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Tale resoconto di odio
e di terrore nei confronti dell'altro, se fosse stato confermato dai
fatti, avrebbe in gran parte facilitato il compito del curatore della
nostra mostra: "Roma e i Barbari" avrebbe potuto mostrare semplicemente
una pozza di sangue essiccato, delle ossa o le ceneri di un genocidio!
Ciascuno potrà certamente constatare che nulla del genere è accaduto.
Al contrario: lungi dall'essere "la fine di tutto", questo ribaltamento
costituisce il punto di partenza di una nuova storia e questa immigrazione
salutare, per quanto male gestita a quel tempo, ha costituito un dato
essenziale della ricchezza dell'occidente."
I regni
barbarici.
A partire dal
476 l'Impero Romano d'Occidente cessa dunque di esistere. Solo Costantinopoli
resta capitale dell'Impero romano d'Occidente.
Il V secolo segna l'inizio del progressivo insediamento in Europa occidentale
dei primi regni barbari (Visigoti, Burgundi, Svevi, Franchi ...), mentre
i Vandali si stabiliscono nell'Africa del Nord, a Cartagine, costituendo
una potenza marittima romano-barbara in grado di controllare per molti
anni il traffico del Mediterraneo centrale. Questi regni modificano
e rimodellano profondamente la carta dell'Europa, conferendole buona
parte delle attuali caratteristiche umane, culturali e politiche. Attraverso
l'incontro dell'aristocrazia romana e della nobiltà militare germanica,
alcuni di questi regni hanno consentito un continuum culturale significativo
con il mondo antico (basti pensare all'attività di intellettuali perfettamente
"romano-barbarici" come Cassiodoro, Gregorio di Tours, Beda il Venerabile,
Paolo Diacono.
Sono stati la cornice di esperienze politiche originali, come per esempio
il regno ostrogoto di Teodorico in Italia, il regno dei Visigoti in
Spagna e ancora, dalla fine del VI secolo, quello dei Longobardi in
Italia. In una simile prospettiva, la storia del regno dei Franchi è
tanto più significativa se si pensa che, dopo la conversione di Clodoveo
al cattolicesimo, questo regno ha saputo sfruttare i rapporti con l'Impero
romano d'Oriente per dominare l'Europa occidentale.
Mentre a Roma infatti, la deposizione dell'ultimo imperatore d'Occidente,
Romolo Augustolo, rendeva teoricamente l'imperatore di Costantinopoli
l'unico padrone dell'Impero romano, la migrazione dei popoli germanici
si protrasse per un intero secolo, sottraendo di fatto l'impero d'Occidente
al controllo di Costantinopoli ed assumendone (sia pure in suo nome)
la responsabilità territoriale, con l'avanzata verso il sud della Gallia
dei Burgundi, degli Alemanni e dei Franchi che diedero vita a regni
rivali. Sotto il regno di Clodoveo, all'inizio del V secolo, i Franchi
occupano l'Aquitania dei Visigoti, ormai ripiegati sul loro regno di
Spagna, con capitale Toledo. Al Nord dell'Europa, gli Iuti, gli Angli
e i Sassoni venuti dalla Danimarca attraversavano il Mare del Nord e
si insediarono in alcune isole britanniche, costringendo le popolazioni
bretoni a rifugiarsi in Armorica, dove resistettero anche alla pressione
dei Franchi.
La penisola italiana fu dominata dal regno ostrogoto di Ravenna (483-553),
il cui primo sovrano Teodorico rimaneva inizialmente in linea di principio
il rappresentante dell'imperatore di Costantinopoli. In teoria l'imperatore
"romano" era sempre il padrone dell'Occidente, in quanto i vari re barbari
erano soggetti alla sua autorità. È in nome di questa autorità che Giustiniano
avviò la riconquista dei territori che erano alla portata dei suoi eserciti:
l'Africa vandala cadde, come pure le isole del bacino occidentale del
Mediterraneo, l'Italia fu infine sottomessa nel 553. Grazie probabilmente
alla sua lontananza e ai buoni rapporti con Costantinopoli, il regno
franco non fu coinvolto in questo sforzo di riconquista dei Bizantini,
di breve durata. Nel 569, l'entrata dei Longobardi (incalzati a loro
volta dagli Avari) in un'Italia stremata
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dalle guerre gotiche costituì l'ultima conquista germanica sul vecchio
territorio dell'Impero (mentre i Sassoni, i Frisoni, i Turingiani e
i Bavaresi prendevano il loro posto ad est del Reno). La dominazione
longobarda si estese su due secoli, ma parte del sud della penisola
e le isole vi sfuggirono sempre.
La potenza
carolingia e i "nuovi arrivati".
Del mosaico di regni barbarici che occuparono
la parte occidentale del vecchio Impero romano rimase in vita solo il
regno dei Franchi. La Spagna dei Visigoti fu infatti ben presto esposta
a sud ad una nuova minaccia.
Quindici anni dopo la morte di Maometto (632), gli Arabi avevano avviato
la conquista del Maghreb bizantino e berbero, conclusasi nel 700. La
penisola iberica veniva a sua volta invasa, tra il 711 e il 713. Vent'anni
dopo, la vittoria di Carlo Martello a Poitiers (732) fu interpretata
talora come il fallimento di una razzia, talora come la battuta di arresto
alla conquista berbera. In ogni caso, la Continuatio Hispana
(seguito della Cronaca di Isidoro di Siviglia) descrive questa battaglia
come la vittoria degli Europei nei confronti dei Saraceni.
Ma in Europa fu anche la fine di una dinastia "Barbarica" come quella
dei Merovingi e l'ascesa di un campione della Chiesa di Roma, quale
sarà Carlo Magno. Questa vittoria rappresentava infatti il segnale di
una rinascita della potenza franca con i Carolingi, non dunque con i
re legittimi, ma nientemeno che sotto la guida dei "maggiordomi di palazzo"
uomini di rango inferiore, addirittura coi capelli corti! Questo particolare
romantico, che noi oggi giudichiamo irrilevante, aveva un gran significato
per la mentalità dell'epoca, cadeva un valore tribale, di sangue, in
favore di abilità belliche e diplomatiche più facilmente spendibili
in campo. Il regno, riunificato nel 751 dal figlio di Carlo Martello,
Pipino il Breve, si estese negli anni successivi grazie alle conquiste
di Carlo Magno che, facendosi incoronare dal pontefice a Roma nell'800,
pretese di ricostituire l'unità imperiale. Con la caduta del regno merovingio
e l'ascesa di Carlo, l'Europa rivive il sogno di Roma. È tuttavia divisa
fra l'Impero romano d'Oriente, il nuovo Impero Romano d'Occidente e
i regni arabo-andalusi, che costituiscono ormai un nuovo elemento della
storia politica e culturale europea.
In Occidente, si afferma il ruolo del papato e la cristianizzazione
attribuisce a questo spazio umano la maggior parte delle caratteristiche
intellettuali e politiche con cui sarà etichettato nel millennio a seguire.
Certo, a Sud l'Italia longobarda era stata sottomessa, ad Est l'Impero
di Carlo Magno si estendeva fino all'Elba, e a Nord la vittoria riportata
sui Sassoni nel 785 gli attribuì la Frisia, ma la Spagna rimaneva nelle
mani dei musulmani, le isole britanniche sfuggivano ai Carolingi e solo
l'Italia del nord era pienamente integrata nella nuova visione del "Sacro
Romano Impero". I Carolingi avevano comunque creato un vasto Impero
protetto da una serie di zone militari, le marche (Spagna, Friuli, Pannonia,
Baviera, Danimarca, Bretagna), che fronteggiavano le regioni non pacificate.
Questa precarietà emerse in modo particolare in occasione dei raid vichinghi
che, partendo dalla Scandinavia, investirono nella seconda metà del
VIII secolo le coste dell'Inghilterra, dell'Irlanda e della Gallia per
poi intensificarsi per tutto il IX secolo ("Prima età vichinga"). L'epoca
carolingia si tradusse, in particolare, in un'unificazione giuridica
dell'Europa e in un "Rinascimento" delle arti e delle lettere, cui non
sempre corrispose un effettivo miglioramento delle condizioni di vita
di tutti i giorni.
La Roma antica continuava ad esercitare la medesima attrazione, nel
campo del diritto e in quello della cultura.
Da un Impero all'altro: i Germani e Roma.
Nuovi "barbari"
bussano alle porte dell'Europa, i Vichinghi nell'Europa
continua a
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