di risonanze
analogiche e simboliche che si sviluppano e riverberano su innumerevoli
piani – una delle mille ragioni per cui ho desiderato citarlo … v'è
anche il suo sfociare nelle case dello zodiaco ch'è oltremodo affascinante
… io personalmente mi fermo nella sua decima casa ch'è : Regnum Honores
sede, cioè, della dignità terrena dell'uomo. La ragione di fascino
per la quale infilarmi nella musica, che non è la mia specialità sebbene
con la poesia la condivida una substantia: il ritmo … poi confesso,
dichiaro: ho "voluto", ardentemente voluto e fortissimamente desiderato
presentare questo libro; mi lega una giovane ma autentica amicizia all'autrice,
mi lega l'amicizia con Pina Catino nipote del Maestro Gino Lo Russo
Toma, straordinaria studiosa della luce e dell'acqua e della storia
delle
continua
a pagina 31
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