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dell'Ovest, i Magiari e gli Slavi nell'Europa dell'Est. Ma queste
popolazioni invece d'infrangere il sogno di unità imperiale
tratteggiato da Carlo Magno, finiscono per ereditarlo e
condividerlo. Poco tempo dopo la sua vittoria di Lechfeld contro gli
Ungheresi (955), il re di Germania Ottone I rispolverò il progetto
unitario nel 962. Più che l'Impero "nazionale" di Carlo Magno,
questi delineava una realtà sopranazionale, "europea", secondo
Jacques Le Goff: "Il nome significativo di questo impero fu Sacro
Impero romano germanico. Tale denominazione indicava in primis il
carattere sacro dell'impero; ricordava inoltre che era l'erede
dell'Impero Romano e che Roma era la sua capitale; infine,
sottolineava il ruolo eminente svolto dai Germani nella sua
istituzione".
Non possiamo confrontare le sue conclusioni con quelle di Monique
Veaute: "La mostra "Roma e i Barbari, la nascita di un nuovo mondo"
rievoca questa lunga storia, così decisiva per l'identità del
continente europeo, che troppo spesso celebra radici greche, romane
ed ebraico-cristiane, dimenticando le proprie origini barbare,
peraltro così potenti e determinanti. La mostra si concentra sui
fenomeni che toccano più direttamente i territori dell'Europa
occidentale, senza però dimenticare i processi che, partendo
dall'Oriente, hanno interessato anche l'Occidente. Ricordiamo che,
fino all'avvento del mondo arabo-musulmano, il Mediterraneo ha
rappresentato uno spazio aperto di traffico costante, da Est a
Ovest, per la circolazione di uomini, merci e idee.
Questa mostra, che ripercorre circa un millennio di storia europea,
invita anche a riflettere sulla situazione attuale dell'Europa,
spazio politico e culturale che ha dominato il mondo, o ha tentato
di dominarlo, e che oggi si confronta con l'esigenza di imparare a
convivere con un numero sempre più consistente di donne e uomini
provenienti da altre parti del mondo. È pur vero che l'Europa impone
a questa umanità il proprio stile di vita e di pensiero, ma è
altrettanto vero che sono proprio queste persone ad arricchire o a
stimolare l'evoluzione degli usi e dei costumi dei paesi che le
accolgono. Questo confronto è oggetto talvolta di desiderio,
talvolta di rifiuto.
Comunque sia, è una delle basi sulle quali si sta costruendo la
nuova Europa.
Questa mostra abbraccia dunque un ampio periodo, della durata di
mille anni, così come un vasto territorio, comprendente quasi tutto
il continente europeo. Si distingue così da numerose e spesso
appassionanti esposizioni, che si erano prefisse come oggetto dei
punti geografici o cronologici più specifici rispetto a questo
periodo storico, come la mostra Longobardi del Prof. Brogiolo
a Torino, l'esposizione Hispania Gothorum San Ildefonso y el
reino visigodo de Toledo, presentata a Toledo all'inizio del
2007, quella di Konstantin der Grosse, presentata quest'anno
a Treviri, o ancora la mostra Attila und die Hunnen a Spira,
etc.
La mostra Roma e i Barbari, la nascita di un nuovo mondo, si
caratterizza anche per la propria ambizione non solo di permettere
al pubblico di approfondire la storia di un periodo meno noto
rispetto ad altri, ma anche di dare una chiave di riflessione sul
significato profondo di questa storia così determinante per la
nascita dell'identità del continente europeo, così da permettere di
comprendere meglio certe situazioni politiche, economiche e umane,
con le quali si confronta l'Europa contemporanea.
È a questa
mescolanza ed ai primi passi verso l'incontro tra le varie culture,
avvenuta ai quattro angoli del vecchio impero, che l'esposizione di
Palazzo Grassi ci permette di assistere. Vi vediamo la linea dei
barbari, sempre in movimento, investire l'iconografia romana nel
disegno dei tessuti (come nella tunica splendidamente ricamata della
regina Batilde), negli intrecci degli ornamenti d'oreficeria, nei
gioielli (la sepoltura merovingia della "Dama" di Grez-Doiceau, nei pressi di
Bruxelles, ce ne offre un insieme eccezionale) |
e nelle miniature dei
manoscritti. Vediamo l'espansione barbarica venire a sconvolgere,
alla velocità di un cavallo al galoppo, gli incroci biassiali, i
piani quadrangolari ed la quadrettatura dei motivi romani su
tuniche, piatti di argenteria, spade o fibbie di cinghie e cinture,
proprio come i guerrieri Goti stravolgono l'ordine di battaglia
delle legioni e le paline del catasto romano. Vi vediamo, come sul
cofanetto di Teoderico (metà del VII secolo), questo tesoro
dell'Abbazia di Saint Maurice nel Valais svizzero nel cuore delle
Alpi, "l'ornamento sulla parte anteriore delle lamine d'oro
cloisonné ricoperte di sottili intrecci d'oro saldati che,
ribattute, vanno a formare l'incastonatura di gemme in pasta di
vetro e di granati".
Dove ci troviamo allora? Nelle foreste teutoniche? Nelle botteghe
dell'antica Roma? Direi piuttosto in questo luogo nuovo, animato da
una fede nuova e da un immaginario che deve ancora nascere, dove gli
uni, i romani, non sarebbero certamente andati senza gli altri, i
barbari."
E quella più tecnica di Jean-Jacques Aillagon:
"Questa così vasta esposizione, che raccoglie oltre 2000 oggetti ed
è la più grande mai realizzata in Europa sul tema, è stata resa
possibile grazie alla competenza di un eccezionale comitato
scientifico internazionale; una efficiente collaborazione tra tre
grandi istituzioni: Palazzo Grassi a Venezia, l'Ecole française de
Rome, e la Kunst-und Ausstellungshalle di Bonn; la disponibilità di
circa 200 prestatori provenienti da 23 paesi d'Europa, dagli Stati
Uniti e dall'Africa, per quanto riguarda i prestiti tunisini
relativi al regno vandalo di Cartagine. Molti degli oggetti esposti
sono considerati, dai paesi dove sono conservati, come dei tesori
nazionali; è il caso per esempio del tesoro di Beja in Portogallo,
del reliquiario esagonale di Conques, o del tesoro di Childerico,
conservato alla Biblioteca Nazionale Francese a Parigi, dell'evangeliario
di Notger in Belgio, del ritratto presunto di Amalasunta conservato
al Museo del Bargello a Firenze.
Numerosi sono gli oggetti presentati, che lasciano per la prima
volta il proprio paese d'origine, come ad esempio il cofanetto di
Teodorico, che per la prima volta dopo 1400 anni lascerà l'abbazia
di Saint-Maurice in Svizzera per essere presentato a Venezia. Alcuni
di questi reperti sono frutto di scoperte recenti e vengono mostrati
oggi al pubblico per la prima volta nel contesto di una mostra
internazionale, come ad esempio il piede monumentale in bronzo di
Clermont-Ferrand o il tesoro della tomba della dama di Grez-Doiceau
di Namur, o ancora la lancia da parata di Cutry (Moselle, Francia).
Notevole è anche la presenza in mostra degli "Scettri del Palatino"
(Roma), recentemente ritrovati. Accanto agli oggetti archeologici, è
da segnalare che la mostra raccoglie rarissimi documenti
manoscritti, tra i quali il Book of Mulling, gli evangeliari di
Saint-Vaast e di Marmoutier, nonché il manoscritto un vangelo
secondo San Giovanni in miniatura copiato in Italia tra il V ed il
VI secolo, che costituisce un importante anello della catena nella
storia della trasmissione di questo testo.
Di fronte all'abbondanza di materiale storico presentato in mostra,
una dozzina di dipinti del XIX secolo offriranno al visitatore un
punto di vista romantico sugli episodi della storia della relazione
tra Roma e i Barbari. Fra questi quadri, sono da segnalare Honorius
di Jean-Paul Laurens (Chrysler Museum, Norfolk), Vercingétorix se
rendant à César di Henri-Paul Motte (Musée Crozatier di Puy-en-Velay)
e la Battaglia di Aquileia di Alfredo Tominz ( Museo Rivoltella,
Trieste)."

Visitatori presenti alla mostra |