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ANTONIO FORTUNATO
PERSONAGGIO ILLUSTRE di COLOBRARO
visto dall'altrettanto illustre
figlio di Colobraro BIAGIO VIRGILIO

FEDERALISMO FISCALE ED EQUITA' TRIBUTARIA
di Alberto Virgilio

Riordinando l'archivio della Rivista "La fenice", troviamo nel faldone del Prof. Michele Crispino, nostro insigne collaboratore, ci imbattiamo in un articolo pubblicato dal quotidiano "ROMA" il 7 settembre 1963, firmato dal commendatore Biagio Virgilio.
A riprova di quanto abbiamo scritto su questo personaggio nella pubblicazione "Uomini nella storia di Colobraro" pubblichiamo interamente detto articolo.

COLOBRARO, 6 settembre 1963
Nacque in questo comune addì 10 ottobre 1858.
Fin dalla prima fanciullezza rivelò doti particolari di intelligenza e di laboriosità.
Percorsi brillantemente gli studi elementari, ginnasiali e liceali, si iscrisse alla facoltà di medicina di Napoli, dove conseguì una brillante laurea.
Iniziò, distinguendosi, l'esercizio professionale nella sua piccola terra nativa, dove si rivelò anche pregevole cittadino.
Si ricorda di lui che istituì una Banca Popolare Cooperativa, che molta utilità arrecava al paese e ai paesi vicini.
Allontanatosi successivamente egli da Colobraro, dolorosamente la provvida istituzione finì.
Il piccolo comune nativo era ambiente troppo angusto per lui, ed egli fece e superò facilmente il concorso per medico provinciale e fu destinato a Messina, dove presto le sue doti rifulsero, e dove fu anche apprezzatissimo docente di oculistica nella Università.
Colà conobbe e sposò la nobile donna Bettina Collura, appartenente ad una delle più aristocratiche famiglie di Sicilia, e nella quale si convogliavano le più elette qualità della donna, della sposa e della madre.
Dal matrimonio nacquero quattro figli: Franco, ora valentissimo e stimatissimo oculista, esercente in Roma, Enzo Direttore della Clinica Laringoiatrica dell'Università di Catania, Donna Maria e donna Giuseppina, signore distintissime, passate a matrimonio con pregevoli professionisti.
Da Messina il prof. Antonio Fortunato passò quale medico Provinciale e professore di oculistica all'importante centro di Palermo; esplicò la sua attività anche in altri centri e poi si ritirò a Roma dove pure furono presto in onore le felici doti del suo ingegno, del suo sapere e della sua laboriosità senza pari.
Ammalatosi, chiuse la sua vita nella Capitale, dove ancora è ricordato.
Fu oculista veramente sommo, e chissà a quanti dié il dono ineguagliabile della vista.
Nella sua terra nativa è sempre viva la memoria di lui.
Di tanto in tanto si vede qui il figlio prof. Enzo da tutti stimato per i suoi meriti indiscussi di scienziato e di galantuomo.
Oh se il padre potesse vedere questo figlio veramente illustre che è autore di opere pregevoli ed ha un Curriculum Vitae veramente eccezionale ed è tenuto in alta considerazione in Italia e fuori.

Biagio Virgilio

Nell'editoriale pubblicato il 17 aprile sul Corriere della Sera il noto politologo Angelo Panebianco ha svolto un'analisi ampia e approfondita sul successo ottenuto dalla Lega Nord nelle recenti elezioni, sul ruolo che essa ha assunto nel quadro della politica nazionale e sui rapporti che deve intrattenere con le altre componenti dello schieramento vittorioso.
Sotto questo specifico punto Panebianco ipotizza possibili problemi all'interno della coalizione con riguardo all'attuazione del cosiddetto federalismo fiscale, sul quale tanto insiste la Lega Nord.
Osserva l'autorevole articolista che mentre la componente politica della Lega punta a trattenere nel Nord il massimo possibile delle risorse prodotte, il Partito della libertà deve invece mediare fra interessi diversi perché non può ignorare le domande di tutt'altro tenore del Mezzogiorno.
L'argomento sul quale Panebianco ha concentrato la sua attenzione riapre il vecchio discorso sul modo di intendere il federalismo fiscale e sulla sua influenza sul sistema economico , in senso perequativo, di tutte le regioni della Repubblica.
Va al riguardo ricordato che dopo le tormentate e complesse modifiche apportate al Titolo V della seconda parte della Costituzione, con attribuzione agli enti locali anche della potestà normativa in alcuni settori in materia tributaria, una specifica disposizione prevede comunque che spetta alla legge dello Stato di istituire un fondo perequativo per i territori con minore capacità fiscale, all'evidente scopo di tutelare la condizione delle regioni economicamente meno privilegiate.
Questa norma di salvaguardia dovrebbe essere sufficiente per scongiurare il rischio che l'attuazione di un federalismo fiscale rigorosamente inteso possa consentire alle regioni con reddito pro-capite più elevato di imporre ai propri residenti un prelievo sostanzialmente meno gravoso di quello imposto ai residenti nelle regioni più povere, con il totale rovesciamento in tal modo della logica sottostante alle normative di agevolazione per le zone depresse.
Occorre in sostanza che a parità di reddito corrisponda anche parità di imposizione fiscale, così come prescrive in linea assoluta l'art. 53 della Costituzione, secondo il quale tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il pericolo di disparità di regime fiscale, a scapito delle zone del Mezzogiorno, è stato da tempo segnalato dalla dottrina del settore tributario, per cui il governo che sta per nascere dovrà necessariamente tener conto non soltanto della richiamata norma costituzionale sul fondo perequativo, ma anche dei suggerimenti e delle proposte che provengano dagli esperti della materia.
Il loro contributo può infatti essere di grande ausilio nella elaborazione della normativa in tema fiscale, affinché questa risulti sempre ispirata al criterio della giustizia distributiva in posizione di parità economica e sociale fra tutti i cittadini, in applicazione peraltro dell'art. 3 della Costituzione che stabilisce il principio di eguaglianza come cardine fondamentale della civile convivenza.

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