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"QUANDO MANGIAVAMO LE LAZZERUOLE"
di Antonella Pagano

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cosparso anch'esso di zucchero mmmmmm, piaceri impareggiabilmente impareggiabili, altro che stupefacenti !!! Il tutto condito ancora, di più, più ancora stupore e meraviglia: quella poesia dei cromosomi, semplice poesia nobile che sgorgava dall'amore inscritto, marchiato a fuoco per l'eternità nelle cellule:

BACHITIE', BACHITIE', LU ZU MATTE',
E' DI LANA, E' DI STUPPA,

"VENI LA VECCHIA E TI VASA TUTTA"

e là l'abbraccio della mamma alla figlia, del papà alla figlia e della figlia alla mamma e al papà e allo zio e alla zia e ai cugini ...
In quella Mazara ch'è Mesopotamia sicula, ogni rituale è sacro, d'una tenerissima religione familiare e amicale dove zio Nenè arriva con la zia Giacomina con le figlie che son belle, con zio Alberto e la zia Gina che di figli ne han tre, di zia Amelia e di zio Ugo dirti vo' la simpatia, Rita e Carlo fidanzati, zio Antonino e zia Maria, Gasperino ed Enza ancora pure loro innamorati ... qui mi son concessa qualche libertà, ma piccola piccola mentre l'Autrice all'UOPO usa: "il rosario dei festeggiamenti" ecco, il rito ha pure il suo prezioso strumento, un rosario fatto di ancora più preziosi grani, cuori palpitanti di affetti solidi, lavorati sentimenti al sudore del rispetto, della coerenza, della generosità interpersonale.
Religione della civiltà, palpiti tutti di CIVILTA' incoronati di rami di corbezzoli, auree sorbe, preziosissime giuggiole, scrigni di bacche e pinoli e

LAZZERUOLE, LAZZERUOLE, LAZZERUOLE

Le bucce d'arance e mandarini arriveranno con l'inverno, quando il freddo diventa ampolla per quel profumo meraviglioso, rustico si, domestico si, ma anche vezzo per odorar, per effluviar le stanze, mentre le fiamme le accartocciavano in bruni gioielli ambrati e odorosi viepiù.
A Natale arrivano le cassatelle, un ricamo di formelle in quelle grandi teglie nere di ferro, tanti soldatini - dice l'autrice - portatori di pace sui deschi, nelle famiglie, un esercito della salvezza tra i commensali che conquistavano non già con le armi, ma con la bontà del loro sapore...un esercito natalizio che induceva alla convivialità sodale". Tutto questo possono le cassatelle? Oh si! e molto di più!
La levità, la leggerezza nobile con la quale questa Autrice spoglia del peso di vivere ogni cosa della vita! E' preziosa perla per-la in letteratura.
E quel presepe di pagina 88 ?
Quel...mettiamocelo insieme, nel silenzio dei nostri pensieri migrati in quello scrigno che spesso rabbuiamo e svuotiamo: il cuore, mettiamocelo insieme l'aggettivo, meglio gli aggettivi, a quel "fare", a quel "preparare il presepe", quel porre in essere il meravigliante rito che scaldava la casa più del fuoco e per oltre un mese sino alla candelora.
E l'odore molle di sapone ? anzi, come dice l'Autrice: l'odore di sapone molle ?
Colma ancora la nostra casa con quel PULITO che risorgeva da ceneri generose di Bianco?

NIVEITA' - NIVEITA' VIRGINALI!
valori, valori, valori

Lunedì Bucato !!! Cominciava il lunedì, in quel tempo il " Rosario delle giornate " e ritorna il termine Rosario, emblema di rituale e di preziosa scansione del Tempo, rispettato come valore dei valori: " La matinata fa la jurnata" ossia il lavoro del mattino risolve tutta la giornata, ecco dunque calcolato il valore di un giorno: Il lunedì bucato! Ma anche: "Il lunedì minestrone"! Poesia di un quotidiano eroico, di un quotidiano fatto di tanti mestieri, ciascuno con la propria nobiltà: IL VENDITORE DI UCCELLINI
mi pare di sentire il concerto di voci, una vivaldiana primavera di voci più che bianche, cascatelle di voci e saltellanti

gioiosi piedini e pigolii e la Rammaliatrice?
omerica ricompositrice di trame
e il CANTASTORIE ?
omerico anch'esso
Beethoveniano compositore
Mozartiano moltiplicatore di 40esime.
"Li fimmini, li cavaleri, l'armi, l'amuri, li curtisii, li curaggiusi mprisi iu cantu, chi furunu a lu tempu chi passarunu li Mori d'Africa lu mari e 'n Francia trivuliarunu tantu, assiquinziannu la raggia d'Agramanti re, chi si vantò di vinni cari la morti di Troianu supra re Carlu mpiraturi
romanu". Quest'era il il suon della sveglia della nostra Maria Pia Sammartano e di tutti quelli che onoravan la viita di quella Porta Palermo di Mazara Mesopotamia sicula amata – pure da me tant'è intrigante assai vieppiù che la nonosco e conosco le sue sensibilità.
Ma la rigina? Oltre la sua mamma che capobastone era (e pure questo lo scoprirete nelle pagine di questo scaldavita) la rigina l'eleggo io, è Giovannina la caliatura.
Lei è, già è una donna vessillo, meriterebbe un film soltanto lei. Calia e simenza !!!! e più io non vi svelo; che alle pagine 48 e 49 vi troverete la sua malìa ! Donna di genio, donna di gran cuore, donna d'impresa, donna madre di 5 maschi e 4 femmine, donna di lu crivu, donna di li carteddi calia calia e simenza!!!!!! "una ragnatela di rughe" il suo volto, per un universo; e se pure il libro della Sammartano è forgiato al principio così magistralmente dettato da quel genio che è Calvino, Italo d'Itala nobile genìa, pure è magistralmente ricamato col filo incantevole della psicologia du visage e alla filigrana della tenerezza (virtù dei grandi e dei saggi), la ritroverete materializzata nel plaid di pagina 83, mentre le pagine, come sapienti mani e laboriose ne tesseranno uno per ciascun lettore.
Che dono!
Che privilegio!
Autenticità di cose e persone; Appaesamento di demartiniana memoria reso nel senso più edificante, nelle virtù, giammai nei limiti; Ritualità salvifiche perchè serenamente rassicuranti non già perverse e concettuose elucubrazioni o esercizi di scrittura per lettori improbabili, alieni; Poesia delle stagioni della natura; Poesia delle stagioni della persona: "ma' la picciridda sta nguiluppando!"; Culto della memoria personale; Culto della memoria collettiva; Tutela e conservazione della cultura autoctona: ecco gli antichi mestieri, i nomi di utensili di casa, dei lavori dei cami, dei giochi dei bambini e via così; Valor di Patria; Cultura delle mani; Nobiltà del Tempo e ricette, ricette di vita passate per sapori e sapori/metafore: "il profumo dei fichi, delle bucce di arance mescolato a quello dei chiodi di garofano, dello strutto, dell'ammoniaca e della vanillina diventava una sinfonia olfattiva irripetibile...." Malinconia, malinconia gioiosa e propositiva che è Malinconia fertile, è magistra vitae pure questa. E poiché siamo la cultura che inaliamo, anzi, ad essere precisi siamo i modelli che viviamo, posson poco le parole se non si sostanziano in comportamenti conseguenti, congrui, coerenti, ragion per la quale: la mia personale equazione di cui vi faccio dono è: "che la bella parola sappia farsi bell'azione" lei del servizio ha assimilato tutto, ha sublimato ogni insegnamento della natura e delle persone che han popolato e popolano la sua vita e s'è posta al servizio della sua famiglia ricca di ben 4 figli e della collettività mazarese.
Il servizio ha dignità regale e lei la sua regalità la esercita nella Cultura Riuscirà a farci mangiare le lazzeruole ?

Maria Pia Sammartano
Brillante docente di lettere in quel di Mazara del Vallo, è mamma infaticabile di quattro figli,
moglie e promotrice della cultura in ogni significativa espressione.
Già assessore alla Cultura, Beni Culturali, Sport, Turismo e Spettacolo nella passata consultazione elettorale, è Coordinatrice della Sezione Mediterranea Mazara del Vallo del Movimento internazione Donne e Poesia … semplicemente dotta, deliziosamente sensibile … con brio.
Ha pubblicato "Quando mangiavamo le lazzeruole" – per Editori Riuniti, nel 2007.

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